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Monsignor Raimo fa il suo ingresso alla guida della diocesi di Terni

In una solenne celebrazione con la presenza di mons. Edgar Peńa Parra, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, nell’affollata cattedrale di Terni, ha fatto il suo ingresso come Vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Alfonso Raimo.
Il presule, nato a Calabritto (Av) nel 1959, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 1^ giugno 2024 nella cattedrale di Salerno e aveva iniziato il suo impegno come Vescovo ausiliare di Salerno-Campagna-Acerno.
Residente a Eboli fin da bambino, proprio per la Diocesi salernitana aveva seguito gli studi in seminario ed aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale nel 1990.
La sua provenienza irpina è fissata anche nella presenza di espliciti rimandi nel suo stemma episcopale. Infatti, campeggiano nella parte sinistra in campo azzurro dello stemma araldico tre monti che indicano le verdeggianti alture su cui sono stati edificati i tre santuari mariani, rappresenti da tre stelle (Maria SS.ma della Neve, S. Maria del Fiume e S. Maria di Grienzi), di Calabritto.
Inoltre, ai piedi di quelle montagne inizia la sua corsa il fiume Sele.
Alla Concelebrazione erano presenti diversi altri vescovi dalla Campania e da altre diocesi dell’Umbria.
Tra i campani c’erano mons. Andrea Bellandi da Salerno-Campagna-Acerno e mons. Antonio De Luca da Teggiano-Policastro.
Tra la schiera degli umbri annotiamo il Vescovo emerito di Assisi mons. Domenico Sorrentino, di Perugia-Città della Pieve mons. Ivan Maffeis e il presule emerito della stessa diocesi il cardinale Gualtiero Bassetti, già Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Nella sua omelia mons. Raimo ha richiamato la centralità dell’unità diocesana rappresentata dal vescovo, che va oltre ogni appartenenza a piccoli gruppi anonimi. “Lo stare insieme nasce dall’amore di Dio. Dio unisce l’altare e la strada. Straniero può diventare chi ci appare distante, anche chi ci vive accanto”.
Ha affermato inoltre che la cattedrale di Terni è stata sfregiata dai bombardamenti nella Seconda guerra mondiale, ma “la caparbietà della ricostruzione dalle macerie – ha affermato ancora – ci porta alla speranza. La speranza cristiana nasce proprio dalla volontà di ricominciare e ricostruire pietra su pietra, giorno dopo giorno”.
Infine ha affidato al popolo la speranza di “trovare nell’altro non uno straniero da temere, ma un prossimo da accogliere”.

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