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La pandemia prima, la crisi energetica poi, ed ora la criminale guerra in Ucraina hanno fatto scomparire dai giornali e dai media i progetti del Pnrr e le riforme strutturali ad esso collegate che, se attuate correttamente ed in tempi ragionevoli, farebbero fare all’Italia un salto di qualità significativo avvicinandola ai paesi più economicamente forti dell’Europa.

Draghi ha detto che “gli impegni che abbiamo preso con l’Europa vanno rispettati, che le riforme vanno fatte e non sono ulteriormente rinviabili, a cominciare da quella della giustizia, della concorrenza, del fisco e non possono non proseguire di pari passo con l’attuazione dei progetti del Pnrr. Ma i partiti sono divisi e rappresentano idee ed interessi diversi per cui un punto di equilibrio senza annacquarle appare problematico. Far finta di cambiare per lasciare le cose come stanno non è più consentito. Draghi non ci sta a far marcire le cose e lo ha detto chiaramente ai partiti: “o si fa quanto stabilito con la nascita di questo governo o si va a casa”. Questi fanno finta di starci ma continuano a fare propaganda, specie ora che siamo in un anno elettorale con le amministrative alle porte e poi, nel ’23, con le politiche.

Il Presidente Mattarella, nel suo discorso di insediamento del secondo mandato, ha chiaramente ammonito il Parlamento a mettere mano, senza indugio, alle riforme a cominciare da quella sula Giustizia, improntata ad efficienza, credibilità ed alta professionalità. Finora le cose non sono cambiate e la riforma Cartabia presta il fianco a molte critiche. Il tempo dei processi non si riduce per legge né si possono lasciare incompiuti come fa la riforma Cartabia, ma favorendo e creando le condizioni perché ciò avvenga. Frenano l’eccessivo garantismo, le prescrizioni abbreviate, le procedure farraginose e complicate che favoriscono chi ha mezzi e poteri. Ciò vale per il processo civile e per quello penale, destinato ad interrompersi dopo un determinato tempo. Eppure una riforma funzionale, senza intaccando l’autonomia dei magistrati, non sarebbe difficile se non ci fossero un esercito di avvocati e tutti i politici ad opporvisi. Per il processo civile sarebbe ancora più facile, ma i due terzi degli avvocati dovrebbero cambiare mestiere

Così la riforma del fisco per la quale non è stato possibile fare neanche la revisione del Catasto che ha una classificazione del patrimonio abitativo che risale all’ottocento. Ridurre, poi, l’uso del contante è un’impresa come scalare l’Everest, senza parlare dell’evasione fiscale che e ferma al palo anche se se ne parla da anni. Non si fanno controlli, né verifiche in aziende se non con cadenza più che decennale. Non si riesce a far emergere il lavoro nero. È tutto questo è determinato da un preciso disegno politico che esiste in ciascun partito soprattutto delle destre. La legge delega approvata dal Parlamento dà al governo diciotto mesi per emettere i decreti delegati. Speriamo che sia la volta buona pe cambiare registro, ma il pessimismo è d’obbligo.

Per ottenere i finanziamenti europei, parte con interessi irrisori e parte gratis, il Governo italiano si è impegnato ad elaborare una serie di progetti di investimenti e di riforme che l’Europa ci sollecita da tempo e che riguardano la Pubblica Amministrazione, la Giustizia, la semplificazione e la competitività.

Le risorse stanziate nel Piano sono pari a 191,5 miliardi così ripartiti: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura 40,32 ml; rivoluzione verde e transizione ecologica, 59,47 ml; Infrastrutture per una mobilità sostenibile 25,40 ml Istruzione e ricerca 30,88 ml; Inclusione e coesione 19,61 ml; Salute 15,63 ml. Il Ministero dello sviluppo economico ha predisposto dieci progetti d’investimento ed un progetto di riforma elativo alla revisione del codice della proprietà industriale, ma già incontra difficoltà nel reperire personale qualificato: ingegneri, architetti, tecnici vincitori del concorso bandito ad hoc hanno rifiutato.

Il resto lo dovranno fare il Parlamento, le Regioni ed i comuni. Ce n’è per tutti. Siamo in grado di spendere e al meglio tutti questi soldi? Fino ad ora non ne siamo stati capaci? Ci riuscirà Draghi? Ci auguriamo di si!

di Nino Lanzetta

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