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Rassegna Storica Irpina, un’eredità da difendere nel nome del generale Di Guglielmo

L’ultimo numero della Rassegna Storica sarà presentato il 13 maggio a Palazzo Caracciolo

Un testimone da consegnare alle nuove generazioni, un’eredità di impegno quotidiano e passione per la ricerca. E’ il significato di cui si carica il nuovo numero della Rassegna Storica Irpina, all’indomani della morte del generale Nicola Di Guglielmo, pilastro portante del progetto, che aveva voluto fortemente rilanciare, coinvolgendo istituzioni, studiosi, scuole e territori. Un numero, a cui Di Guglielmo aveva lavorato senza risparmiarsi, che racconta la passione del generale per la salvaguardia delle radici, a partire dal saggio dedicato alla storia medievale di Andretta, in cui ricostruisce le vicende storiche del centro irpino dalla fine del V secolo al XVI secolo. E’ lo stesso generale a confessare come “La storia medievale è stato il primo amore della mia vita. Fin dalla infanzia ero affascinato dai cunti che mi raccontavano mia madre e una sua cara amica, analfabeta ma ricca di memoria e buona conoscitrice delle leggende d’amore delle mitiche coppie di Tristano e Isotta e di Ginevra e Lancillotto, cavaliere della Tavola Rotonda”. Di Guglielmo non nasconde le difficoltà di affrontare un periodo storico come quello rappresentato dal Medio Evo, a causa della scarsa documentazione e delle pochissime pubblicazioni esistenti. Tra le eccezioni il volume dedicato a “Il Medioevo” della “Storia illustrata di Avellino e dell’Irpinia”, a cura di Enrico Cuozzo, edita da Sellino e Barra. Per poi sfatare l’idea del Medio Evo come età dell’oscurità: “fu al contrario – scrive Di Guglielmo – un respiro in cui l’Occidente visse una delle stagioni più esaltanti” e non certo una parentesi tra i fasti dell’età classica  e lo scintillio dell’età moderna.  Un esempio arriva dal contributo offerto allo sviluppo sociale e culturale del Mezzogiorno da Bizantini, Longobardi, Svevi, Angioni e Aragonesi. Una storia che si intreccia con quella dell’affermazione del cristianesimo in Irpinia, di cui sono traccia preziosa le testimonianze presenti in numerose chiese antiche, come il complesso paleocristiano di Sant’Ippolisto ad Atripalda, la Basilica di Prata e i siti di Abellinum ed Aeclanum. Di qui l’attenzione rivolta a fonti storiche, epigrafiche e letterarie e ai reperti archeologici rinvenuti in numerosi luoghi del territorio, da Avella  a Compsa.

Cuore della Rassegna Storica, il saggio dedicato da Di Guglielmo alla storia di Andretta. L’autore attribuisce la nascita del centro altirpino come borgo abitato alla fine della guerra greco-gotica del 553-55, quando è ancora parte del municipio e poi della colonia di Compsa. E’ durante la guerra, infatti, che il territorio, dove pure esistevano già 4 agglomerati di ville rustiche – nelle contrade Cervino Aiafalca, nelle località Pero Spaccone e Bosco San Giovanni-Toppa Schiavi e a San Martino Scorziello – diventa accampamento dei due eserciti combattenti, accogliendo soldati sbandati e gli abitanti superstiti delle ville romane. Il centro fortificato costituirà, poi, il naturale presidio di difesa  avanzata della città di Conza, dagli attacchi dal Nord, dove si erano insediati i Longobardi. Una storia, quella degli insediamenti alternatisi sul territorio, ricostruita attraverso migliaia di reperti archeologici, rinvenuti sul suo suolo, pubblicati sui numeri de L’Eco di Andretta dal 1991 al 2015. Se il paese appare per la prima volta con il toponimo Andri, in una bolla del 1101 del papa Pasquale II e poi nella bolla di Alessandro III nel 1168, che attesta la presenza delle chiese di San Pietro, San Potito e San Giovanni, il territorio appare già abitato nel Paleolitico Inferiore. Nell’ordinamento del catalogo dei Baroni emanato nel 1147, ritroviamo, invece, Andretta come feudo affidato al feudatario Aleramo Folleville, dipendente dal conte di Conza Gionata di Balvano, al quale successero numerosi feudatari, dai Caracciolo fino a Giulio II Imperiale. Preziosi anche i documenti della cancelleria angioina, i cui originali furono distrutti dai nazisti in ritirata, con l’incendio della villa di San Paolo Belsito, consultati, grazie alle copie realizzate, da Francesco Scandone nel suo studio dedicato a “L’Alta Valle dell’Ofanto” con un volume sul “Feudo e il comune di Andretta dalle origini all’eversione della feudalità”. “Si può ritenere – scrive Nicola Di Guglielmo – che la crescita del borgo, la sua autonomia istituzionale e quindi la storia del nostro paese vada collocata in epoca anteriore all’arrivo dei Longobardi e cioè alla conclusione della guerra greco gotica, secondo la felice intuizione di mons. Donato Antonio Castellano”. Un’ipotesi avanzata anche da mons. Angelo Acocella e avallata dallo storico Francesco Scandone. Né Di Guglielmo dimentica i contributi alla ricostruzione della storia di Andretta di don Pasquale Rizzo con il suo “Andretta nella sua storia” e Michele Ciasca, insegnante elementare con il suo poema. Un saggio, quello che apre il numero della Rassegna Storica, che diventa l’occasione per ripercorrere l’impegno della pro loco e della comunità andrettese nel processo di riscoperta e valorizzazione della propria storia con la pubblicazione dello studio dello Scandone, l’istituzione delle Giornate Storiche Andrettesi, la nascita de ‘L’eco di Andretta e numerosi articoli, convegni e presentazioni.  Grande l’attenzione rivolta anche alle chiese del territorio, dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta sorta nel Medioevo a quella dell’Annunziata, risalente al 1200 fino al santuario della Stella Mattutina. Di Guglielmo si sofferma, infine, sull’isolamento che caratterizzerà nei secoli Andretta, collegata solo da qualche via adatta ai carri agricoli, con l’unica eccezione della Via Appia e della via Di Melfi, realizzata solo nel 1600.

