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Santa Lucia di Serino e le bombe del ’43

di Ottaviano De Biase

9 settembre 1943. Il quartier Generale dei Tedeschi era a Santa Lucia di Serino, nella Casa di Riposo per anziani “Onofrio De Filippis”. Gli Alleati, completato lo sbarco a Salerno, si proposero di salvaguardare i principali centri sensibili come acquedotti, centrali elettriche, palazzi di governo, caserme, ponti, ferrovia, eccetera. Uno di questi centri sensibili era l’acquedotto di Napoli. Col lancio di paracadutisti fecero in modo di impedire ai Tedeschi, presenti sul territorio con le loro truppe corazzate e con i loro blindati, di sabotare le condutture del citato Acquedotto di Napoli.

La mattina del 15 settembre, infatti, qui a Serino comparvero gli aerei delle forze alleate la cui missione appunto fu quella di distruggere le varie batterie antiaerei nemiche posizionate lungo tutta la dorsale alle spalle di Santa Lucia. Non ci è dato conoscere l’ammontare dei danni materiali; quello dei morti sì. Nella sola frazione di Ferrari, per esempio, al cessato allarme, rimasero per terra: Raimondo, Leonilda, Settimio Belfiore, Margherita Tecce, Virgilio, Lilina e il marito Francesco De Pascale; dalla frazione Grimaldi invece morirono Eustachio e Michele Manzo, Rosa Vistocco. A questi va aggiunto Potenza Domenico, freddato dai soldati tedeschi per il solo fatto di essersi appartato in un campo di granturco. Quanto ai feriti abbiamo Michelina Pelosi alla quale si rese necessario l’amputazione del braccio sinistro; abbiamo un calabrese, sfollato a Serino con famiglia dal regime fascista, anch’esso gravemente ferito da una scheggia alla gola. Ve ne sarebbero anche altri ma non ci vengono segnalati i nomi.  Né ci vengono segnalati i nomi delle tre persone morte a Santo Stefano sempre al seguito dei bombardamenti. Sui bombardamenti abbiamo un filmato inedito di circa 20 minuti…

E’ in questa fase che la gente spaventata corse a cercarsi un riparo chi sotto il traforo ferroviario Serino-Solofra, chi nelle grotte dei briganti in località Favale, altri nei pressi della sorgente Tornola. E’ durante questo fuggi fuggi che i Tedeschi fecero saltare i ponti sul fiume Sabato, quello lungo la strada per San Biagio, che minarono la vecchia via sterrata che da Serino porta fino a Santa Lucia.

 

Testimonianze prese a viva voce, La prima:

Felice De Luca, classe 1920, di Santa Lucia di Serino, testimone oculare.

Quando nell’Ottanta l’intervistai mi raccontò del bombardamento del 22 settembre cioè di quando insieme al suo coetaneo Francesco Nasta e ad altri suoi compagni, soccorse due piloti il cui aereo era stato appena abbattuto dalla contraerea tedesca e, nonostante il pericolo, riuscirono ad estrarre i due occupanti ancora vivi e una volta avvolti in un lenzuolo di fortuna li trasportarono fin davanti alla chiesa di San Rocco dove purtroppo da lì a poco spirarono. Mi raccontò pure di altri nove soldati alleati e di altri sei tedeschi, seppelliti in località “fuori le mura”, i cui corpi furono riesumati e restituiti alle rispettive nazioni soltanto a guerra finita.

 

La seconda si tratta di un’intervista rilasciata da una suora delle Clarisse:

“Dopo i primi bombardamenti, racconta, un’incursione più minacciosa del solito puntava dritto sulla “Casa di Riposo De Filippis”, sede prescelta dal comando tedesco a Serino. Sembrava che queste mura secolari volessero seppellirci vive da un momento all’altro tant’è che noi suore abbiamo vissuto ore spasmodiche. Il muro del corridoio che portava al refettorio era crollato, il fabbricato si era tutto lesionato. Mentre si temevano nuove incursioni, si era sparsa la voce che il monastero era stato minato, per cui incombeva il pericolo di distruzione da un momento all’altro.

