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Osare contro gli dei minori

 

Costruire la comunità è l’aspirazione cui tendere in questa tornata elettorale amministrativa ormai alle porte. Impresa ardua, traguardo difficile per via di antiche e nuove rivalità politiche che si sono trasformate nei comuni in un eccessivo e spesso inconcludente protagonismo. Una pletora di candidati che aspirano a indossare la fascia tricolore, frutto di una decadenza della politica o meglio di una sua totale assenza che ha introdotto forme di estremo personalismo, spesso vuoto di contenuti e d’idee. Eppure la politica può trovare il suo lavacro purificatore proprio nei comuni costruendo una partecipazione attiva da cui ripartire per un nuovo impegno. E’ un modo questo anche per recuperare l’identità che i nostri paesi hanno in parte smarrito per via di un meticciato culturale che ha introdotto temi della modernità e un modello di vita improntato a un egoismo individualista l’opposto della solidarietà che per secoli è stata la forza dei paesi e anche il loro tratto distintivo. Ma la difficoltà in cui versano i piccoli borghi è dovuta anche alla crisi economica che ha avuto effetti devastanti soprattutto nelle realtà minori che si stanno spopolando con un preoccupante calo demografico che, se non arrestato in tempo, può determinare la loro scomparsa . Un fenomeno allarmante, quello dello spopolamento, che bisogna necessariamente fermare, sfruttando a pieno il territorio e le sue vocazioni ma anche le sue risorse a cominciare da quelle enogastronomiche con i prodotti di eccellenza che danno un marchio di riconoscimento ai piccoli borghi, luoghi anche ricchi di tesori artistici e monumentali, vestigia di un glorioso passato. La valorizzazione di questi beni artistici può rappresentare il futuro dei piccoli comuni insieme alla tutela dell’ambiente, minacciato da incombenti pericoli come le trivellazioni e l’esagera – ta proliferazione dell’eoli – co. Ricercare il bello significa aiutare i comuni a non morire. Dostoevshij diceva: Il bello salverà il mondo, nel nostro caso il bello salverà i piccoli comuni. Eppure bisogna invertire la rotta cominciando a costruire la comunità allargata attraverso l’unio – ne dei comuni, strumento che allontana la tentazione di fondere i piccoli paesi ,favorendo una rete di servizi che può generare un pluralismo civico, nuova frontiera per i Borghi dell’Appennino. In Alta Irpinia il progetto pilota può realizzare questo pluralismo civico e può diventare, se non sporcato dalle solite pratiche clientelari, un modello organizzativo del territorio da esportare in altre realtà marginali delle zone interne. Una sfida difficile anche se bisogna osare perché gli abitanti dei piccoli comuni non siano figli di un dio minore ma cittadini di luoghi affascinanti, dove la qualità della vita è superiore a quella delle stesse città.
edito dal Quotidiano del Sud

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