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Mentre la campagna elettorale per le amministrative prosegue verso il traguardo del 3 ottobre nel disinteresse quasi generale, faticando a suscitare l’attenzione dei cittadini chiamati ai seggi, un altro argomento irrompe nel dibattito politico e sembra destinato a restare sulla scena anche dopo il voto. Si tratta della violenza, verbale, fisica, minacciata e commessa nei confronti di avversari, competitori, ex alleati, quando non di intere categorie sociali. Ieri “La Stampa” ha meritoriamente dedicato due pagine alla vicenda di una chat della giunta comunale di Voghera nella quale gli interlocutori si abbandonavano a espressioni razziste contro giornalisti, rivali politici, immigrati, rei di disturbare la quiete pubblica o semplicemente di sollevare problemi attinenti alla vita della città. Si riportano frasi come: “Finché non si comincia a sparare sarà sempre peggio” e simili. La conversazione, registrata a giugno, resta senza conseguenze; ma un mese dopo, sempre a Voghera, un assessore (che non aveva partecipato alla chat), nel corso di una colluttazione con un immigrato marocchino, aveva sparato, uccidendolo. Ora è agli arresi domiciliari, e si è saputo che deteneva proiettili da guerra, assolutamente vietati. La storia della chat è venuta alla luce perché un altro componente della giunta comunale, una donna, commentando i fatti, aveva detto pubblicamente: “Domani spariamo davvero…assoldo i miei operai e scendiamo in piazza”. La frase viene ascoltata da un giornalista del “Foglio” che la pubblica. A quel punto la frittata è fatta: l’assessora è costretta a dimettersi, ma non ci sta: era una goliardata, qui non c’è razzismo, “direi che tutti, tranne due assessori, ci confrontavamo in quel modo…anche la sindaca faceva battute sgradevoli”.

Un tempo, Voghera era considerata la metafora della provincia italiana, piccolo-borghese, moderata, sonnacchiosa, benpensante. Ora non più, a quanto pare. Secondo l’assessora dimissionata tutto dipende dal tradimento delle promesse elettorali in tema di sicurezza fatte dalla Lega in campagna elettorale e non mantenute una volta arrivata al governo. A Voghera, e non solo, c’è la tendenza a derubricare l’episodio alla stregua di una chiacchiera da bar che non avrebbe dovuto superare le mura del locale, ma c’è anche chi invece si allarma, come l’europarlamentare leghista Gianna Gancia, sempre riportata dalla “Stampa” che dice: “Nel partito si deve aprire un dibattito serio, dato che purtroppo non si tratta di casi isolati…ci vuole una linea chiara e condivisa. Altrimenti siamo al Far West, pistole comprese”.

Forse il dibattito dovrà coinvolgere anche altre forze politiche, oltre la Lega. Sempre ieri i giornali, non solo “La Stampa”, riportavano la cronaca di un comizio del leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte a Montevarchi (Arezzo), interrotto da frasi del tipo “Fatelo fuori!”, “Sparategli!” indirizzate da qualcuno del pubblico a Matteo Renzi, evocato dall’oratore quale responsabile dell’ultima crisi di governo. Anche Conte, ma solo dopo qualche ora, ha preso le distanze dalle minacce della piazza grillina; ma resta la sgradevole impressione, nell’un caso come nell’altro, della difficoltà di due partiti di governo a fare i conti con un passato più o meno recente nel quale l’ingresso in politica si è accompagnato  ad una violenza verbale condita di minacce fisiche che non hanno risparmiato nulla e nessuno; e se ora fa sensazione vedere personaggi che solo un paio di anni fa corteggiavano i facinorosi di mezza Europa, cambiare d’abito e presentarsi in società come se nulla fosse accaduto, c’è da chiedersi quanto possa pesare nel discorso pubblico il residuo di odio e di intolleranza seminato durante l’irresistibile ascesa alla conquista del potere.

di Guido Bossa

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