La Badessa Sr. Maria Alfonsina Titomanlio, su consiglio del parroco don Antonio Pelosi, che allora era anche confessore ordinario del monastero, insieme alla probanda Angelina De Piano, di Santa Lucia, in cambio di un ricovero più sicuro, acconsentì di lasciare il monastero. Ogni religiosa fu munita di una piccola sacca con l’indispensabile e il breviario. Dopodiché, sbarrata ogni via di accesso alla clausura, siamo uscite di notte dalla chiesa e, per la mulattiera che da dietro alla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo si inerpica verso la montagna, aggirandola abbiamo raggiunto il ricovero consigliato, presso la famiglia di Francesco Montella sopra San Rocco.

Il parroco, avendo portato la pisside con la SS.ma Eucaristia, trasformò lo studio del geometra Montella in cappella. E dato che, nel frattempo, i soldati tedeschi si erano appostati con le loro mitragliatrici nei pressi della chiesa di San Rocco, l’intera area, noi suore, e un poco tutti gli abitanti di Santa Lucia, alle prime ore del 22 settembre, che ripresero i bombardamenti, fummo costretti a sloggiare e a trovare riparo nel cuore della montagna, sviando razzi sganciati dagli aerei e il rombare cupo e continuo dei cannoni.

Al cessato allarme noi Clarisse fummo accolte e poste al sicuro nella casa di Francesco Nasta, sita sempre nel rione San Rocco, dove fummo caritativamente accudite da questa famiglia e sia dai parenti delle suore Maria Teresa De Luca, Maria Immacolata Masucci e Maria Giuseppa De Luca, tutte figlie di Santa Lucia di Serino.

Essendo nelle vicinanze la cappella della Vergine del SS.mo Rosario di Pompei, di proprietà del sacerdote don Domenico Pelosi, ci fu anche data la possibilità di fare la comunione tutte le mattine. Che nella cantina dove ci avevano sistemate fummo raggiunte da altre cinque suore, figlie di San Paolo, giunte da Salerno sempre al seguito di questi continui bombardamenti.

Il 1 ottobre, primo venerdì del mese, conclude la cronista, fu a noi concesso di rientrare in convento. Ci sembrava rivivere, dopo tanto soffrire; ma girando per il Monastero quale strazio! Vetri rotti e calcinacci ingombravano tutto, il giardino era coperto di schegge; la montagna, che nelle notti dal 23 al 25 era stata tutta in fiamme, era irriconoscibile. Il fuoco aveva lasciato illeso il nostro ‘jardino’. Come non ringraziare il buon Dio?

 

Sul piano militare si è potuto accertare che, la notte del 27 settembre del 43, mentre l’VIII.a Armata anglo-americana man mano che prendeva possesso dell’Alta Valle del Sabato, i soldati tedeschi abbandonavano le loro cose e prendevano la via per Cassino…

All’alba del 28, gli alleati presero possesso del territorio. Ma, mentre erano in corso i festeggiamenti, si venne a sapere che una camionetta, con a bordo un Capitano statunitense e una persona del posto che gli faceva da interprete, era saltata in aria, uccidendo entrambi gli occupanti.

Mio nonno Domenico, medagliato sul fronte del Carso, mi raccontava di quando la notte del 27, questi Tedeschi, in ritirata, gli portarono via la giumenta, il maiale, e varie derrate alimentari custodite nel ‘cellaro’ e un barile di vino: si arrese solo dopo che uno dei soldati presenti aveva puntato il mitra contro i suoi figli…

 

L’anno appresso, esattamente il 22 settembre 1944, la popolazione di Santa Lucia si diede appuntamento nella chiesa delle Clarisse, ove per l’occasione fu esposta per la prima volta al pubblico la tela secentesca della Madonna del Carmelo ed ove fu celebrata una Messa solenne di ringraziamento con la partecipazione di vari frati minori della Provincia Salernitano-Lucana, di tutti i sacerdoti della Forania e di Don Olivieri, parroco di Ospedaletto d’Alpinolo, la cui omelia fu centrata sulla necessità di voltare pagina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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