Giovedì, 14 Maggio 2026
23.52 (Roma)

Ultimi articoli

Nella domenica della Palme la Passione a Misciano di Montoro, il mistero della Croce e partecipazione condivisa

La rappresentazione della più importante e drammatica vicenda della storia, caratterizzata insieme dagli aspetti umani e divini delle azioni, nell’escatologia della performance, non risulta mai di facile esecuzione conducendo al difetto pratico anche i più abili attori, cantanti e altri professionisti dello spettacolo impegnati nell’acting.

Da un lato pena, afflizione, pianto, dolore sono i caratteri tipici del cristianesimo impiantati nell’ideologia cattolica durante secoli di evangelizzazione a favore delle masse contadine, della gente comune che, nel corso della storia, ha abitato le periferie urbane, i luoghi posti nell’immediato ridosso alle città e, pertanto, ci appartengono come tratti a noi pervenuti dalla fase inculturativa durata quasi due millenni; dall’altro, in generale e qualche decennio fa, si è provveduto a sopprimere alcune modalità di rappresentanza rievocatoria del dolore di Cristo  verso il Calvario (disciplinati, battenti … ) praticate in alcuni segmenti delle antiche Fratrìe di derivazione medievale (a Montoro se ne contano diverse) e ritenute forti nel loro linguaggio esecutivo ( in cui il primo ed unico soggetto incaricato a narrare i fatti della passione è il corpo del partecipante-attore).

È decaduta, quindi, la condizione secondo la quale pena, costrizione, pianto, dolore, commozione venivano visti dal di dentro, da vicino, vissuti in diretta.

E, ancora, se da un lato viene meno buona parte di emotività nel lasciarsi coinvolgere in una partecipazione dolorosamente sentita, d’altra parte l’intensa riflessione sulla narrazione può aiutare a percepire l’autenticità di un messaggio comunicato attraverso moderni mezzi di trasmissione che favoriscono lo spostamento della dimensione sensibile-passionale da un piano ad un’altro.

A Misciano tutto comincia in un forte richiamo, dal sapore tutto estetico (musica, poesia, teatralizzazione di corpi), al lasciarsi coinvolgere in una rappresentazione con luci, musiche particolarmente evocative grazie a timbriche sonore che parabolano l’animo dell’astante, di chi guarda, direttamente nella dimensione di cosciente onirismo che lo spettacolo deve costruire e donarlo al pubblico, trascinando gli occhi delle persone, ed esse stesse, nei fatti evangelici che, in ogni angolo del mondo cattolico, in vario modo si realizzano.

La messa in scena della Via Crucis di Misciano rivela, in modo inatteso e interessante, questi aspetti proprio nella misura di cui ha scritto Susan Sontag, dove le immagini di soggetti seri o strazianti sono opere d’arte che si presentano come stazioni agli occhi di chi guarda e, di fronte alle quali, bisogna fermarsi per poterne ammirare la potenza comunicativa.

L’ appuntamento culturale storico-rievocativo di Misciano prende sin da subito le sembianze di una opportunità per poter realizzare l’esserCi, per poter collocare la propria presenza all’interno di una comunicazione completa e non esausta che apre l’accesso alla partecipazione condivisa, quindi, percepita quasi nel senso originale, e non proprio definito, per mancanza della platealità del dolore di cui prima si è detto, che a Misciano di Montoro è “drammaturgicamente” ben esposta; quella capacità di immedesimarsi nella scena da rappresentare, che negli ultimi cinquant’anni ha cambiato forme e modalità di attuazione, non essendovi più il gesto del penitente autentico, appare chiaramente spostata sull’asse performativo di un cast di partecipanti attori, attento a non cadere nei meccanismi comuni dell’acting, della rievocazione come mera esecuzione di un programma scenologico già stabilito.

Sebbene, quindi, si tratti di una performance collettiva che rievoca la Passione di Cristo, ovunque basata su un copione unico per qualsiasi esperienza teatrale o cinematografica, quella di Montoro si sgancia da questa storica e ufficiale visione dei fatti da rappresentare agendo alcuni elementi in in grado di condurre lo spettatore all’ottenimento di una serie di obiettivi, in particolare spingere un qualsiasi astante nello spazio scenico (spazio scenico che, secondo le leggi del teatro, diventa: spazio sacro) quasi a fargli toccare con mano il dolore, la sofferenza altrui, quella di Cristo che spesso diventa simulacro abitato dalla sofferenza degli uomini e per cui essi decidono di riconoscersi in quella performance che diventa una importante occasione di riscatto sociale e, soprattutto, umano e ripresentarsi rinnovati agli occhi della comunità di appartenenza.

