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Riforma giustizia, l’ex procuratore nazionale Antimafia De Raho: “La separazione delle carriere renderà più deboli sia i giudici che i pm. Sarà un danno per i cittadini”

La riforma della giustizia al centro del dibattito, promosso, oggi dal circolo della stampa, dal M5s sui temi della legalità, della lotta alla criminalità organizzata e della giustizia. Al confronto tra istituzioni, mondo giuridico e società civile,  moderato dal direttore del Mattino Gianni  Colucci hanno preso parte l’onorevole Federico Cafiero De Raho, già Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, oggi vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e vicepresidente della Commissione Bicamerale Antimafia, la deputata del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso, capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera, Annamaria Torre, figlia dell’avvocato Marcello Torre, il “Sindaco Gentile” di Pagani (Sa), assassinato dalla camorra nel 1980 e l’avvocato Gaetano Aufiero, presidente della Camera Penale di Avellino.

I saluti introduttivi sono stati affidati al vicepresdente del M5S, Michele Gubitosa, alla rappresentante del Gruppo Territoriale di Avellino Sara Spiniello, e all’avvocato Massimo Mingarelli, referente progetti del gruppo.

«Io non voglio guardare questa riforma dalla prospettiva dei giudici, ma – ha affermato Gubitosa – da quella dei cittadini. La domanda vera è una sola: questa riforma della magistratura serve davvero ai cittadini? La risposta, purtroppo, è no. Lo si capisce ascoltando gli interventi in Aula dei colleghi di maggioranza: quando si parla di come questa riforma dovrebbe migliorare la vita delle persone, il dibattito si concentra quasi sempre sulle vite rovinate di chi viene arrestato ingiustamente, perché pubblico ministero e giudice concordano tra loro gli arresti.E su questo punto, sia chiaro, sono d’accordo. Nessuno vuole vivere in un Paese in cui a un cittadino innocente viene distrutta la vita prima che ci sia una sentenza definitiva, o per una detenzione ingiusta perchè giudice e pm si mettono d’accordo. Ma la domanda resta: questa riforma risolve davvero quel problema? No, non lo risolve. Perché già oggi giudici e pubblici ministeri non possono mettersi d’accordo di notte per decidere un arresto. E se una piccolissima parte lo fa, commette un reato. È già illegale oggi. E allora perché, con le carriere separate, improvvisamente non dovrebbero più farlo illegalmente? Solo perché le carriere sono divise?».

Nel suo intervento, il presidente della camera penale irpina, Gaetano Aufiero ha sottolineato l’importanza di una corretta informazione: «In questi giorni sto assistendo a una serie di mistificazioni e alla divulgazione di notizie totalmente false, spesso diffuse con evidente strumentalità. Si parla di attacco alla democrazia, di attacco alla Costituzione, di pieni poteri: sono tutte affermazioni prive di fondamento. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la riforma. L’importante è leggerla, comprenderla e, da parte di tutti — favorevoli o contrari — dare notizie vere, evitando di abusare della credibilità popolare, come purtroppo molti stanno facendo».Sul merito, ha ribadito con fermezza: “Questa non è una riforma contro i magistrati, né una riforma animata da spirito di rivalsa nei confronti della magistratura. Dire il contrario è del tutto falso. È una riforma che porta verso un processo giusto, in linea con l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità tra accusa e difesa, tra pubblico ministero e difensore».

E ha proseguito spiegando: «La riforma mira a impedire che il pubblico ministero continui ad avere la stessa carriera del giudice, evitando così ogni possibile influenza sulle valutazioni del giudice, in particolare di quello per le indagini preliminari. È un passo avanti verso un processo equo e trasparente».In conclusione, Aufiero ha rimarcato: «Non vi è alcun attacco alla magistratura, nessun suo depotenziamento, né alcuna sottomissione del pubblico ministero al potere esecutivo. Non c’è scritto questo da nessuna parte. Si agitano falsi problemi, con chiara volontà mistificatrice, e questo non va bene».

Totalmente opposta ad Aufiero la posizione dell’ex procuratore nazione Antimafia De Raho: «La separazione delle carriere dei magistrati renderà più deboli sia i giudici che i pm e questo sarà un danno per i cittadini, perché con un pm debole sarà più difficile avere giustizia nei confronti dei potenti. Questa riforma- ha aggiunto- altera il rapporto tra politica e magistratura perché la separazione dei poteri è alla base della nostra democrazia e questa riforma determina un’incidenza enorme sulla separazione dei poteri. I padri costituenti vollero un ordine giudiziario unitario, con un unico Csm, per bilanciare il potere giudiziario con il potere politico e assicurare alla magistratura una collocazione non subordinata alla politica».

Poi si rivolge rivolgendosi ad Aufiero  spiega che il Consiglio Superiore ha due funzioni: “ha una funzione di autogoverno e quindi disciplina di volta in volta le esigenze del processo, le esigenze di cause, organizzazione degli uffici del pubblico ministero e dei giudici. L’ altra funzione fondamentale che è quella di autotutela”

“Quando un domani il Consiglio Superiore della Magistratura sarà solo requirente, si dirà: e’ il solito consiglio superiore autoreferenziale che parla per difendere i suoi appartenenti. Questo è lo scopo. Lo scopo è dividere per poter controllare e per impedire il controllo di legalità. Voi avvocati, che siete la difesa della libertà delle persone, la difesa della legalità, voi che siete dei professionisti così attenti, come fate a non vedere queste cose, che per me sono chiarissime? Le vedo veramente in un mondo talmente chiaro che non riesce a capire come l’altra parte le veda in un modo diverso. E’ evidente quando un domani il Csm non avrà più nemmeno l’esercizio dell’azione disciplinare, o meglio la valutazione e la decisione. Sapete bene che l’azione disciplinare appartiene al Procuratore Generale della Corte di Cassazione e al Ministro della Giustizia. Quindi lo stesso Nordio, quando si lamenta che non vanno le cose, ma perché non fa impugnazione? Ma perché si lamenta sempre? Allora diciamo che la disciplina, è fondamentale. Perché attraverso la sanzione disciplinare si orienta il pubblico ministero, si orienta il giudice”.

Il vero danno  per il presidente della commissione bicamerale e’ causato ai cittadini: “Ma di quale autonomia e indipendenza parlano, nel momento stesso in cui hanno tolto al Csm il potere disciplinare, l’hanno separato, l’hanno diviso, indebolito. Gli attacchi che ci sono oggi, domani, saranno degli attacchi che andranno a segno e condizioneranno il pubblico ministero e il giudice al punto che
il cittadino ne risentirà. La verità è che il cittadino, che ha un solo garante dei propri diritti, la magistratura. Perché l’unica realtà a cui si possono rivolgere i cittadini liberi, che subiscono soprusi dalla politica e dai centri di potere hanno soltanto la Magistratura. Quando la Magistratura e’ debole, non va contro un potere forte. Non ci va perché non sara’ difeso dall’ interno e nemmeno all’esterno. Sara’ attaccato e cominceranno a dire: ma chi me lo fa fare? Ecco quale sarà la conseguenza. Come si fa a non vedere tutto questo?Mi dispiace perché anche parlando con le persone in buona fede, non si riesce a vedere cosa c’è dietro”.

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