di Rodolfo Picariello
Frigento – “Quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare”. È questa la domanda che avanza Francesco Guccini in un suo noto brano che parla di una tragedia di popolo. E questa fa il paio con la domanda che pone lo scrittore Michele Vespasiano presentando il suo libro “Sudari e speranze – Poesie per Gaza” che racconta della tragedia di un altro popolo, quello palestinese. Lo scopo che Vespasiano intende cogliere è di grande importanza: i fondi raccolti andranno a beneficio dei bambini di Gaza che si trovano presso il Santobono di Napoli per curare le ferite inferte da nemici dell’umanità. Scopo molto alto e importante dunque e le poesie, accompagnate da fotografie crude consegnano le atrocita’ commesse, che rendono al lettore la cruda verità. E fanno montare una forte repulsione, non solo nelle persone più sensibili.
Lo ha fatto ieri sera a Frigento nel corso di un confronto che ha tenuto presso i locali della Casa della cultura all’interno di palazzo De Leo. Una platea attenta e che ha dialogato con l’autore. A moderare l’incontro lo scrittore Francesco Di Sibio. Al fianco di moderatore e autore era presente la giovanissima Aida Pascucci che ha letto alcune poesie che hanno simolato il confronto. Ha presenziato e portato i saluti della comunità frigentina il sindaco Carmine Ciullo. Vespasiano dopo la lettura di ogni posia ha commentato con gli intervenuti che hanno posto molte domande. L’autore ha saputo consegnare alla platea la bestialità di cui l’uomo è in grado di esprimere. Lo ha fatto con la sua proverbiale capacità di raccontare e tra una lacrima e la voce rotta dall’emozione del racconto e dalla rabbia che scaturisce dalla malvagità di esseri non umani. Lacrime che non hanno risparmiato l’animo bello, gentile e sensibile della giovane lettrice Pascucci. Vespasiano raccontando le atrocita commesse dall’esercito israeliano e del criminale Netanyahu, chiede anche “quanti litri di sangue si dovranno versare ancora?”. Una denuncia forte del genocidio commesso in Palestina e una altrettanto forte speranza di uno stop alle violenze dell’esercito israeliano. Tra domande e risposte hanno trovato spazio anche poeti che hanno illuminato l’Italia nei decenni passati, come Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André, citati dall’autore.
Al termine Vespasiano si è intrattenuto con gli amici ancora scossi dai racconti ascoltati. Insomma la forza della poesia è tale da poter mobilitare le coscienze e interrompere le atrocità.