Non una semplice rappresentazione, dunque, quella di domenica 2 aprile 2023 che si terrà a Misciano di Montoro alle ore 18,30, ma una strutturata e corposa opportunità di assistere ad azioni dia-logate e mono-logate con efficaci colpi di scena come la pesante croce che, cadendo nel toccare terra, produce il suono reale del disastro, della costruzione che frana, i cui residui vengono prontamente innestati nella successiva prospettiva teatrologica offerta dalla ripresa delle scene: la croce nuovamente caricata sulle spalle di qualcuno.

Complimenti, quindi, al regista, agli autori, agli attori, ai responsabili di luci e suoni per la ri-attivazione di una modalità drammaturgica a tema sacro, giunta alla sua quarantesima “edizione” gradualmente rinnovata nelle sue dinamiche e tecniche comunicative poste magistralmente, tra l’altro, alla base dell’esecuzione scenica.

Un paese intero impegnato tra attori, voci recitanti e comparse, tutti montoresi eccezion fatta per Maria, la Madre di Gesù che è nolana, un numero che sommato a quello di chi lavora “ dietro le quinte” ( luci, audio, allestimenti, scenografie etc. ) supera le trecento unità “lavorative” impegnate nella riuscita della rappresentazione.

La via Crucis di Misciano a me piace definirla “rappresentazione” e non “rievocazione”; anche se la semiotica drammaturgica ci trasmette significati (degli oggetti estetici) allineati alla pregnanza del significante ( veicolo segnico) rispetto agli elementi scenografici e scenologici.

La rievocazione si basa sulla memoria di un passato a tematica condivisa ( Passione di Gesù) che offre scarse possibilità d’introdurre nuovi elementi alla struttura teatrale, la rappresentazione si basa sullo sviluppo di quella tematica condivisa inserendo a livello drammaturgico gli enti semiotici (significati e significanti), fono-acustici, materiali e di tipo visivo-cromatico, effetti e colpi di scena che a Misciano consentono di sfiorare il linguaggio del docu-film data la mole qualitativa dei costumi e degli apparati scenografici, fedeli riproduzioni ben studiate e realizzate di quel periodo.

Valerio Ricciardelli, antropologo e studioso di tradizioni popolari

Condividi

Cronaca

La Procura di Avellino ha chiesto questa mattina davanti al Gup del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza, il processo per…

Ancora un’anziana truffata con la tecnica del finto incidente e dell’arresto di un familiare. I truffatori sono entrati in azione…

Documenti falsi per intestare almeno duecento auto ad attività commerciali inesistenti. Una truffa da 140mila euro ai danni di Erario,…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

“Esercitando la giustizia cerchiamo l’ordine o la verità?” E’ la domanda che accompagnerà per tutta la vita Dante Troisi, magistrato e scrittore, punto di partenza di un libro come ‘Diario di un giudice, ritratto della coscienza di un uomo che ha dedicato la sua vita alla giustizia. Spiega così Toni...

Martedì pomeriggio il Movimento Free ha tenuto il secondo incontro territoriale al Parco degli Ulivi. Oggi è il turno della frazione Pantanari.La decisione intrapresa dal Movimento diventa sempre più chiara ed inequivocabile: meno palchi più piazze.Per fare proprie le loro esigenze, per farsi portavoce delle loro difficoltà, delle loro fragilità....

Tutta ‘nata storia. Cita Pino Daniele, Nello Pizza, candidato sindaco del campo largo, presentando la sua squadra, composta da ben sei liste, al Viva Hotel e illustrando la sua visione di città. Avellino sarà molto diversa da come è oggi, assicura. Sala gremita, musica a palla (“People Have The Power”)...

“Qualcuno ha pensato di barattare i servizi del nostro paese, i servizi per tutti i cittadini in cambio di prebende personali o, ancora peggio, familiari. Avete mai sentito l’ex prima cittadina ribellarsi all’Eav e alla Regione Campania per la vergognosa chiusura della linea ferroviaria? Io No. Io, anzi, ricordo benissimo...

Ultimi articoli

Attualità

– di Egidio Leonardo Caruso– È di qualche giorno fa la notizia della chiusura della Strada Provinciale 279, dallo svincolo…

«Con l’attivazione della preospedalizzazione centralizzata rafforziamo ulteriormente il livello organizzativo e assistenziale della nostra Azienda, dotandoci di un modello strutturato…

Bollette dell’acqua e adeguamento delle tariffe, Cittadinanzattiva denuncia un ritardo dell’Alto Calore e chiede chiarimentI rispetto alle lettere spedite agli…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy