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Meoli, il giurista che fu al fianco di Di Nunno nel governo della città

di Giuseppe Vetrano

Ho davanti a me gli appunti a penna del giudice Meoli. Sono trascorsi oltre 30 anni e li conservo ancora in uno di quei vecchi raccoglitori ad anelli.
La calligrafia è chiara, limpida e precisa, il linguaggio tecnico sempre rigoroso, il ragionamento conseguenziale.
Gabriele Meoli apparteneva a quella valorosa schiera di giuristi che si era formata sui testi di Pugliatti e Messineo.
Il suo approccio agli istituti giuridici era caratterizzato da un rigore logico quasi geometrico, dove ogni termine aveva un posto preciso nel contesto e ogni istituto era individuato innanzitutto nella sua funzione e smontato nei suoi elementi costitutivi.
Il metodo didattico, di antica scuola dogmatica, seguiva quasi sempre lo stesso percorso: la definizione ontologica dell’istituto, l’individuazione dei suoi elementi costitutivi e della sua funzione e, infine, il confronto con gli istituti affini.
Proprio quest’ultimo era il tratto identitario che maggiormente lo avvicinava alla scuola dogmatica classica italiana.
Dopo l’analisi del dato testuale della norma e la scomposizione analitica degli istituti, le lezioni del giudice Meoli approfondivano la loro conoscenza mettendoli a confronto con gli istituti affini.
Gabriele Meoli, insomma, ci ha insegnato a non imparare mai un istituto isolatamente, ma a collocarlo nel sistema giuridico per delimitarne l’esatto ambito di applicazione, per comprendere l’essenza della sua funzione e, soprattutto, per evitare confusioni concettuali.
Questo metodo per anni ed anni ha aiutato tanti laureati in giurisprudenza che hanno frequentato i suoi corsi ad acquisire una padronanza logica del sistema giuridico che costituisce il presupposto necessario sia per affrontare la professione forense, sia per accedere alle carriere pubbliche.
Fu giudice, poi avvocato, grande Maestro di diritto e tanto altro ancora. Altri, sicuramente meglio di me, ricorderanno la sua vera passione per il Latino oltre che per il violino e la filatelia.
Voglio invece ricordare il ruolo che Gabriele Meoli ebbe nella primavera del 1995 quando Antonio Di Nunno lo chiamò al suo fianco nel governo della città di Avellino per incarnare quella svolta morale che a gran voce veniva chiesta in ogni parte del Paese dopo Tangentopoli.
In quella delicatissima fase per la Città e per l’Italia intera, Gabriele Meoli non venne meno neanche al dovere civile di dare il suo contributo di magistrato in pensione, mettendo la sua vasta cultura umanistica e giuridica al servizio della cosa pubblica.
Antonio Di Nunno, rompendo la tradizione della vecchia politica che purtroppo sta ritornando, anticipo’ dal palco di via De Conciliis il nome di alcune personalità della società civile che avrebbero fatto parte della sua squadra se fosse stato eletto.
Uno di quei nomi fu quello di Gabriele Meoli e la città allora capi’ che stava per cambiare tutto!
In quegli anni, come assessore al Contenzioso e vicesindaco, Meoli fu una figura chiave della giunta municipale interpretando il bisogno di discontinuità morale con pacata fermezza e qualificata competenza.
In un momento di grande crisi e disorientamento dei partiti, la città di Avellino riconobbe nel suo nome quella figura di alto profilo, capaci di coniugare il rigore giuridico con una visione umanistica della società.
Ci lascia nel momento in cui avremmo ancora bisogno di persone come lui.

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