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Ora pensiamo alla next generation

Con il via libera del Consiglio europeo di giovedì l’Europa ha fatto un passo in avanti significativo lungo un percorso iniziato con fatica dopo la fine della seconda Guerra mondiale. L’approvazione del bilancio 2021-2027 che comprende i 750 miliardi dell’iniziativa Next Generation Eu che si propone di stimolare la ripresa post-Covid mediante finanziamenti reperiti sui mercati internazionali e garantiti, per la prima volta, dall’Unione, costituisce il più consistente pacchetto di misure mai messo in campo dal governo comunitario. Un salto di qualità verso la progressiva integrazione fra gli Stati membri, realizzato grazie in primo luogo all’impegno della Cancelliera Angela Merkel e del Presidente Emmanuel Macron, che hanno superato l’ostilità di Ungheria e Polonia, arroccati in una gretta visione nazionalistica, e la diffidenza dei governi “frugali”, restii a dare fiducia alle cicale mediterranee.

Mentre anche la Banca centrale ha deciso di assecondare lo sforzo comune verso la ripresa estendendo fino al marzo del 2022 l’acquisto di titoli di Stato con lo stanziamento di ulteriori 500 miliardi di euro, la parola passa ora ai singoli Paesi dell’Unione, che devono farsi trovare pronti ad utilizzare al meglio le risorse disponibili. E’ comprensibile che in quest’ottica l’attenzione sia rivolta soprattutto verso l’Italia, e per molteplici motivi. In primo luogo siamo il Paese cui è destinata la fetta maggiore (209 miliardi tra sovvenzioni e prestiti) dei fondi straordinari stanziati dal Next Generation Ue, e quindi il successo dell’iniziativa dipenderà in buona parte dalla qualità dei progetti che sapremo elaborare e dalla nostra capacità di impiegare le risorse senza sprechi e ritardi. Purtroppo l’esperienza non depone a nostro favore, in quanto fra strozzature amministrative e ostacoli burocratici siamo fin qui stati fra gli ultimi in Europa nell’utilizzo dei mezzi ordinari che la Commissione destina ai programmi di sviluppo nazionali e regionali. E’ dunque giustificato l’appello del presidente Conte, che è anche un invito a darsi da fare in fretta: visto che in attesa delle ratifiche parlamentari e dell’approvazione a Bruxelles dei singoli progetti da finanziare passeranno alcuni mesi, e i primi euro si cominceranno a vedere in primavera, ora “dobbiamo solo correre”. Gli ostacoli sul percorso non mancano: su quelli politici, legati alle difficoltà della maggioranza di governo e alle tensioni che l’attraversano, si sono interrogati anche i partner di Giuseppe Conte che non hanno mancato di rivolgere preoccupate domande al presidente del Consiglio italiano. A Roma i dubbi sulla tenuta dell’esecutivo sono pane quotidiano sui giornali e in Tv: ma c’è anche un’altra questione, più di contenuto, che prescinde dagli equilibri politici e rimanda piuttosto alla strategia di fondo del colossale piano di ripresa che dovrebbe aiutare l’Unione ad uscire dalla crisi gettando le basi per un’Europa più moderna, inclusiva e sostenibile. Si evince dalla definizione che le istituzioni – Commissione, Parlamento, Governi nazionali – hanno dato del progetto, che è rivolto appunto alla prossima generazione dell’Europa, quella delle ragazze e dei ragazzi che oggi si affacciano all’età dell’adolescenza e sui quali graverà il peso del pagamento dei debiti che gli adulti oggi stanno contraendo a nome loro. E qui i sospetti si fanno più precisi, visto che gli stanziamenti, anche consistenti (oltre cento miliardi di deficit aggiuntivo) fin qui messi in campo sono serviti più a proteggere le generazioni mature che a garantire un futuro ai giovani. E dunque, cassa integrazione, blocco dei licenziamenti, ristori da una parte, chiusura delle scuole, aggravamento delle fragilità sociali, progressiva emarginazione dall’altra. Una condizione denunciata drammaticamente da una ragazzina piemontese di dodici anni costretta alla didattica a distanza: “Così ci rubate il futuro!”. La necessità di un cambio di paradigma, dalla “past” alla “next generation, nell’elaborazione dei piani di investimento dei fondi che verranno, è quanto mai urgente per dare credibilità alla ripresa europea.

di Guido Bossa

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