Secondo ricorso nel giro di 24 ore in casa Pd. Dopo la richiesta di commissariamento da parte alcuni iscritti per l’esclusione di Vittorio Ciarcia dalla lista dei candidati al Consiglio provinciale, arriva ora un nuovo atto formale con cui si chiede ai vertici nazionali del partito l’espulsione di Enza Ambrosone ritenuta responsabile della compilazione della lista.
Il ricorso è stato presentato all’attenzione della Commissione Nazionale di Garanzia e della Commissione Regionale di Garanzia del Pd.
A sottoscriverlo sono: Vittorio Ciarcia, membro dell’Assemblea nazionale del Pd, vice-segretario della Federazione provinciale di Avellino, segretario del circolo Pd “David Sassoli” di Venticano e capogruppo consiliare a Venticano; Felice Egidio, segretario del circolo Pd “Iotti-Anselmi” di Santa Paolina e capogruppo consiliare; Gerardo Giuseppe Colarusso, componente del direttivo del circolo “David Sassoli” di Venticano e consigliere comunale; Giovanni Egidio, componente del direttivo del circolo “Iotti-Anselmi” di Santa Paolina e consigliere comunale; Fausto Aufiero, componente del direttivo dello stesso circolo e consigliere comunale.
Nel ricorso si ricostruisce la vicenda che ha portato all’esclusione di Ciarcia dalla lista per il rinnovo del Consiglio provinciale.
“A seguito delle sollecitazioni provenienti da numerosi militanti del Pd e da amministratori locali – si legge – Vittorio Ciarcia manifestava la propria disponibilità a candidarsi nella lista del Partito Democratico, ricevendo il consenso anche del segretario regionale Piero De Luca”.
Il 19 febbraio, dopo un contatto telefonico con la coordinatrice della segreteria provinciale di Avellino, Enza Ambrosone, Ciarcia veniva invitato presso la sede del partito in via Tagliamento per sottoscrivere formalmente la candidatura. In quella occasione venivano raccolte anche le firme necessarie alla presentazione della lista, come previsto dalla legge 56/2014 (Legge Delrio).
Tuttavia, a seguito di un accesso agli atti (prot. n. 10872 del 24/02/2026), le sottoscrizioni risulterebbero mancanti nel fascicolo depositato in Provincia.
Il 23 febbraio, giorno fissato per la presentazione ufficiale delle liste, Ciarcia si recava presso il Palazzo della Provincia di Avellino e solo in quel momento apprendeva della propria esclusione dalla lista del Pd.
Secondo quanto riportato nel ricorso, l’esclusione sarebbe avvenuta senza comunicazione preventiva, senza motivazione formale e senza alcuna deliberazione collegiale. Inoltre, si evidenzia come nessun organo di partito — né Segreteria, né Direzione, né Assemblea — sarebbe stato convocato per approvare la lista o per affrontare eventuali criticità, in presunto contrasto con gli articoli 18, 19 e 26 dello Statuto del Partito Democratico.
Nel documento si richiamano diversi articoli dello Statuto e del Codice etico del Pd. In particolare, l’articolo 4 dello Statuto, che impone agli iscritti il rispetto delle norme interne e dei principi di lealtà e sostegno ai candidati, e l’articolo 2 del Codice etico, che individua nel pluralismo e nel confronto democratico i metodi fondamentali di vita interna al partito.
I firmatari ritengono che l’assenza di confronto, la mancata convocazione degli organi competenti e la presunta decisione unilaterale rappresentino una violazione dei principi di trasparenza, partecipazione e collegialità.
Viene inoltre richiamato l’articolo 49 della Costituzione, che tutela il diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale.
Nel dispositivo finale del ricorso, gli istanti chiedono:
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L’espulsione di Enza Ambrosone dal Partito Democratico e la dichiarazione di incandidabilità a qualsiasi livello istituzionale sotto il simbolo del partito;
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L’applicazione rigorosa delle norme statutarie e regolamentari da parte della Commissione di Garanzia;
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Una risposta tempestiva nei termini previsti dai regolamenti nazionali e regionali;
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L’adozione di eventuali provvedimenti con effetto immediato.



