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‘Ndrangheta, evaso dai domiciliari, il killer Sestito torna in carcere

E’ stato catturato nella stazione della Circumvesuviana di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Il killer della ‘ndrangheta Massimiliano Sestito, evaso dai domiciliari a Pero, nel Milanese  il 30 gennaio, è stato rintracciato dai carabinieri di Milano, con il supporto dei colleghi di Napoli. Non era armato ed è stato trovato in possesso di un documento intestato al fratello.  “La rapida e ineluttabile cattura di Massimiliano Sestito è una bella notizia che riempie di soddisfazione tutti quelli che vestono la divisa, a cominciare dal figlio di Renato Lio, assassinato da questo brutale killer, nostro stimato collega. Siamo emozionati per lui e per noi, e siamo orgogliosi perchè tutti hanno l’ennesima conferma che le forze dell’ordine in Italia sono una vera garanzia. L’angoscia e la frustrazione di vedere un soggetto di tale ferocia e pericolosità sgusciare via, approfittando delle maglie larghe di un sistema in cui chiaramente qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, è stata immediatamente compensata dalla professionalità, dalla tenacia, dall’inflessibilità e dallo spirito di sacrificio dei tutori della sicurezza. E adesso torniamo a chiedere a gran voce che tutti, sempre, mettano al primo posto le vittime e il rispetto loro dovuto, il diritto dei cittadini a ottenere concretamente giustizia e sicurezza, e il lavoro di tutti noi che a questo dedichiamo una vita intera. Su Sestito attendiamo la decisione della Cassazione il 28 febbraio, speriamo, insomma, che possa restare in carcere fino ad allora”.
Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, dopo che i carabinieri ieri hanno catturato il killer della ‘ndrangheta Massimiliano Sestito, evaso dai domiciliari a Pero, nel milanese, il 30 gennaio. Sestito, era uscito dal carcere il 12 gennaio, dopo una decisione della Corte di Assise di Appello di Roma, che ha accolto un’istanza della difesa. L’imputato aveva finito di scontare la condanna a 30 anni per l’omicidio del carabiniere Renato Lio, del 1991, ma era ancora sottoposto a custodia cautelare perché imputato per l’omicidio del boss di ‘ndrangheta Vincenzo Femia, avvenuto nel 2013, e per questo condannato all’ergastolo. Una decisione su cui è stata chiamata a pronunciarsi la Corte di Cassazione, la cui sentenza è attesa per il 28 febbraio.

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