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Partigiani d’Irpinia, storie dimenticate che continuano a parlare al presente. Nella salvaguardia della memoria la difesa della Costituzione

Storie di resistenza troppo a lungo dimenticate, un patrimonio di valori che si fa monito al nostro tempo. E’ il senso del Forum tenutosi questo pomeriggio, nella sede del Corriere dell’Irpinia, a partire dal volume  “Partigiani e rivoltosi irpini. Storie di resistenza e libertà”, a cura di Annibale Cogliano e della sezione Anpi di Forino Contrada. E’ il direttore Gianni Festa a sottolineare il valore di cui si carica l’incontro, nel segno dell’impegno che il Corriere porta avanti da tempo nel percorso di riscoperta della memoria, linfa necessaria per il presente, in un tempo in cui la democrazia appare in crisi. La giornalista Rosa Bianco ricorda “come oggi siamo qui per onorare la Costituzione e difenderla perchèésia realmente attuata ogni giorno”. Un confronto capace di riunire allo stesso tavolo alcuni degli autori dei saggi che compongono il volume, tra ricordi e riflessioni. E’ lo storico Annibale Cogliano a porre l’accento sulla capacità del libro di andare a colmare un vuoto esistente, dalla resistenza degli irpini a Cefalonia ai partigiani che combatterono in Francia o in Grecia “Penso anche al ruolo giocato dalla città di Avellino nella Resistenza, sempre dimenticato. Qui un gruppo di giovani universitari, di cui facevano parte personaggi come Maccanico e Biondi, stava preparando un’insurrezione contro i tedeschi, un’insurrezione mandata a monte dalle bombe lanciate dagli americani il 14 settembre del 1943 sulla popolazione civile perchè si sollevasse contro il fascismo. Un capoluogo, quello di Avellino, costretto a fare i conti con le violenze di tedeschi e poi degli americani, trasformatosi, dopo aver subito l’orrore delle bombe, in luogo dei deportazione delle forze angloalleate. L’occupazione angloamericana fino al luglio 1944  sarà caratterizzata dal pragmatismo, ci si chiederà cosa possa servire dell’esperienza del fascismo, con quali forze sia necessario fare i conti, a partire dalla Chiesa. Da allora il punto di riferimento saranno i liberali.  Decisivo sarà il ruolo giocato dai confinati antifascisti in Irpinia, i territori più progressisti saranno quelli in cui i confinati avranno seminato i valori di libertà e dove esploderanno con forza le rivolte, a partire dall’Alta Irpinia”. Cogliano si sofferma anche sulla figura di Carlo Muscetta, che sceglierà di aderire al fascismo solo per convenienza ma poi lo combatterà con forza sulle pagine di “Italia libera”,  tanto da essere arrestato.
Tocca, poi, a Michele Vespasiano ricordare come figure come quelle di Felice Sena, da lui ricostruita nel volume, vicebrigadiere del  settore politico della questura di Verona” che salvò oltre 300 ebrei, avvertendoli di retate e arresti, sia stata riscoperta solo negli ultimi anni “Era un personaggio di cui non si sapeva assolutamente nulla, poichè lui stesso aveva sempre minimizzato l’accaduto e non aveva mai raccontato ciò che aveva fatto per gli ebrei, gli stessi figli non hanno mai saputo nulla”. Vincenzo Lucido consegna con commozione la storia del padre Saverio, sopravvissuto agli orrori di Cefalonia ” A differenza di quanto accaduto con Felice Sena, io e i miei fratelli abbiamo sempre convissuto con questi racconti di brutture. Mio padre non smetteva di parlarne, era il modo che aveva per esorcizzare. Dopo una breve permanenza a Cefalonia, era giunto ad Atene al Pireo per essere poi deportato in Polonia. Dopo il suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale, era stato condotto a Corinto in un campo di lavori forzati dove aveva vissuto in condizioni terribili. Era stato uno degli Imi, internati militari italiani che oggi continuano ad essere degli invisibili. Purtroppo, dallo stato matricolare non risulta niente e solo 25 anni dopo l’accaduto fu inviato a visita ma era ormai tardi. Ci siamo rivolti anche a Mattarella perché gli sia riconosciuto il suo stato di partigiano”. Sottolinea come “nostro padre ci spiegava come non appartenesse a noi italiani il concetto di imperialismo. All’affetto e riconoscenza per il popolo greco si affiancava l’orrore nei confronti di ogni guerra. Ci ha trasmesso il valore della convivenza, l’idea della politica come servizio”. Commosso anche il ricordo che consegna il figlio Giovanni di Aniello Coppola, il comandante Nino, che  scelse di imbracciare le armi e combattere dopo essere stato ufficiale di polizia della caserma di Como, raccontato dal figlio Giovanni. “Ti sei mai chiesto – spiega il comandante Nino nel tentativo di chiarire le ragioni della scelta all’indomani dell’armistizio -in quale specie di patria avremmo potuto vivere se i nazisti avessero vinto la guerra?….Per me come per tanti altri commilitoni la politica era vita morale, non opportunità o moralismo. Per la mia generazione la Resistenza rappresentò un singolare momento di crescita, di formazione, di educazione alla vita, di responsabilità e valori”. “Mio padre- ricorda Giovanni – ha sempre fatto fatica a parlare di quanto accaduto”. Carmine Clericuzio, autore di due capitoli del libro, consegna altri due esempi bellissimi di coraggio  Teobaldo Caggiano organizzerà con i greci la Resistenza a Corfù, per essere poi fucilato.  Una storia di resistenza non così diversa da quella di Antonio Grossi, capo partigiano della 149° Divisione Garibaldi nelle Langhe, con la 48° Brigata Dante di Nanni, tra coloro che riusciranno a tornare a casa. Storie testimoniate da documenti che continuano a parlare al presente.

È il presidente dell’ANPI Forino, Antonio Galetta, a sottolineare con forza il ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza, richiamando la vicenda esemplare di Ada Rossi. Nel 1942, confinata a Forino per il suo rifiuto del fascismo, Ada seppe trasformare mesi difficili in un momento di alta testimonianza civile: continuò a sostenere la causa antifascista, contribuì alla diffusione del Manifesto di Ventotene e partecipò alla nascita del Movimento Federalista Europeo. La sua presenza rese il paese irpino un luogo simbolico di dignità e coraggio. Galetta ha raccontato di aver messo in scena, insieme a tanti giovani studenti, con la compagnia teatrale “O Triat”, uno spettacolo dedicato a questa storia, perché la memoria non è soltanto ricordo: è comprensione del passato, consapevolezza del presente e impegno per il futuro rivolto ai giovani. Solo coltivando una memoria attiva — afferma — si possono illuminare i nostri giorni, ripudiare ogni forma di violenza e guerra e rendere vivo il rispetto della Costituzione. Questo è il messaggio che Forino intende consegnare.

Tanti i contributi al dibattito, da Ottaviano De Biase ad Arturo Bonito, per ribadire l’importanza di continuare a cercare e scavare nel passato, perchè sono ancora tante le storie di partigiani da riscoprire, per ribadire come il Sud ebbe un ruolo di primo piano nella Resistenza.

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