Di notevole interesse anche lo studio di Fiorentino Alaia che ricostruisce la vita socio-religiosa nel XII e XIII secolo, da Avella a Montevergine, a partire dallo studio del fondo pergamene dell’Archivio di Montevergine. E’ con Alberto, priore della comunità monastica di Montevergine, che rispecchia lo spirito di povertà e fedeltà di San Guglielmo che il cenobio benedettino cresce e si espande con nuove fondazioni sostenute dalla carità dei fedeli e dalle donazioni di agiati signori. Dalle terre offerte da Avella al Monastero di Montevergine per ottenere la remissione dei peccati fino ai territori di Sirignano che per 300 anni rimarranno nelle mani degli abati di Montevergine. Saranno loro a bonificarle, provvedendo a regimentare le acque, sistemando i terreni a pascolo e incrementando le coltivazioni arboree. Queste donazioni assicureranno al monastero di Montevergine quella rendita che consentirà la realizzazione delle opere di carità a favore dei bisognosi. Un itinerario che prosegue con il saggio di Maria Grazia Cataldi dedicato a “La chiesa dell’Annunziata nella storia del feudo di Serino”, la cui storia si intreccia con quella dei Caracciolo di Avellino. Sarà, infatti, Tommaso de Franchis a cedere la terra di Serino nel 1629 al principe di Avellino Marino Caracciolo. La chiesa dell’Annunziata sorgerà intorno al 1412, quando sarà ceduta ai Padri Benedettini dell’Abbazia del Salvatore, raccogliendo l’eredità dell’antica chiesa di San Biagio risalente al 1309. Una chiesa di gran pregio per le cappelle antiche, come quella dell’Epifania con riferimento al quadro de “L’adorazione dei Magi” e per la bellissima tela raffigurante “l’Incoronazione della Vergine nella Gloria del Paradiso”, attribuita a lungo erroneamente al pittore Michele Ricciardi e, invece, opera di Filippo Pennino.

A ricostruire le vicende del gastaldato e della contea di Avellino è il bel saggio di Anna Maria Sabia. Uno studio che sottolinea la totale mancanza di documenti dedicati a questa fase della storia cittadina. Solo in un documento datato 769, si incontra per la prima volta il nome di Avellino: un atto di donazione per mezzo del quale il ricco longobardo Leone destinava i suoi beni alla badia di Montecassino ed in usufrutto ad una sua zia, il casale di Pantano presso Benevento, dal quale dipendevano diverse curtes nel territorio di Avellino. La città non è più menzionata fino all’832, quando compare il gastaldo Roffrido. Punto di riferimento nella ricostruzione dei confini della circoscrizione le opinioni di Scandone elaborate nella Storia di Avellino: a sud il territorio dei Picentini  fin oltre Montoro, dove toccava il territorio di Nocera, ad Ovest il confine raggiungeva il territorio di Avella, lungo il contatto con Nola, a Nord terminava lì dove cominciava il territorio dei caudini, infine il gastaldato rasentava il confine col municipio di Montella. Scopriamo così che sarà Atenolfo a restituire ad Adelferio, discendente del grande Roffrido, il gastaldato di Avellino, concedendogli il titolo di Conte. A rivivere nelle pagine di Sabia una storia segnata da dispute e scontri tra signori, nel corso del quale Avellino sarà aggredita e occupata dai bizantini e che si concluderà nel 1070 con Adenolfo, ultimo conte longobardo e l’inizio della dominazione normanna.

