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Castelfranci, il gruppo teatrale Enzo Barbone sorprende ancora nel segno di Eduardo De Filippo

E ritornano. Puntuali, efficaci, brillanti. Quest’anno con un appuntamento in più. Sabato per bambini e ragazzi, la Prima il giorno dopo, con replica la domenica successiva, e ancora la seguente, un fuori programma per le numerose richieste da parte di tanti, che volevano essere nuovamente presenti, e di chi non aveva trovato posto nelle date prefissate pur arrivando in largo anticipo. Se la rappresentazione non fosse stata, come sempre, a titolo gratuito, si sarebbe parlato di sold out e di record di incassi. Il pienone c’è stato e l’incasso è stato l’enorme successo con complimenti ampi e diffusi.

E l’incerto mese di marzo con la discontinua primavera arriva con lo spettacolo tanto atteso che chiude il lungo inverno dei nostri paesi e apre una nuova stagione di speranze.
I protagonisti sono loro, gli interpreti, con il collaudato mix di esperienze e di forze giovani, con le graduali e giuste novità, ulteriori ingressi che anche quest’anno hanno arricchito la squadra. La compagnia include diverse fasce di età, si creano e rafforzano legami, nascono sincere amicizie.

Come si verifica da decenni la coordinatrice e regista è Agostina Perillo, l’insegnante che con intatta dedizione e competenza si spende in modo sapiente, sceglie i testi, indica ruoli e favorisce relazioni di affetto.
Quest’anno tocca ad Eduardo De Filippo, che all’età di ventidue anni scrive la commedia Uomo e galantuomo, incentrata sull’ipocrisia della borghesia di provincia, ricca di tanti stimoli e spunti di riflessioni, con battute, gestualità e mimica che provocano sorrisi e un mondo di risate che risuonano fragorosamente. Nel teatrino parrocchiale, intitolato all’indimenticabile don Vincenzo, si ha la sensazione di sentire i suoi passi, la voce, gli insegnamenti e i rimproveri.
Nello stesso tempo non si può dimenticare che il gruppo teatrale è denominato Enzo Barbone, il giovane padre e componente del gruppo, che viene sempre citato con un dolce e sentito ricordo.
Il pubblico è intergenerazionale: nonni, famiglie, giovani, giovanissimi, all’appello non manca proprio nessuno. Non pochi accorsi anche dai paesi vicini. Presenza costante è il parroco, don Enzo, che partecipa in modo intenso con l’abituale discrezione.

Il clima di unione con gioia diffusa attraversa la platea. Una bella immagine di concordia che riflette la grande passione dei protagonisti e il loro sentirsi un corpo solo, preparati per offrire ore di stimoli e distensione.
È naturale pensare che questo gruppo potrebbe dedicare il proprio tempo a tutt’altro, invece affianca alle normali giornate di studio e lavoro un forte impegno, accompagnato da sacrificio gratuito, con la ricompensa del piacere di stare insieme fra cultura e divertimento.

Gli attori sono coscienti di ottenere il sostegno convinto dei compaesani che li apprezzano molto. Quando si affaccia l’autunno, si aspetta di vederli correre in direzione della casa canonica per allestire una nuova rappresentazione che raccoglie spontaneamente applausi e consensi unanimi, dà sollievo e tanta serenità.
Si accende una luce, che è gratificante ritrovare ogni anno. Risultano preziosi anche per la grande carica trasmessa, l’entusiasmo contagioso donato e l’immagine di allegria seria e composta che ci consegnano e che noi conserviamo con cura.

Felice Santoro

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