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Settantuno, al Teatro 99 Posti i fascismi on line e la banalità dell’odio

Sceglie di rivolgere lo sguardo in una delle zone più oscure e attuali del nostro presente: i fascismi online e la banalità dell’odio che prolifera sul web il Teatro 99 Posti con Settantuno, spettacolo scritto da Riccardo Pisani e Nello Provenzano, per la regia dello stesso Pisani.

Prodotto da Contestualmente Teatro, con il sostegno del Nuovo Teatro Sanità, Settantuno nasce da un’attenta e inquietante ricerca su post e commenti reali rintracciati in rete. Frasi autentiche, spesso anonime, che diventano materia drammaturgica e rivelano quanto razzismo, misoginia, omofobia e intolleranza siano ormai normalizzati, mimetizzati dietro lo schermo di un computer o di uno smartphone.

In scena prende corpo Flaviano (Flavio), interpretato da Nello Provenzano: un uomo bianco, quarantenne, apparentemente comune, che incarna tutte queste istanze di odio. Flaviano racconta sé stesso dal proprio punto di vista, convinto della sua coerenza ideologica e morale, ma il suo monologo finisce per smascherarne la fragilità, la mediocrità e il vuoto umano. Un personaggio che si gonfia di parole e certezze come un “pallone”, destinato però a sgonfiarsi sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.

La forza dello spettacolo sta proprio nel mettere al centro il carnefice, senza giustificarlo e senza indulgenze. Flaviano è aggressivo e violento tra le mura domestiche, dove sfoga le proprie frustrazioni arrivando a colpire verbalmente e fisicamente la madre, ma diventa anonimo, quasi invisibile, nel mondo esterno. È online che trova il suo vero spazio di azione: dietro l’alibi della tastiera, incita all’odio, si sente parte di una comunità e alimenta una retorica feroce che trova eco nei suoi follower.

Le proiezioni video, curate con materiali originali raccolti dal web, rafforzano questo sdoppiamento e rendono evidente la codardia che spesso si nasconde dietro l’aggressività virtuale. La voce fuori campo di Simona Pipolo amplifica ulteriormente il senso di disagio e di disumanizzazione che attraversa l’intera messa in scena. Il disegno luci di Gaetano Battista contribuisce a creare un’atmosfera tesa e claustrofobica, mentre i contributi foto e video di Luca Scarpati dialogano costantemente con l’azione scenica.

Il finale dello spettacolo conduce lo spettatore verso un crescendo delirante, in cui Flaviano arriva a farsi carico di un atto estremo e profondamente ripugnante. Un epilogo che non cerca consolazione, ma che obbliga il pubblico a confrontarsi con le conseguenze reali di un odio spesso liquidato come semplice “opinione”.

A chiudere, la proiezione dei materiali originali ricorda una verità scomoda ma necessaria: quelle parole sono state scritte da esseri umani. Settantuno non offre risposte facili, ma pone domande urgenti, trasformando il teatro in uno spazio di responsabilità collettiva e di riflessione critica sul nostro tempo.

Un appuntamento importante, necessario, che invita a guardare in faccia ciò che troppo spesso scegliamo di ignorare.

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