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Tortora: dal mar Baltico al Mediterraneo, così il caso Svezia ci aiuta a comprendere l’Europa, un’entità ancora da costruire

Sceglie un punto di vista differente per riflettere sulle origini dello Stato Moderno e sull’idea di Europa, ancora tutta da definire, Alfonso Tortora. Un viaggio affidato al volume “Dal Mare Baltico al Mediterraneo. Aspetti di storia europea tra i secoli XVII-XVIII” (Laveglia & Carlone), presentato nel corso di un incontro al Circolo della stampa, promosso dall’associazione Intrecci e moderato da Gianluca Amatucci. E’ il presidente dell’associazione Massimo Montanile a sottolineare come la rassegna nasca dal dialogo tra discipline ed esperienze diverse, a partire dalla consapevolezza che la cultura è fatta di connessioni “Il viaggio dal Baltico al Mediterraneo è un viaggio nella storia per riflettere sul presente e comprendere le radici delle nostre istituzioni”. Un concetto evidenziato anche dalla prof.ssa Milena Montanile, vicepresidente dell’associazione, che pone l’accento sulla pluralità dei linguaggi espressivi che contraddistingue gli incontri firmati Intrecci, a partire dal confronto tra ricerca, cultura e memoria per ribadire come l’idea di Europa sia fortemente stratificata.

A porre l’accento sulla capacità dell’autore di interrogarsi su storia locale e globale, in un itinerario dal particolare  all’universale, seguendo gli insegnamenti di Carlo Ginzburg la prof.ssa Maria Rosaria Pellizzari: “Si spiega così l’attenzione rivolta all’altra Europa, quella non Mediterranea, lo sguardo rivolto alla nazione svedese così da porre le basi di una storia politica nuova che consente di comprendere dinamiche politiche strettamente legate al presente, di cogliere persistenze e mutamenti, a partire dalla concezione stessa di Stato moderno, con la nascita di nuovi ceti non più legati alla rendita terriera ma all’industria e il passaggio dal feudalesimo al capitalismo. Un volume che è anche un invito a ritornare alle radici dell’Europa e che  sceglie la prospettiva della visual history in un tempo dominato dall’immagine. Centrale l’uso delle fonti, grazie alla capacità dell’autore di analizzarle con rigore e attenzione”.

E’ quindi il professore Francesco Barra a evidenziare la complessità del libro che esplora il caso Svezia “L’ascesa della Svezia guidata da Re Gustavo Aldolfo nel XVII secolo è un caso paragonabile soltanto all’affermazione del Giappone tra ‘800 e ‘900. Se inizialmente è uno stato  periferico con una monarchia che può contare su mezzi economici modesti, tutto cambia dal 1523 con re Gustavo che fonda una monarchia indipendente dal regno danese, modernizza le strutture e le istituzioni del paese e getta le basi del modello svedese. Un modello basato sul rapporto tra potere e religione con l’adesione al luteranesimo, sullo sfruttamento delle materie prime e di flussi di tecnici e capitali provenienti da Olanda e Germania. Centrale anche la fondazione dell’esercito moderno con la cavalleria e l’artiglieria pesante che fa sì che la Svezia si imponga sui campi di battaglia. La guerra dei 30 anni è la conferma della potenza svedese, capace di mettere alle corde l’impero asburgico e la Danimarca, coltivando il sogno dell’Impero Baltico e dimostrando come chi controlla i mari e gli stretti sia padrone del mondo ieri come oggi. Una potenza che conoscerà a poco a poco il declino con l’affermarsi di Russia e Olanda”.

E’ infine Tortora a spiegare come il libro rappresenti innanzitutto una riflessione sull’idea di Europa “un coacervo di etno antropologie in conflitto per la supremazia che affondano le radici nel mondo greco-romano, un sistema policentrico che continua a svolgere un ruolo periferico nelle dinamiche mondiale, costretta ad obbedire regole dettate da altri. un’espressione geografica a cui corrisponde un’entità politica e culturale ancora in via di costruzione con una sua storia sotterranea che merita di essere riscoperta. Un’idea che è vincente solo se costruita sul dialogo tra popoli e culture. Di qui la scelta di rivolgere il proprio sguardo al Nord Europa che si affaccia sul Baltico e alla forte idea di nazione che caratterizzava la Svezia”.

 

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Floriana Guerriero

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