di Virgilio Iandiorio
Può essere utile leggere il trattato Della Tirannide di Vittorio Alfieri, scritto alla fine del XVIII secolo, per meglio comprendere gli eventi che stanno accadendo davanti a noi e che coinvolgono intere nazioni.
A chi si poteva, e si può, attribuire il nome di tiranno? “Tra le moderne nazioni -scrive Vittorio Alfieri lib.I,1-non si dà dunque il titolo di tiranno, se non se (sommessamente e tremando) a quei soli principi che tolgono senza formalità nessuna ai lor sudditi le vite, gli averi e l’onore”. Il nostro autore distingue tra tiranno e tirannide:” Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità”.
L’Alfieri vedeva bene che le Nazioni Orientali hanno un comportamento non assimilabile a quelle dell’Occidente. Sempre nel lib.1, 12 lo precisa:” E, a dir vero, l’Asia in ogni tempo non solo non conobbe libertà, ma soggiacque quasi sempre tutta a tirannidi inaudite, esercitate in regioni vastissime, in cui non si scorge nessun viver civile, nessuna stabilità e nessune leggi che non soggiacciano al capriccio del tiranno, eccettuatene tuttavia le religiose…Ma, partendo dal dato, io dico che la paura, la milizia e la religione innegabilmente sono esse pure le tre basi e molle delle tirannidi asiatiche, come delle europee, e che sono esse il più saldo appoggio di quelli e di questi tiranni”
Per l’Alfieri le tirannidi occidentali si differenziano in qualche modo da quelle orientali:” La differenza dunque, che passa fra l’Asia e l’Europa, si è che i tiranni orientali tutto possono e tutto fanno; ma sono anche spesso privati del trono ed uccisi; gli occidentali tiranni possono tutto, fanno soltanto ciò che a loro occorre di fare, e stanno quasi sempre inespugnabili, securi e impuniti.”
Il tiranno:” Questo «infrangi-legge» sia ereditario o sia elettivo, usurpatore o legittimo, buono o tristo, uno o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società che lo ammette è tirannide; ogni popolo che lo sopporta è schiavo… Ma, tante specie di tirannidi essendovi che sotto diversi nomi conseguono tutte uno stesso fine, non imprendo io qui a distinguerle fra loro né, molto meno, a distinguerle dai tanti altri moderati e giusti governi; distinzioni che a tutti son note”.
Che cosa l’abbia spinto a scrivere questo trattato, è detto dallo stesso Alfieri in una lettera a Tommaso Valperga di Caluso:” Il motore di codesti libri fu l’impeto di gioventù, l’odio dell’oppressione, l’amore del vero o di quello che io credeva tale”. Egli vorrebbe vedere davanti a sé uomini liberi:” Ma i pochi uomini che re non sono né schiavi, ove per avventura non tengano a vile del paro i principi tutti, i monarchi, come tiranni, ed i principi limitati, come perpetuamente inclinati a divenirle; i pochi veri uomini pensanti si avveggono pure quanto sia più onorevole, più importante, e più gloriosa dignità il presiedere con le leggi ad un libero popolo d’uomini che il malmenare a capriccio un vile branco di pecore”.
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