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Prossimo tuo, prossimo nostro, il Cineforum del Cinecircolo racconta l’emergenza povertà

Nasce dall’attenzione al cinema sociale, dalla volontà di raccontare l’emergenza povertà la rassegna di cineforum “Narrazione della povertà-Prossimo tuo, prossimo nostro” promossa dal Cinecircolo Santa Chiara, Garante delle Persone private di libertà e Caritas. “Nella nostra Regione – si legge nella nota degli organizzatori della rassegna – il “Social Word Film Festival”; la Rassegna cinematografica “Buena Vista Social Cinema”; il premio “Ettore Scola Irpinia International Film Festival”; costituiscono in proposito una vitalità culturale quasi in controtendenza che si può pensare legata ad una “Questione Meridionale” mai chiusa. Nel nostro piccolo, intendiamo sostenere questa vitalità nel mondo della settima arte e allo stesso tempo ci auguriamo possa contagiare tutte le forme di arte, come pure anche coloro che si interrogano ancora sull’umano, perché, ancor di più in tempi come il nostro, il cui cielo si sta caricando di una violenza tale di cui non riusciamo ad intravederne i prodromi, con più forza si diano le risposte alle domande che i poveri ci pongono sul nostro modo di stare insieme, di condividere con loro la ricchezza che portano che è quella che possiamo darci con le parole di Adriana Zarri: “Tu, Signore, quel giorno, narrando quella “scriteriata” parabola (vedi: Matteo 20,8-16), anticipasti nuovi criteri di giustizia: quei criteri presenti nell’etica marxista, secondo cui ciascuno deve lavorare secondo le sue capacità e ricevere secondo le sue necessità; quei criteri (ben presenti, del resto, anche nell’etica cristiana) per i quali noi oggi ci battiamo perché il padrone non licenzi l’operaio, se questi non lo fa guadagnare. E il padrone protesta perché, se l’operaio non gli serve o magari gli serve a metà tempo, non capisce perché debba tenerlo a tempo pieno e anche pagarlo per intero. Ha ragione. Finchè siamo nella civiltà della bilancia non gli possiamo dare torto. Egli paga per il lavoro prestato: i due piatti sono in pareggio. È a posto. Cosa si chiede di più? Che sia il custode di suo fratello? Sì, si chiede proprio questo: che si accorga che l’altro è suo fratello; e non potrà non custodirlo. Ma se osiamo chiedere tanto è perché non ci sentiamo più di appartenere a quella civiltà di contabili, bensì alla civiltà del padrone della vigna, alla civiltà tua.”

Di qui la scelta di proporre quattro film, che richiamano il “valore della Fraternità, dell’essere Prossimo che non è solo “mio” ma anche “nostro”. I temi dell “essere Comunità civica”, dell’Inclusione, dell’integrazione degli stranieri, della giustizia e del mondo delle carceri, raccontati nei film in rassegna, non possono essere considerati temi separati, poichè nella nostra riflessione, ci riportano a quell’assurdo mondo, raccontato ad esempio nel film “Parasite”, nel quale, il destino dei poveri, appare totalmente separato da quello dei ricchi, quasi che si trattasse di una realtà ineluttabile. Questo mondo invece ci ripropone quale rapporto tra l’Io e il Noi che possiamo com_prendere solo se il suo racconto nella società si incarna, vivo di Speranza, nella Storia. La povertà è un fatto sociale dal quale il Cinema ha sempre tratto ispirazione, per scrutare attraverso l’occhio della cinepresa, vicende umane e storiche onde narrare il corso dei tempi e scandagliare l’animo umano.

Il Neorealismo è stato da questo punto di vista, una pagina culturale emblematica nella storia del cinema italiano e non solo; basti pensare al contemporaneo movimento della Nouvelle Vague in Francia. Terminata quella stagione, incamminandosi in nuove forme di narrazione, critiche per un verso, il cinema italiano abbandona la ricerca di ciò che rappresenta il tema “cos’è la verità”, o della possibilità di poter narrare la vita in forma perfettamente aderente al vissuto reale delle persone, dovendosi confrontare con l’evoluzione di una società appena uscita dal peggiore conflitto mondiale, devastante non solo per le distruzioni e le violenze arrecate alle popolazioni ma anche per le tante coscienze, minate profondamente nelle loro certezze”.

Il racconto riguardante la povertà, sia pure mai abbandonato, “lascia così i contesti storici e sociali fino ad allora rappresentati, con i suoi carichi di sofferenza e pessimismo, ma anche di speranza e buoni sentimenti, per assumerne altri, più personali, ristretti a singole vicende nelle quali di volta in volta vengono narrate storie di persone che improvvisamente si ritrovano con la loro vita cambiata, per una causa facilmente imputabile che può essere una situazione economica, la condizione di migrante, un conflitto familiare, una particolare condizione di vita, una disgrazia improvvisa; oppure perché provenienti da una famiglia che da tempo conduce una vita grama, apparentemente senza speranza né alcuna volontà di cambiamento, o per l’adesione a stili di vita nel quale la povertà c’entra poco, tanto da poter essere considerata come una finta povertà”

Si comincia il 13 marzo, alle 18, alla Biblioteca Provinciale, con “La mia classe”, si prosegue il 20 marzo con “La Villa”, il 3 aprile “Dimmi che destino avrò” e il 10 aprile “Samad”.

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