Ma sono tanti gli spunti di riflessione che offre il numero, dallo studio di Domenico De Falco sul Pellegrinaggio a Montevergine in una pergamena del 1139 alla ricerca di Dario Ianneci sulle Origini normanne dei monasteri benedettini in Alta Valle dell’Ofanto. Prezioso anche il contributo di Giuseppe Acocella nel centenario della pubblicazione del volume “Gli edifizi e le opere del culto in Andretta” di Angelo Acocella che si sofferma sull’opera dell’arciprete di Andretta e poeta, a cui si deve la prima storia religiosa di Andretta.  “Angelo Acocella nacque in Andretta nel 1866 – scrive Giuseppe Acocella – e partecipò di quel movimento di idee che riteneva necessario ricostruire la storia della nazione partendo dalla comprensione del ruolo che i Comuni avevano svolto e rappresentato, fornendo quel quadri di conoscenza della realtà sociale e comunitaria che la cultura italiana più avveduta rivendicava e auspicava”. Un testo che si inserisce in un momento storico, decisivo per la storia del cristianesimo con la presa di coscienza del ruolo centrale della Chiesa nella storia civile e della società. Anche nello studio di Acocella le vicende legate alla Chiesa andrettese, agli edifici di culto forniscono, infatti, un quadro dettagliato della vita della comunità per oltre 4 secoli. Si prosegue, poi, con uno studio dedicato alla divisione del demanio di Bonito da Valerio Massimo Miletti e il saggio di Fiorenzo Iannino dedicato ai “Filangieri nel tardo Medioevo di Lapio”. Ed è ancora Di Guglielmo a ripercorrere le origini del corteo storico andrettese a partire dal viaggio del nobile genovese Gian Vincenzo Imperiale nel feudo di Sant’Angelo dei Lombardi e Andretta mentre Gaetana Aufiero, ne “L’orto agrario sperimentale della Reale Società Economia”, ricostruisce il ruolo delle Società Economiche nella promozione dell’istruzione agraria e dunque nella nascita dell’Istituto De Sanctis. Mario Baldassarre si sofferma, invece, sulla tutela, valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale portata avanti dal Società Italiana per la protezione dei beni culturali. Se Mario Ciarimboli dedica uno studio ai rapporti tra Hirpini e Romani, Andrea Siniscalchi va alla scoperta del Fondo Archivistico dell’Archivio di Stato “Amministrazione per le attività assistenziali italiane e internazionali”. Preziose anche le recensioni, da “Il grande inganno” a cura di Gianni Festa e Paolo Saggese al volume dedicato ai 25 anni del Corriere dell’Irpinia, da “Agorà. Ombre e storie nelle piazze d’Irpinia” a cura di Antonetta Tartaglia, Gianni Festa, Cecilia Valentino e Maria Grazia Cataldi alla Ricostruzione analizzata da Sabina Porfido e Efisio Spiga fino al volume di Gianluca Amore sulla distruzione della banda Manzo. Mentre un ulteriore contributo alla salvaguardia della memoria è offerto dai ritratti dedicati a Giovanna Ciaraldi con le sue attente ricostruzioni dei costumi antichi e dell’abbigliamento del ‘600 e Michele Guglielmo, insegnante che svolse un ruolo decisivo con l’Unla-Centro di cultura popolare nel contrasto all’analfabetismo, dal generale Di Guglielmo, ad Annamaria Carpenito Vetrano, indimenticata direttrice della Biblioteca Provinciale, da Marisa Anzalone e Pellegrino Capaldo, docente alla Sapienza e alla guida di numerosi istituzioni bancarie, a cura di don Gerardo Capaldo.

L’ultimo numero della Rassegna Storica sarà presentato il 13 maggio, alle 16,30, a Palazzo Caracciolo. Interverranno Filippo D’Oria e Maria Grazia Cataldi, vicepresidenti Società Storica Irpina. Relazioneranno il professore Giuseppe Acocella, Rettore Università Giustino Fortunato di Benevento, Michele Miele, sindaco di Andretta. Modera il direttore del Corriere Gianni Festa.

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Floriana Guerriero

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