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Politica e giustizia, la sfida del tempo nuovo: lectio magistralis di Raffaele Cantone alla Scuola di Educazione Politica di Franco Vittoria a Baiano 

di Rosa Bianco

Tra le questioni più delicate che attraversano ogni democrazia matura vi è certamente il rapporto tra politica e giustizia, un equilibrio complesso che chiama in causa il corretto funzionamento delle istituzioni, la tutela dei diritti e la stessa qualità della vita democratica. Un tema che continua a interrogare il Paese e che è stato al centro della terza lezione della Scuola di Educazione Politica diretta dal professor Franco Vittoria, svoltasi ieri al Teatro Colosseo di Baiano, con la lectio magistralis del procuratore della Repubblica di Salerno, Raffaele Cantone.

Un confronto di grande spessore culturale e istituzionale che ha offerto l’occasione per riflettere su uno dei nodi più sensibili della storia repubblicana. Negli ultimi decenni, infatti, il rapporto tra politica e giustizia è stato spesso raccontato come un terreno di scontro, alimentando contrapposizioni e conflitti. Dalle parole di Cantone è emersa invece una visione più equilibrata e profonda: politica e giustizia non rappresentano poteri destinati a fronteggiarsi, ma funzioni autonome e complementari, entrambe indispensabili alla tenuta dello Stato democratico e alla salvaguardia delle libertà dei cittadini.

Partendo dal recente referendum costituzionale sulla giustizia, Cantone ha invitato a evitare letture superficiali del risultato elettorale. Sarebbe un errore, ha spiegato, interpretare la vittoria del “No” come la dimostrazione che tutto funzioni perfettamente. Al contrario, restano aperte questioni cruciali che riguardano il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, il peso delle correnti, l’efficacia del sistema disciplinare, il rapporto tra autonomia della magistratura e responsabilità istituzionale.

Il procuratore ha richiamato l’attenzione su un rischio che attraversa la vita pubblica italiana: quello di utilizzare le riforme costituzionali come strumenti di scontro politico anziché come occasioni di costruzione condivisa. La Costituzione, ha ricordato, non è un monumento immobile, ma neppure un terreno da modificare inseguendo le convenienze del momento. Richiede equilibrio, visione e capacità di interpretare le esigenze della società senza alterarne i principi fondamentali.

Un ragionamento che si è intrecciato con l’intervento del professor Antonio Iodice, centrato proprio sul valore della Carta costituzionale come patto civile e morale tra cittadini e istituzioni. La Costituzione continua a rappresentare il luogo nel quale si incontrano libertà, diritti e doveri, la cornice entro cui si sviluppa il confronto democratico.

Particolarmente stimolante è stata anche la riflessione proposta dal rettore dell’Università Federico II di Napoli, Matteo Lorito, che ha allargato il discorso alle grandi trasformazioni del nostro tempo. Legalità e governance, ha sottolineato, sono oggi chiamate a confrontarsi con sfide inedite: dall’intelligenza artificiale alla tutela dei dati personali, dalle nuove disuguaglianze sociali ai fenomeni migratori, fino alla capacità di distinguere la verità dalla manipolazione nell’era digitale.

Lorito ha utilizzato un’immagine efficace: l’intelligenza artificiale restituisce spesso ciò che trova nella società, comprese le sue distorsioni, i suoi stereotipi e i suoi pregiudizi. Per questo la sfida non è soltanto tecnologica ma culturale. Occorre formare cittadini capaci di esercitare senso critico, discernimento e responsabilità. Una vera e propria “vaccinazione di verità”, come l’ha definita, contro il rischio di delegare alle macchine ciò che appartiene alla coscienza e alla libertà umana.

In questa prospettiva il principio di legalità assume un significato ancora più profondo. Non è soltanto il rispetto delle norme, ma il fondamento stesso della convivenza democratica e della buona amministrazione. È l’architrave della governance, il criterio che consente di coniugare innovazione e diritti, efficienza e giustizia.

Forse è proprio questo il messaggio più importante emerso dalla giornata di Baiano. In una fase storica segnata dalla velocità delle trasformazioni, dalla crisi della partecipazione e dalla crescente sfiducia nelle istituzioni, la risposta non può essere la semplificazione. Serve invece più conoscenza, più formazione, più educazione civica.

La Scuola di Educazione Politica di Franco Vittoria continua a muoversi esattamente in questa direzione. Non come luogo di appartenenza o di schieramento, ma come spazio di confronto libero tra competenze, esperienze e generazioni diverse. Un laboratorio di cittadinanza che, nel cuore dell’Irpinia, dimostra come la politica possa tornare a essere soprattutto cultura, studio e responsabilità.

E forse non è casuale che tutto questo avvenga proprio nelle aree interne. Qui, lontano dai riflettori dei grandi centri decisionali, si coltiva un’idea alta della partecipazione democratica. Qui si comprende che il futuro non si costruisce soltanto attraverso le riforme, ma attraverso la formazione delle coscienze.

Politica e giustizia, allora, non rappresentano due poteri contrapposti. Sono due dimensioni complementari della vita democratica. La prima è chiamata a immaginare il futuro delle comunità; la seconda a garantire che quel percorso si svolga nel rispetto delle regole e della dignità delle persone. La qualità di una democrazia si misura proprio nella capacità di mantenere questo equilibrio.

Baiano ha offerto, ancora una volta, un’occasione preziosa per ricordarlo. E in un tempo che spesso premia gli slogan più delle idee, non è poco.

 

 

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