Non disperdere il patrimonio di impegno e partecipazione che ha condotto alla vittoria del no ma farne il punto di partenza di una nuova progettualità in difesa di libertà e democrazia. E’ il senso dell’assemblea che ha riunito questo pomeriggio a Palazzo Caracciolo i comitati del no, all’indomani della vittoria del referendum sulla giustizia. “I sondaggi – spiega Maria Grazia Papa, attivista tra i riferimenti del comitato -sono stati sbugiardati, poichè in tanti davano per scontata una vittoria del sì. Si è stabilito un raccordo tra tutti i comitati, da quello dei magistrati a quello della società civile che ha svolto un lavoro capillare, riuscendo a raggiungere giovani e meno giovani, attraverso una semplificazione di temi molto tecnici”. Papa sottolinea come “Questo “No” ha rappresentato il rifiuto dei quesiti referendari, che andavano a scompaginare una parte dell’assetto esistente, ma è anche il risultato di tutto ciò che era stato già smantellato: il sistema sanitario nazionale, il lavoro, il sistema educativo. Il forte coinvolgimento dei giovani si spiega anche con la volontà di esprimere il loro dissenso su tematiche legate al loro quotidiano, la loro condizione rispetto al lavoro e alla precarietà, e la questione della guerra, che pesa enormemente sulle nostre spalle. Poichè la guerra testimonia la prepotenza esercitata da alcuni popoli su altri ma è anche una delle causa del dilagare della povertà Questo referendum è stata la risposta alla sensazione di non contare che vivono da tempo i cittadini. I cittadini non accettato che venisse proposto loro un quesito su cui il governo dava per scontato il sì”. E ribadisce come “Ora bisogna capire come leggerlo, come ampliarlo e come interpretarlo politicamente, perché è stato soprattutto un referendum politico. Era troppo tecnico perché le persone potessero soffermarsi sui dettagli, e quindi si sono concentrate sull’impatto politico complessivo”.- L’avvocato Giorgio Fontana sottolinea come questo incontro “vuole essere innanzitutto un ringraziamento alla città per un risultato che ha visto Avellino seconda città in Campania, per numero di voti contro la riforma costituzionale e tra le città con la percentuale più alta di voti contrari nel Sud. Ma vuole essere anche l’occasione per riflettere sul tema della Costituzione e della sua difesa. Perché i progetti governativi, o della maggioranza parlamentare, erano tre: questo referendum, il premierato e l’autonomia differenziata. Tutti e tre intervengono su punti importantissimi della Costituzione. Si tratta, quindi, di un disegno complessivo di riorganizzazione costituzionale che non ci convincono. Speriamo quindi che questa maggioranza e questo governo riflettano bene prima di proporre ulteriori riforme costituzionali che possano disarticolare il disegno dei Costituenti. Credo che le strade da seguire debbano essere quelle della democrazia, della giustizia sociale e del movimentismo dal basso”. E chiarisce come “abbia prevalso un atteggiamento di difesa della Costituzione, in un momento di grande incertezza e di prospettive future poco chiare, sia per l’Europa sia per l’Italia. Mentre la Costituzione appare come una delle poche certezze rimaste in questo momento”.
Il magistrato Domenico Gallo pone l’accento sulla vittoria della società civile, grazie a una mobilitazione diffusa di associazioni e cittadini e al risveglio politico dei giovani, scaturito dalla consapevolezza dell’inaccettabilità del genocidio in Palestina “Sono stati parte attiva della società civile, hanno compreso che la posta in gioco non era la divisione della carriere ma la costituzione. Da questo punto di vista il Sud ha svolto un ruolo politico importante, trainando il no verso la vittoria. Si tratta di capire come non disperdere questo risultato, a partire dalle politiche perchè la Costituzione non resisterebbe ad un’altra legislazione come questa. Dobbiamo prepararci a dire altri no”. L’avvocato Raffaele Tecce spiega come i comitati hanno saputo tradurre il referendum tecnico in una battaglia in difesa dei principi, di qui la necessità di riflettere, a partire dal risultato, “su che futuro vogliamo per il paese”. Rita NIcastro parla di un vento nuovo portato dal referendum “I giovani sono stati i grandi protagonisti perchè noi adulti abbiamo fatto capire loro quale era la posta in gioco, abbiamo così ritrovato la dignità e l’orgoglio di essere cittadini e oggi chiediamo con forza che la Costituzione sia attuata. E’ la conferma che la società è miglior di chi li governa, ora è tempo di far sentire la nostra voce e far prevalere le ragioni della democrazia anche nel governo della nostra città”.
