Tutto e subito, dimenticando il passato. Quasi fosse un fastidio o, per meglio dire, un esempio da evitare. Così si modula il nuovo corso del tempo in cui viviamo. Il panorama è desolante. Tutto sembra sgretolarsi, a partire dalla fiducia nelle istituzioni che, salvo poche eccezioni, non offre esempi di buon governo. C’è poi l’incapacità di un pensiero collettivo in grado di costruire una diversa realtà, un cambiamento produttivo del presente che sappia guardare al futuro. Le promesse? Sono solo un modo per gratificare temporaneamente chi le riceve. Infine, ma non ultimo, bisogna fare i conti con il punto nodale: la totale assenza di responsabilità nell’azione per la collettività.
Si potrebbe continuare all’infinito fino, ad esempio, a coloro che pretendono il rispetto dei diritti ma non onorano i propri doveri.
Certo, non è stato sempre così. Ci sono stati in passato esempi virtuosi che però si preferisce dimenticare. Forse perché l’eredità lasciata dai grandi protagonisti fa ombra a chi oggi si ritiene superiore a tutti.
Nella nostra storia emergono eccellenti figure in tutti gli aspetti della vita sociale e civile. Dalla letteratura alla filosofia, dalla religione all’economia, dall’impegno istituzionale alla politica, forse mai un territorio così poco vasto come l’Irpinia può vantare protagonisti straordinari. Molti hanno scelto la strada dell’emigrazione facendo percorsi illustri, altri non hanno strappato la propria radice impegnandosi nella rinascita di questa amara terra. Sia i primi, gli emigrati, e alcuni della “Restanza” hanno lasciato un’eredità di pensiero e di azione e hanno consentito di scrivere pagine nobili della storia politica e culturale. Commettendo un errore di prospettiva, queste storie sono state dimenticate rendendo sempre più povera la realtà. Questo in nome del tutto e subito che ha azzerato la stessa memoria.
Nel raffronto tra ieri e oggi c’è un abisso che dipende, in particolare, da due fattori: l’avanzare dell’età della popolazione attuale e la mancata formazione delle giovani leve che si affacciano alla ribalta. Tra queste due realtà si è registrato un corto circuito che non ha consentito la trasmissione dei valori e dell’impegno di importanti riferimenti nel passato. E’ venuta meno la responsabilità di chi aveva il dovere di informare, semmai con approfondite narrazioni, il ruolo avuto dalle classe dirigenti del passato. Non riflettendo sull’impegno testimoniato da eccellenti personaggi irpini, si è anche accantonata la responsabilità di continuare in molti casi l’opera intrapresa da quei protagonisti.
Tra questi oggi scrivo di Fiorentino Sullo. Origini nel ceto medio, Sullo è stato il più giovane nella Costituente: intellettuale a tutto tondo, scrupoloso innovatore con leggi rivoluzionarie, dalla scuola all’urbanistica al regionalismo, ecc. Fu lui che osservando la bellezza dei nostri monti e le risorse che potevano produrre inventò il Consorzio idrico dell’Alto Calore. Semplice il suo ragionamento: le meandri sorgenti in Alta Irpinia fino ad allora non sfruttate nel modo giusto avrebbero potuto cambiare il destino dell’Irpinia nel Mezzogiorno. In soldoni: trasformare la risorsa acqua in oro bianco. Una vicenda che vide il giovane parlamentare battersi con coraggio e determinazione tra diffidenze e sventati scippi già da allora in atto da territori della vicina Puglia e non solo.
La voluminosa documentazione su questa vicenda sedotta nei particolari da tecnici e intellettuali del tempo dimostra come con il passare del tempo, e con un Sullo sempre meno influente nella gestione del potere, quella intuizione sia stata un’occasione straordinaria di sviluppo non compresa.
Quella che, già da allora con la sua strumentazione di eccellenza si avviava a diventare la più importante “fabbrica dell’innovazione” del Mezzogiorno, lentamente tradiva le intenzioni di don Fiorentino trasformandosi, per la successiva malagestione del Consorzio, in un presidio di clientelismo e di loschi affari fino a sfiorare un fallimento che oggi si cerca di evitare.
La necessità di sintesi non consente qui di descrivere molti particolari di questa vicenda, poco conosciuta e riassunta in alcuni testi dell’onorevole Gianfranco Rotondi, il cui affetto per il parlamentare di Paternopoli era nato fin da quando, ancora ragazzo ne aveva apprezzato l’impegno. Tuttavia essa si ascrive tra le tante occasioni mancate della nostra terra. Oggi se i giovani avessero conosciuto questa vicenda che non si è affatto conclusa potrebbero proseguire nella lotta per la difesa della grande risorsa Acqua Pubblica, evitando scippi, disattenzione, malapolitica e recuperando l’orgoglio tradito. Occasione mancata e memoria tradita? Probabile.
Da questa vicenda, a mio avviso ancora in itinere, grazie anche allo straordinario impegno del geologo Sabino Aquino (nemo propheta in patria!), si deve ricavare una lezione. Il passato serve a rigenerare il presente. E ciò può avvenire solo riflettendo sulla possibilità di risolvere il conflitto acqua pubblica o privata. Si può fare formando una classe dirigente e impegnandola nella salvaguardia di una risorsa che vede ristori irrisori e prepotenze insopportabili.
Dopo tanti anni, finalmente, l’attuale amministratore unico prof.ssa De Felice sembra muoversi con coraggio in questa direzione.
Infine mi sia consentita una provocazione: perché la strada più frequentata della città Corso Vittorio Emanuele, con tutto il rispetto per i Savoia non viene intitolata a Fiorentino Sullo?

