Una infinita partita a scacchi che il sapiens ha intrapreso con l’evoluzione da milioni di anni. E’ l’idea da cui nasce “Move after move” di Antonello Matarazzo, a cura di Bruno Di Marino, di scena dal 9 al 15 novembre, dalle 17 alle 21, al Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana, evento speciale al Linea d’ombra Festival, alla sua XXX edizione, Un’installazione video pluricanale che prende spunto dal film diretto da Antonello Matarazzo nel 2022, Pablo di Neanderthal (selezionato alla 79. Biennale di Venezia).
E’ Bruno Di Marino a spiegare il senso della mostra “Come scrive il biologo francese e premio nobel François Jacob, “La selezione naturale opera non come un ingegnere ma come un “bricoleur”, il quale non sa esattamente che cosa produrrà, ma che recupera tutto quello che trova in giro, le cose più strane e diverse, pezzi di spago o di legno, vecchi cartoni che potrebbero eventualmente fornirgli del materiale: insomma un “bricoleur” che utilizza tutto ciò che ha sotto mano per farne qualche oggetto utile”. Matarazzo è partito da queste considerazioni, congiuntamente a un parallelo operato ne Il Pensiero selvaggio di Levy-Strauss, che paragona l’artista a un bricoleur, per costruire alcune parti del film e, soprattutto, articolare questa installazione realizzata appositamente per il Linea d’Ombra Festival XXX edizione. La protagonista (Martha Festa) ingaggia una partita con il suo doppio animalesco, attraversando poi le stanze di una casa di bambola fabbricata negli anni ’20 da una ricca signora newyorkese, Carrie Stettheimer. La piccola abitazione fu arredata con piccole opere in miniatura di diversi artisti (tra cui Marcel Duchamp). Il viaggio dentro questo interno simboleggia un po’ l’habitat che il sapiens si è costruito, mossa dopo mossa, nel corso del tempo. Un ambiente protettivo e rassicurante solo in apparenza, dal momento che esso può essere sconvolto da conflitti, violenze o catastrofi naturali. Il pianeta Terra è un microcosmo se comparato con l’universo dentro cui siamo immersi, prigionieri di una originaria armonia perduta che non siamo più in grado di ripristinare”
Antonello Matarazzo porta avanti la sua ricerca nel segno della riflessione tra tecnologia e umano. I suoi video sono stati accolti da numerosi festival cinematografici italiani e internazionali, alcuni dei quali hanno già proposto sue retrospettive. Il nucleo della sua ricerca si fonda sull’equivocità tra immagine fissa e movimento, il trait d’union tra pittura e video-installazioni è costituito dall’inclinazione nell’indagare aspetti introspettivi e antropologici. Questa caratteristica del suo lavoro fa sì che in molte Università, tra le quali Brera e Cambridge, le sue opere vengano mostrate in seminari e workshop a scopo didattico. Il suo lavoro è stato presentato alla 53° e 54° Biennale Arte e alla 79° Biennale Cinema di Venezia.


