Arriva da Felice Romano di Summonte una lettera per ringraziare i medici del Cardarelli di Napoli per avergli salvato la vita. “La Sindrome “Chanarin-Dorfman” è una malattia genetica rara e complessa potenzialmente “killer” che va a colpire il fegato, la vista, l’udito, la pelle. Una condizione che determina l’assoluta necessità del trapianto di un fegato anche “astemio”. Parlarne è difficilissimo e lo è ancor di più scriverne perché a “scontrarsi” c’è il desiderio di tornare a vivere di chi deve avere il trapianto e il dolore dei familiari di chi purtroppo ha perso la vita, il Donatore. Il trapianto è avvenuto all’Ospedale “Antonio – Cardarelli” di Napoli. Prima del ricovero nel Capoluogo campano la “traversata” tra un Ospedale irpino ed uno di Roma con l’inserimento in lista trapianti. Una “traversata” che ad un certo punto è diventata “odissea” che sembrava avermi condotto in una “selva oscura”. La “luce” è stata ed il “Cardarelli”, un Ospedale” lucidamente cercato. Un “cammino percorso insieme” da metà Febbraio di questo anno con visite ambulatoriali, esami ed analisi con il successivo ricovero, a seguito di una degenza al Pronto Soccorso e poi il passaggio al Reparto di Epatologia.
Di qui la scoperta di una fortissima infezione che aveva provocato un “conchiglione” di sangue nella parte peritoneale grazie al Dottore, Epatologo, Alfonso Galeota Lanza, il quale ha deciso l’immediato ricovero per scongiurare il peggio. E’ cominciata una intensa terapia per ridurre l’infezione, stabilizzare i valori in modo da rendere possibile ed in sicurezza il trapianto. A questo punto “è toccato” all’U.O.C. Chirurgia Epatobiliare e Trapianto del Fegato diretta dal Dottore Giovanni Vennarecci che ha condotto ulteriori “accertamenti ed assestamenti” della condizione clinica con visite costanti da parte dello stesso Primario e dell’Equipe.
Il giorno del trapianto è stato il 14 Maggio: in sala operatoria i Chirurghi Giovanni Vennarecci (Primario), Luca Campanella, Giuseppe Arenga, Daniele Ferraro, Federica Falaschi, Carla Migliaccio, Stefano Avenia, Maria Laura Sandoval. Gli Epatologi: Alfonso Galeota Lanza e Debora Angrisani. Gli Anestesisti: Giuseppe De Simone(Primario), Carmen Chierego. Coordinatore del reparto Raimondo Biondi e l’Infermiera dell’ambulatorio Giovanna Simonetti. Una squadra che ha lavorato e lavora in sintonia. Sin dalla prima visita con lo stesso Chirurgo Vennarecci c’è stato un parlare assolutamente chiaro, ma con un tono di forte vicinanza ed accoglienza. Il Dottore Vennarecci si confronta con la sua equipe, coinvolge tutti nelle decisioni da prendere che sono sempre il risultato di un ampio consulto. Ciascuno dei Chirurghi ha dato prova di preparazione, professionalità, senso di “protezione” del paziente trattato come tale, come “vita sospesa da salvare” e non come un “cliente”.
Il Chirurgo Vennarecci cerca da tempo di costruire una rete di collegamento tra gli ospedali campani (qualcuno “esterno” forse, ancora, non coglie l’attimo). La “corsa” del Dottore Vennarecci e della sua squadra è a salvare vite e non a fare più trapianti. Una squadra che si assume tutte le responsabilità che vanno dalla fase dell’espianto dell’organo al trapianto, “non delega ed aspetta”. La Degenza in Terapia Intensiva nella massima sicurezza, attenzione, efficienza ed umanità così altrettanto nel Reparto di Epatologia, quello post-trapianto. Una lunga degenza durante la quale è stato vagliato ed approfondito tutto. Alle dimissioni sono seguire le visite chirurgiche ambulatoriali, spesso con la Dottoressa Falaschi ed il Dottore Avenia con valutazioni dell’aspetto clinico e consigli ulteriori. In Ambulatorio la Dottoressa, l’Infermiera Giovanna Simonetti si è occupata della ”fase ambulatoriale”. Ha “piglio”, una memoria di ferro, ricorda nomi e condizioni cliniche dei pazienti ed è punto di riferimento di ciascuno. Un grazie a ognuno sentito.
Un grazie sentito va al Chirurgo Maurizio Gennaro Buonanno dell’Ospedale San Pio di Benevento, Direttore della U. O. C. Chirurgia d’Urgenza e Urgenze differibili che ha condotto un intervento fondamentale perché “propedeutico” al Trapianto; al Primario della U. O. C. Oculistica dell’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, Maurizio Pensa che sin da subito individuato la causa all’origine della mia problematica; al Direttore della Genetica Medica U. O. S. Cecilia Rosania, al Direttore della Dermatologia e Dermochirugia U. O. S. D. dell’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, Rosa Valentina Puca, che studia le prospettive future legate alla patologia inerente la Sindrome. Un ringraziamento che si affianca a quello alla Dottoressa Pasqualina Apisa, il Dottore Carlo Iannace Primario della Breast Unit dell’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino e lo Zio il Dottor Silvestro La Pia, Neuropsichiatra Dirigente dell’ASL Napoli 3″

