di don Gerardo Capaldo
……. “La sposa meccanica”: è dal 1951 che, Marshall McLuhan, noto studioso canadese della comunicazione di massa, diede inizio con tale opera a tutta una serie di studi sul passaggio dall’era meccanica a quella elettrica, ed alle soglie di quella elettronica. Così il mondo diventa sempre più piccolo, favorendo la “formazione di una comunità globale ampia lo sviluppo di nuove forme di coinvolgimento internazionale e una correlativa responsabilità”.
Con buona pace dei primatisti, dei nazionalisti, dei razzisti e degli individualisti, il mondo va assumendo sempre più le caratteristiche di un “Villaggio globale”. Ed è a tale visione che il vangelo di questa domenica sembra rimandarci con la metafora della vigna, di cui i servitori si impadroniscono ignorando il vero padrone.
Quando fu il tempo dei frutti il padrone mandò i suoi servi per ritirare il raccolto, “quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono” (Mt 21,33-43). Il vero padrone e creatore di questo mondo è il Signore. Sono molti coloro che non lo riconoscono o fanno finta di non riconoscerlo. C’è un “capitalismo predatorio” che pretende di accaparrarsi quasi tutte le risorse destinate dal Creatore alle sue creature, particolarmente quelle dei Paesi più poveri.
E’ una questione di diritti umani, di giustizia sociale e di civiltà che non si può ignorare. E invece c’è un’avidità che anche i cani più affamati riescono comunque a contenere intorno al magro pasto. I dati statistici parlano chiaro: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. C’è anzi un’avidità tale da indurre i Paesi più ricchi a guerre sempre più devastanti fino a distruggere così risorse sufficienti ad eliminare la fame in tutto il mondo. Che miseria!

