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FOTO E VIDEO – Ghemon si racconta: bisogna avere il coraggio di cambiare. Solo accettando il rischio di sbagliare, si può crescere. Le mie scelte sempre in controtendenza

“Ho capito che posso diventare un’altra persona continuando ad abitare tutte quelle che sono stato”. Spiega così Gianluca Picariello, nome d’arte di Ghemon, l’idea da cui nasce il suo secondo libro “Nessuno è una cosa sola”, Rizzoli, presentato questo pomeriggio, alla libreria Mondadori di via Fariello, nel corso di un confronto irresistibile con l’inviato di Striscia Luca Abete. “C’era un lato di me – prosegue Gianluca – che non riuscivo a mettere nella mia musica. Ci sono argomenti di cui diventa impossibile parlare nelle canzoni mentre avevo bisogno di uno spazio che mi facesse sentire del tutto libero, che mi consentisse di confrontarmi con la vita vera. E’ nata così la mia passione per la stand up comedy”, Racconta come “uno dei primi ricordi della scuola è un’imitazione di un personaggio di Guzzanti. Mi fa stare bene vedere che le altre persone ridono, ascoltando i miei monologhi. Ho sempre cercato di fare scelte in controtendenza, prendendo le distanze da un mondo che spesso ti mette le briglie. Non mi piacciono le cose scontate, le soluzioni facili”. Spiega come “fare musica non consente l’accettazione dell’errore come, invece, questo tipo di comicità. Quando sei sul palco, devi confrontarti, ogni sera, col pubblico, capire se le tue battute funzionano, andare incontro al rischio e pensare che quel fallimento è un allenamento che ti consente di diventare più forte. Scopri che puoi imparare sbagliando, una lezione bellissima in tempi in cui  i social consegnano un’idea di perfezione”. Ricorda l’amico con cui è nato lo spettacolo “Una cosetta da niente”, Carmine Del Grosso “Ha creduto in me e la scrittura dei testi è arrivata in maniera naturale, da stupidaggini dette a cena. Ho sempre avuto un socio anche quando scrivevo canzoni”. Spiega come “Bisogna avere sempre il coraggio di cambiare, di rischiare se si pensa che quella strada possa aiutare ad esprimersi meglio”.

La presentazione è uno show continuo, con Luca Abete che scherza su quel nome tutto irpino “poteva scegliere qualsiasi nome, ha scelto Picariello”. E Ghemon, che questa mattina ha partecipato alla maratona Irpinia corre, confessa come, a ribadire il legame con la propria terra, si sia presentato alle serate di stand up comedian “usando pseudonimi come Salvatore Grottaminarda o Gianluca Atripalda. Mi sembrava suonassero benissimo”. Spiega come “Più cresci, più capisci che devi sporcarti le mani ogni giorno, devi metterti sempre in gioco. Questa mattina ho corso con persone di tutte le età, anche settantenni. Devi uscire per strada e confrontarti con te stesso. E’ quello che mi da la corsa”. Per chiarire che “Non è vero che basta la volontà, perchè possono esserci tante condizioni che impediscono di realizzare i nostri obiettivi ma è chiaro che la volontà è fondamentale, insieme alla costanza. Ho capito presto che solo la costanza mi avrebbe consentito di raggiungere il traguardo che mi prefiggevo. Anche se non è sempre facile per me essere costante”. Ricorda la collaborazione con Neffa “Ricevere una chiamata da un artista del genere ha significato tanto, soprattutto perchè si era stabilita con lui una bella sintonia. Prendere il treno per andare a casa sua valeva come cantare insieme”. Ribadisce come “Le carriere non sono fatte di sprint, ma maratone, l’ho capito quando ho partecipato al festival di Sanremo. Tornato a casa, ho preso coscienza che avrei avuto bisogno sempre di nuovi stimoli”.  E racconta come “Avendo fatto tanta gavetta, quando sono arrivato al Festival in cui tutti ti mettevano nelle condizioni di fare al meglio il tuo lavoro mi sembrava che fosse una pacchia, che si trattasse di una passeggiata”. Spiega come “Non mi manca la musica, ho il mio piccolo studio di registrazione, continuo a scrivere canzoni, cerco di portarle nei miei spettacoli, un po’ come il teatro di Gaber, incido qualche brano di tanto in tanto. E’ un luogo da cui posso entrare e uscire quando ho voglia”. Confessa di aver smesso di giocare a basket “per evitare figuracce” ma di aver gioito profondamente per la promozione dell’Avellino “In fatto di fede calcistica sono romantico, mi piace ascoltare le partite per radio e vi assicuro che sentire le telefonate dei tifosi era uno spettacolo. Mi ha aiutato a sentirmi parte di questo tutto. Ma l’Avellino deve completare la sua scalata e tornare in A”. E conclude “Faccio tanti giri per il mondo ma è sempre bello tornare a casa”.

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