Rosa Bianco
Nell’orizzonte vibrante dell’arte e del pensiero, vi sono incontri che trascendono il tempo, si sottraggono al silenzio della storia e tornano a noi come epifanie della memoria.
Così è accaduto nella Sala delle Arti di Manocalzati, dove la Associazione Musicale Igor Stravinsky ha innalzato un altare alla bellezza e alla coscienza con l’incontro “Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini attraverso il ricordo di Dacia Maraini”, svoltosi ieri pomeriggio.
In questo spazio suggestivo, parola e suono si sono intrecciati come fili di una stessa trama spirituale, evocando due anime titaniche della letteratura italiana: Pier Paolo Pasolini, il poeta del dolore e della rivelazione, e Elsa Morante, la sacerdotessa della compassione e della verità interiore.
Attraverso la voce viva di Dacia Maraini, amica e testimone privilegiata, il loro ricordo è divenuto rito e conoscenza, riflesso luminoso di un’epoca in cui la parola era ancora un atto di coraggio e di fede.
Le voci di Pasquale Pisaniello docente e di Rosa Bianco giornalista hanno condotto l’uditorio in un dialogo raffinato e appassionato, dove la critica è diventata emozione e la memoria si è fatta pensiero.
Ogni parola pronunciata ha avuto il peso della verità, la gravità della luce: un invito a contemplare, oltre il tempo e le ideologie, l’essenza intatta di due spiriti inquieti e purissimi, uniti dalla stessa sete di assoluto.
Ma è stata la musica, come sempre, a farsi veicolo dell’ineffabile.
Il Maestro Nadia Testa, Direttrice artistica della Rassegna e ieri anche moderatrice, nel suo intervento “Vorrei essere scrittore di musica”, ha trasformato la nostalgia in armonia, la riflessione in canto.
E la chitarra di Mayumi Ueda, sublime nella sua ricerca timbrica e concettuale, ha offerto un momento di rivelazione sonora, attraverso lo strumento unico della sua chitarra espansa, capace di spalancare nuove dimensioni percettive, come una voce che emerge dall’ombra per farsi preghiera.
L’intera serata ha assunto il valore di un atto poetico e civile: un’ode alla parola come destino, alla memoria come sostanza dell’essere.
Morante e Pasolini, nella loro diversità luminosa, sono apparsi come due poli di una stessa costellazione, legati da un medesimo sguardo sull’uomo — fragile, struggente, ma irriducibilmente libero.
L’ evento ha confermato la missione dell’Associazione Musicale Igor Stravinsky: custodire la fiamma della cultura come sacramento laico, come suprema forma di resistenza al disincanto del mondo.
Così, tra le note e le parole, in una incantevole sera d’autunno, si è levato un canto: non un semplice omaggio, ma un atto d’amore alla verità, all’arte e al mistero insondabile della creazione.



