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Pina De Simone: la sfida di Papa Francesco interroga le nostre coscienze

Il Sinodo inteso come momento di crescita, di discernimento dei carismi, di percorso illuminante nel solco di quel “popolo santo” di Dio, che è reso prezioso dalla regalità del Cristo. La sfida lanciata da Papa Francesco, sfida formativa e pedagogica, di crescita spirituale, ci interroga ancora, interroga le nostre coscienze, il nostro sentirci popolo di Dio in cammino, in cammino verso una terra promessa, che è la nostra testimonianza vera, autentica e credibile, di cristiani, qui, adesso, in questo spazio di tempo che ci è dato di vivere per amare, per farci prossimo l’uno dell’altro, per comprendere appieno la nostra umanità. A sviscerare la complessità del tempo sinodale, voluto da Bergoglio, Giuseppina De Simone, delegata dell’assemblea continentale europea del Sinodo e docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale (sez. San Luigi) e Dario Vitali, membro della segreteria generale del Sinodo, ospiti di una puntata di “In cammino”, focus di tv 2000 sulla realtà sinodale. «Vedo più luci che ombre – afferma De Simone – Il Sinodo sta facendo emergere una corresponsabilità nella proclamazione del Vangelo. E’ un cammino che ha una logica di sviluppo. Dobbiamo coglierne il senso e mantenerlo vivo».  Pregnante anche l’intervento di don Dario, che ribadisce: «Il Sinodo è stato sempre celebrato come un evento. La trasformazione da evento a processo, conclude la dinamica sinodale. Il popolo santo di Dio partecipa alla missione profetica di Cristo, ascoltare il popolo di Dio significa ascoltare lo Spirito che guida la Chiesa. Infatti, 112 su 115 conferenze episcopali hanno offerto la loro sintesi. La dimensione delle assemblee è composta da vescovi e da delegati. Nella tappa continentale di Praga – prosegue – abbiamo seguito il metodo della conversazione spirituale, precisamente della conversazione spirituale in gruppo. Come abbiamo ribadito più volte, non bisogna temere le differenze. Dobbiamo imparare a camminare tra chiese vicine.» Emerge, dalle parole dei relatori, l’immagine del Sinodo quale sfida dei nostri tempi. Come uno “spazio” in cui lo Spirito possa liberamente esprimersi, espandersi. Sempre secondo don Dino «il Papa ha dato una direzione precisa. Ha impresso una direzione precisa al Sinodo. La chiesa sinodale è una chiesa di comunione, di partecipazione». In questa comunione partecipativa, sappiamo che ogni battezzato reca in sé l’impronta regale e profetica del Cristo. «Tutte le diocesi si sono attivate in questo iter, in questo percorso sinodale. E’ un lavoro di equipe. Il Sinodo – prosegue Pina De Simone – non è un evento in sé concluso e circoscritto, ma rappresenta un cammino. Dobbiamo intendere la sinodalità stessa come un modo di essere chiesa, questo momento culminante, nella vita della chiesa, rappresenta una rete, la rete del popolo stesso di Dio. Una rete complessa, che include competenze e carismi diversi. L’orizzonte dei lavori è il 2025. Il  Papa ha raddoppiato le assemblee. Il cammino, dunque, non finisce, non termina mai.  Definirei lo stile sinodale come quel camminare insieme, alla luce del discernimento». Prosegue, tratteggiando un percorso spirituale che include le differenze rendendole preziose, la teologa De Simone: «Certo, c’è da far tesoro della diversità che c’è sempre stata nella Chiesa. La Chiesa non persegue l’uniformità. Non solo dunque non dobbiamo spaventarci che ci siano differenti percorsi, sensibilità, velocità, ma dobbiamo anche farne tesoro perché è ricchezza per tutti. Credo che sia di fondamentale importanza perché solo così si vive quell’ essere insieme, quell’essere comunione, che è la Chiesa. Le tensioni che stanno emergendo sono non solo tra dimensioni diverse – tradizione e cambiamento; verità e misericordia – ma anche tra storie diverse nella vita della Chiesa. Dobbiamo imparare ad abitarle, perché non è nel cercare ad ogni costo la convergenza, ma nel rispetto della diversità, la vera sfida. Anche perché spesso, questa differenza delle specificità, è legata non per forza ad ideologie, ma ai diversi contesti culturali in cui la Chiesa opera. Essa è legata quindi alla logica dell’incarnazione stessa». Dunque, una chiesa palpitante e viva, sulle orme del Cristo risorto.

Vera Mocella

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