“Penso che il calo di consensi enorme sia fisiologico rispetto a un M5S che è nato come forza populista e che ha esaurito la sua spinta iniziale. Penso che questo tipo di populismo, un po’ come quello di Vannacci, ha stancato gli elettori. E questo lo si vede dai dati dell’astensionismo mentre la grande forza del M5S era stata proprio quella di portare a votare le persone, basti pensare agli 11 milioni del 2018”.
Così in un’intervista a Il Resto del Carlino, Vincenzo Spadafora, ex ministro M5S nel governo giallo-rosso. “Ora – aggiunge -, se vediamo le Regionali, il M5S ha più che dimezzato i voti, al di là della sua storica fragilità nel radicamento sui territori che Conte aveva peraltro promesso di superare, almeno negli ultimi quattro anni, e che, invece, non si è visto. Secondo me, il tema vero è che il M5S sta andando su una scia naturale e questo preoccupa per il bene del centrosinistra, in un’ottica di rappresentare l’alternativa al governo Meloni, ovviamente”. “Penso che Fico vincerà le elezioni – prosegue -, ma non in modo semplice. Il clima non è positivo, ma d’altra parte, dopo 15 anni che il M5S sollecita la sua comunità, in particolare in Campania, a odiare il Pd, poi non puoi pretendere che il tuo elettorato digerisca rapidamente questa alleanza. Il dato della Campania ci dirà molto sullo stato di salute del M5S a livello nazionale”.
E ancora: “Non c’è oggi, all’interno del centrosinistra, una forza che possa raccogliere il consenso di elettori che non voteranno mai Meloni, ma che non si riconoscono nell’attuale Pd o nel M5S. Quindi, che ci sia la necessità di un quarto progetto politico che risolva la domanda politica di questa fascia di elettorato, è un dato di fatto. Con l’associazione Primavera stiamo andando sui territori per mettere insieme persone che hanno una forte credibilità per quello che già fanno, dei ‘leader territoriali naturali’ e stiamo dicendo ‘utilizziamo anche la vostra credibilità per fare in modo che le persone possano avere fiducia’ conclude Spadafora.


