Montesarchio-Tufino, percorrenza 15 minuti. Poi, da Tufino a Napoli o a Salerno è un attimo: una mezzora. Il Traforo o Tunnel del Partenio serve a dare una ulteriore opportunità di sviluppo alla Valla Caudina, territorio industrializzato che conta 3mila addetti alla manifattura, una occupazione che supera la media italiana di 26 punti percentuali. Nonostante l’isolamento infrastrutturale: l’Appia, unica vera strada di collegamento. “Un paradosso”, secondo il presidente di Confindustria Irpinia, Angelo Petitto, intervenuto alla seconda tappa dell’iniziativa che celebra i cento anni di Confindustria Benevento. “Solitamente si studiano le infrastrutture per lo sviluppo – ha spiegato Petitto – mentre noi siamo in un territorio dove lo sviluppo c’è stato ben prima delle infrastrutture. Questo – ha sottolineato – racconta la grandezza degli imprenditori di quest’area. L’imprenditore è considerato da molti un eroe, qui è un supereroe perché fa impresa nonostante il contesto. Immaginiamo cosa potrebbe fare se ci fossero le giuste infrastrutture”, ha detto ancora il numero uno di Confindustria.
Se ci fosse il Traforo. Quindici chilometri. Costo: circa 200 milioni. Se ne parla da anni.
“C’è un treno che parte dalla Cina e arriva in Serbia, mentre noi stiamo discutendo – ha evidenziato Petitto – di un tunnel che dovrebbe collegare la Valle Caudina a Tufino”. Far uscire le aree interne dall’isolamento. “Se è vero come è vero che l’Italia non può crescere senza il Sud, la Campania non può farlo senza le sue aree interne. Possiamo immaginare che possa svilupparsi soltanto l’area costiera?”. Secondo Petitto, ne è consapevole la classe dirigente regionale e locale, ma il problema è: “Fare presto”.
“Perché quando in Italia si progetta un’opera pubblica, prima di realizzarla passano troppi anni. E se io dovessi elaborare un business plan, sapendo che c’è già il Traforo cambierebbe tutto: le distanze si misurano in tempo e non in chilometri. Stesso discorso – conclude – vale per le altre opere, dalle strade ai collegamenti ferroviari, che sono il mezzo di trasporto dell’oggi e del domani, che devono essere progettate oppure lo sono state e mai iniziate o rimaste incomplete. Bisogna fare presto”.
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