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“La vita a volte capita”, Lorenzo Marone si racconta al pubblico irpino: “Si dà un senso al proprio passaggio sulla Terra solo donandosi”

Questo pomeriggio alla libreria Mondadori la presentazione dell’ultimo romanzo dello scrittore partenopeo. Ai giovani: “Date valore al tempo”. Ammette “Noi cinquantenni abbiamo abdicato al nostro ruolo di educatori”. E confessa: “Ho scritto questo libro perchè mi è tornata la voglia di ridere”

“Si dà un senso al proprio passaggio sulla terra solo donandosi. E’ quello che Cesare capisce quando ha ormai 80 anni. Sceglie così di tornare a mettere al centro della propria vita l’uomo e il dolore dell’altro”. A raccontarsi al pubblico irpino è lo scrittore partenopeo Lorenzo Marone, salutato alla libreria Mondadori da un vero bagno di folla, in occasione della presentazione del suo ultimo libro edito da Feltrinelli “La vita a volte capita”. A confrontarsi con Lorenzo in un dibattito carico di spunti di riflessione la giornalista Titty Festa e la blogger Maria Chiara De Luca. Un personaggio, quello di Cesare Annunziata, che ritorna in “La vita a volte capita”, dopo il successo de “La tentazione di essere felici”., che ha ispirato il film di Gianni Amelio “La tenerezza”. “Ho scelto di scrivere questo libro – spiega Marone – perché a 50 anni mi è tornata la voglia di ridere. Del resto, ridere è un modo per costruire l’amore per la vita. Volevo raccontare la società di oggi dominata dal progresso tecnologico, il deserto emotivo del nostro tempo e la possibilità di ripartire dalle relazioni. E’ un romanzo sulla solitudine ma anche sull’amore che ci si porta dentro e che Cesare capisce di poter ancora donare, anche se ha amato male e si è abituato ad amare male. Un giorno si siede sulla panchina di un parco con il suo cane e il dolore bussa alla sua porta. Incontra Iris, fragile ragazza dai capelli viole e la sua sofferenza ma anche personaggi come Lady Blonde, influencer che passa la vita a caricare storie su Instagram, anche lei profondamente sola”. Precisa come “Non mi interessava che Napoli fosse protagonista, oltre a quella raccontata da Sorrentino o da Gomorra c’è una Napoli in cui la vita scorre normale, al di là di eccessi e bellezza. E’ questa Napoli ad essere sullo sfondo, Poi, devo ammettere di aver sempre avuto un rapporto di odio e amore con le grandi città”

Spiega come “sono tante le tematiche che attraversano il libro, dalla difficoltà di comunicare alla dipendenza affettiva del protagonista che capisce presto di aver sposato un’estranea. Alla sua difficoltà di comunicare si contrappone l’autenticità del suo cane Batman che si fa bastare la vita del suo padrone”. Spiega come tra i destinatari del romanzo ci sono proprio le nuove generazioni “volevo dire ai giovani di dare valore al loro tempo. Scegliete voi stessi, aiutate gli altri, imparate a fare delle scelte. Del resto, ogni scelta mancata, ogni rinuncia fatta elude la nostra libertà. Del resto, come il protagonista, quasi tutti costruiamo gabbie ma in pochissimi riusciamo a romperle”. Confessa che “In questo libro ci sono i miei timori, le mie ossessioni, le voci che ho dentro. Cesare nasce da una proiezione di me stesso”. Ribadisce come “il vero divario è con la generazione Zeta, con i nati dopo il 2000. Così Cesare non riesce a parlare innanzitutto con il nipote”. Spiega come “Ogni uomo, al di là che abbia fede oppure no, non può non andare alla ricerca di sè. E’ questa ricerca a caratterizzare anche un artista come Battiato che ho sempre amato. Cesare non accetta il rebus della vita, non riesce a farsene una ragione ma non può non interrogarsi sulla vita”

Non ha dubbi Marone “E’ stata la generazione dei cinquantenni ad abdicare all’educazione. Dovremmo tornare a parlare con i nostri figli invece di scrollare i post sui social da mattina a sera, standocene seduti sul divano. Gli smartphone sono oggi il male assoluto e assorbono tutto il nostro tempo e quello dei nostri figli. La stessa televisione ha perso qualsiasi finalità formativa, riducendosi a solo intrattenimento, C’è un vuoto educativo con cui bisogna fare i conti. Mi piacerebbe, invece, che la prossima generazione mettesse da parte finalmente gli smartphone”. E sul rapporto tra giovani e violenza che pure entra nel suo romanzo attraverso uno dei personaggi “Non volevo che il mio libro fosse una favola ma che raccontasse la realtà. E la realtà è che in alcuni territori i giovani sono abbandonati a sè stessi ed entrano in traffici illegali perché vogliono essere accolti dal branco. Anche la presenza delle forze di polizia è inutile se non c’è la volontà politica di mostrare ai ragazzi che c’è un’altra via”. Annuncia un nuovo romanzo con protagonista un personaggio maschile e spiega di “aver immaginato anche un libro pensato specificamente per i ragazzi”

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