Ermanno Simeone parla di un fiume di consensi che si è ingrossato giorno dopo giorno e pone l’accento sul pluralismo che ha caratterizzato la battaglia “E’ stato un voto di natura patriottica, nella convinzione che la Costituzione sia un elemento fondativo della patria. Un voto che ci riempie di responsabilità di fronte a un governo che vuole condizionare il futuro attraverso l’autocrazia. Il tema resta quello dell’uguaglianza in una società in cui rischiamo di trovarci di fronte a nuove forme di ingiustizie e alla rottura di nuovi equilibri costituzionali”. L’avvocato Pasquale Acone ribadisce la fierezza di “aver combattuto dalla parte giusta, contro una legge sbagliata che chiedevano fosse approvata senza che ci fosse stato alcun dibattito. Una battaglia che ha riacceso in tanti la passione politica ed è da qui che dobbiamo ripartire”. L’avvocato e scrittrice Emanuela Sica parla di un traguardo importantissimo che non sarebbe stato possibile ottenere senza il sostegno dei giovani. Italia D’Acierno, segretaria provinciale Cgil Avellino, sottolinea la scelta di confrontarsi sui territori con chi la pensava diversamente, una battaglia portata avanti con il sostegno delle sezioni locali di partiti come il Pd “Ho toccato con mano come l’indipendenza dei magistrati sia stata fondamentale nelle vertenze per tutelare i diritti dei lavoratori. Tuttavia, resta in tanti cittadini la mancanza di fiducia nei confronti della rappresentanza. Non tutti coloro che hanno votato al referendum voteranno alle politiche. Di qui l’impegno perchè la Costituzione sia attuata, perchè i cittadini ritrovino fiducia nei loro rappresentanti”. E ricorda che “anche in città corriamo un pericolo forte se il centro sinistra non riesce a trovare la quadra”.
Il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa ricorda il contributo del Mezzogiorno nella vittoria del no “UN voto che chiama chi governa a a guardare al Mezzogiorno e alla risoluzione di problemi reali come disoccupazione, precariato e spopolamento. Ecco perchè il Comitato non deve fermarsi ma deve portare avanti il suo impegno contro l’autonomia differenziata. Dobbiamo fare di questa mobilitazione uno strumento per rilanciare il Sud”. Stefano Iannillo dell’Arci sottolinea come la vittoria del no sia stato il frutto della stagione referendaria “Oggi dobbiamo fare ì che i voti tornino a contare. Sabato siamo scesi in piazza per dire no a qualsiasi forma di potere che veda un uomo solo al comando. Dobbiamo portare avanti la battaglia democratica e individuare i nodi antidemocratici nella provincia per dare pieno valore al voto referendario, Non possiamo dimenticare che intanto sono stati votati il decreto sicurezza, i diritti sociali continuano a essere negati, la battaglia deve essere condotta territorio e territorio”. Alfonso Bruno di Insieme per Avellino ribadisce la necessità di restare uniti per difendere il territorio e il patrimonio di valori della Costituzione mentre Lello De Stefano, esponente del Pd, chiarisce come la vittoria del no “ci restituisce la consapevolezza che c’è sul territorio il seme per portare avanti battaglie in difesa della libertà”. Loredana Bellizzi ricorda come il referendum abbia dimostrato “che i giovani vogliono partecipare alla politica ma non si riconoscono nei partiti” mentre l ‘avvocato Anastasia Giglio rivendica il ruolo svolto dall’avvocatura nella vittoria del no. A Maria Grazia Papa a tirare le conclusioni del confronto, lanciando l’idea di un laboratorio sul territorio, di uno spazio dove discutere temi importanti e mette in guardia le formazioni che scelgono di “restare arroccati nelle proprie posizioni senza confrontarsi con i cittadini”.





