“Onde evitare lo spopolamento dopo il devastante terremoto dell’80, a Luogosano fu creata una zona industriale. Lo spopolamento purtroppo non è stato comunque evitato ma diversi giovani negli anni sono poi tornati perché, stando fuori, hanno imparato ad apprezzare la magia dei nostri luoghi che nulla ha da invidiare alle più famose località agro-turistiche d’Europa”. É questo l’incipit della petizione on line lanciata diverse settimane fa dal Comitato “Proteggiamo la Valle del Calore” che ha raggiunto quota 2463 firme. “Oggi è arrivato finalmente il tempo della rivalsa: Napoli con il suo patrimonio culturale e il suo mare è diventata una delle mete più turistiche d’Europa e la vicina Irpinia, in contrapposizione, offre al visitatore la possibilità di vivere in maniera genuina la serenità della campagna, con i suoi tempi lenti, i suoi sapori autentici, la sua aria pura, la sua vocazione prettamente agro-alimentare”.
Tutto però è cambiato, si legge nel testo della petizione, lo scorso 21 Novembre quando, presso gli uffici della Regione Campania, “si firmava frettolosamente un accordo sindacale per il reintegro dei 30 dipendenti della ex-ArcelorMittal, azienda storica del sito che vorrebbe lasciare il posto alle purtroppo note Fonderie Pisano di Salerno”. Un accordo che, a detta del Comitato e dei tanti cittadini e amministratori che hanno firmato la petizione, “vanifica gli obiettivi del Progetto Pilota Nazionale che ha elargito 70 milioni di euro per contrastare lo spopolamento e valorizzare i borghi interni; il finanziamento da 34 milioni della ferrovia storica Avellino–Rocchetta S. Antonio, adiacente alla zona industriale, per lo sviluppo turistico; la lotta alla tutela dei paesaggi agricoli di pregio e delle produzioni certificate; la salvaguardia del parco fluviale, di cui l’area industriale fa parte, nota per la rara ma finalmente concreta riproduzione della lontra, animale in via di estinzione”.
“Senza entrare nel merito di un ipotetico ammodernamento dell’azienda e al minore impatto ambientale che potrebbe produrre, la fonderia – si legge ancora dal testo della petizione – resterebbe pur sempre categorizzata come “azienda di tipo insalubre” e ciò provocherebbe senza incertezza un violento danno d’immagine al territorio, alle sue aziende già esistenti, alle prestigiose produzioni dei suoi frutteti, vigneti e oliveti”. Il Comitato si rivolge al nuovo presidente della Regione Campania, Roberto Fico, al proprietario di Arcelor Mittal, Lakshmi Mittal e al Direttore dello stabilimento ArcelorMittal di Luogosano Xavier Foceaux. “Facciamo caloroso appello alla Vostra sensibilità per non mettere nuovamente in ginocchio, come il terremoto dell’80, la nostra resilienza e la nostra economia basata sulla genuinità della nostra terra ma vi supplichiamo di rispettare e tutelare ciò che abbiamo faticosamente valorizzato nel tempo. Vi chiediamo di fermare l’insediamento troppo rischioso di una fonderia a Luogosano a favore di un’azienda più compatibile alla salubrità del nostro territorio”.
In linea con quanto deliberato di recente all’unanimità dal Comune di Luogosano, il Comitato chiede “di conformare ogni scelta di reindustrializzazione alle linee strategiche del nuovo Piano Territoriale Provinciale 2025, incentrate sulla qualità ambientale, sulla pianificazione integrata e sullo sviluppo socio-economico sostenibile; di tutelare le persone fisiche e giuridiche, le aziende agricole biologiche, il territorio e le produzioni tipiche da minaccia di danno ambientale; di proteggere le tante già esistenti aziende agricole biologiche da immissioni moleste derivanti dal fondo del vicino che, anche se non superassero la normale tollerabilità, potrebbero contaminare i terreni e le colture rendendo di fatto le aziende agricole biologiche inadempienti alle regole del loro settore; di salvaguardare il vicino parco fluviale e la riproduzione della lontra, in via di estinzione; di dare un nuovo lavoro ai 30 ex dipendenti dell’Arcelor Mittal dando nuova vita allo stabilimento con una ditta compatibile alla vocazione del territorio; di fornire alle Fonderie Pisano giusta sede per poter espletare al meglio il suo lavoro, lontano dai centri abitati e dalle colture biologiche di alto pregio, vicino alle autostrade per abbassare i costi di logistica e soprattutto per abbassare anche le emissioni inquinanti da trasporto su ruote”.
Intanto, Giovedì 15 Gennaio, il piano industriale delle Fonderie Pisano sarà al centro di un confronto in Prefettura, al quale parteciperanno azienda e sindacato, amministratori e istituzioni locali. L’obiettivo è fare luce sulle reali ricadute che potrebbe avere il nuovo insediamento a Luogosano e nelle aree limitrofe. Dopo settimane di polemiche e divisioni, si entrerà finalmente nel merito della proposta chiamata a trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di salvaguardare i posti di lavoro e la necessità di tutelare il territorio interessato dall’investimento.



