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Edilizia giudiziaria, candidati sindaci di Avellino a confronto: “Ecco il tribunale che vogliamo”

Un’ aula Magna del Tribunale gremita, quella che ha ospitato, oggi pomeriggio, il confronto con tutti i candidati alla carica di primo cittadino del Comune Capoluogo sul tema dell’edilizia giudiziaria.  L’evento voluto  e promosso dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino,  guidato dal presidente Fabio Benigni.

“L’incontro ha rappresentato l’occasione per conoscere al meglio le proposte dei candidati su un tema caro alla categoria professionale che ci onoriamo di rappresentare,” ha commentato il presidente Benigni. Dobbiamo cercare di essere realisti e ipotizzare soluzioni volte a valorizzare l’attuale struttura, per porre rimedio a tutte le problematiche che ben conoscete e che purtroppo affliggono l’attuale Palazzo di Giustizia. Noi siamo comunque disponibili a qualsiasi soluzione effettivamente realizzabile. Penso che avere un Palazzo di Giustizia possa rappresentare un elemento positivo per l’intera città. Naturalmente, quando parliamo di giustizia, ci riferiamo a una delle funzioni fondamentali dello Stato. C’è una necessità di rendere più dignitoso l’attuale Palazzo di Giustizia. Se verranno avanzate proposte concrete, lo sottolineo, noi siamo pronti a valutarle, allo stato attuale ci sono problemi di archivio. È pur vero che l’informatizzazione e la digitalizzazione hanno dettato regole diverse, sia in termini di deposito degli atti che di partecipazione fisica. Nel processo civile, la partecipazione fisica è diminuita rispetto al passato”, conclude Benigni.

Durante l’incontro, i candidati alla fascia tricolore del capoluogo hanno illustrato le loro proposte per migliorare le strutture giudiziarie della città,che , in particolare il destino il tribunale di Avellino mostra ancora volta le sue criticità. A preoccupare la tenuta delle lastre di marmo, che rivestono la facciata degli uffici di Piazzale De Marsico. Dopo la caduta di calcinacci, a gennaio scorso,  il palazzo di giustizia è stato transennato. Sono state lasciate libere solo le vie di accesso agli uffici giudiziari. La proprietà dell’immobile è comunale, mentre la sua gestione (a partire dal settembre 2015) è di competenza del Ministero della Giustizia.

“La prima cosa da fare è tenere conto delle esigenze di chi lavora nel settore, ossia giudici e avvocati. Dopodiché, il metodo è basato su condivisione e persuasione”, afferma Aldo D’Andrea. “Ovviamente, ci sono molte cose che andrebbero sistemate. L’amministrazione precedente ha almeno tentato di fare delle proposte, ma in alcune aree non è stato fatto nulla. Bisogna considerare molti aspetti prima di avanzare delle proposte. Innanzitutto, vorrei ricordare a me stesso e agli altri che mi ascoltano che le esigenze di un tribunale oggi, in termini di spazio, non sono più quelle di vent’anni fa, poiché è in atto un sistema di digitalizzazione che sta progredendo e che spero completi il suo iter, riducendo così la necessità di spazi per l’archiviazione. Dunque, il tribunale, così com’è, forse è sovradimensionato. Su questo dovranno pronunciarsi gli avvocati. Se le esigenze ritenute valide da giudici e avvocati sono queste, è ovvio che bisogna avviare un discorso, come dicevo prima, di persuasione e condivisione”.
“Il futuro del Palazzo di Giustizia è uno dei punti qualificanti del nostro programma. Pensiamo a una città solidale nei tre pilastri: solidarietà economica, solidarietà sociale e solidarietà ambientale”, dichiara Rino Genovese. “Perché ciò avvenga, è importante per me costruire un parco qui nel centro urbano. Piazza d’Armi tornerà a essere una piazza, con parcheggi sotterranei che risolveranno il problema del congestionamento del traffico in questa zona e permetteranno l’utilizzo dei parcheggi da parte dei cittadini. È ovviamente importante trovare un sito dove costruire la cittadella giudiziaria. Abbiamo idee chiare che stiamo condividendo anche con i ministeri. Ne parleremo oggi e cercherò di far condividere questa idea anche all’ordine degli avvocati”.
“È fantasioso voler abbattere il Palazzo di Giustizia, come ho sentito, per costruire qualcosa di nuovo”, afferma Vittorio Boccieri. “Per quale motivo? Il Palazzo di Giustizia è perfettamente adeguato alle sue funzioni attuali. Anzi, è stato recentemente approvato un piano di riassetto sotto il profilo antisismico e della sicurezza. Quindi, sprecheremmo ulteriori soldi. Il bilancio del Comune è completamente azzerato a causa delle amministrazioni precedenti, che hanno realizzato attività finanziarie sorprendenti. Parlo di 100 milioni di debito, se non di più. Pertanto, pensare di imporre ancora una volta ai cittadini di Avellino ulteriori costi per l’edilizia giudiziaria è superfluo e fantasioso”.
“Per fornire una risposta concreta e soddisfare le esigenze della giustizia, è essenziale dialogare con coloro che vivono questa realtà”, afferma Modestino Iandoli. “Pertanto, è necessario avere un forte senso pratico e, soprattutto, capacità di ascolto. Sappiamo che c’è un progetto di riqualificazione edilizia presso il proprietario delle opere pubbliche, il quale ha un costo di 5 milioni di euro. Se riusciremo a trovare un accordo su questa proposta, saremo obbligati ad accompagnarlo. Altrimenti, siamo disponibili a esplorare tutte le soluzioni che possano dare una risposta definitiva a questo annoso e ancora irrisolto problema”.
“Prima di tutto, questa opera è di Marcello Canino, uno dei grandi razionalisti italiani. Noi siamo a favore della ristrutturazione del tribunale esistente; l’amministrazione uscente non ha presentato alcun progetto sul PNRR riguardante l’edilizia circolare”, dichiara Antonio Gengaro. Non posso non sottolineare senza voler fare polemica- ha spiegato Gengaro-non è questa la sede, ma sul Pnrr se andate alla voce città di Avellino, non c’è un progetto presentato per l’edilizia giudiziaria, per responsabilità complesse e molteplici. Quindi non sono ascrivibili ad una sola persona, però la politica se c’è un’emergenza iniziale, questa emergenza c’è sempre stata, ha almeno il dovere di farsi carico di una proposta, di coordinare, di indirizzare. Siamo gli unici esclusi, quella era un’occasione non l’abbiamo colta. Noi ci sono poi due aspetti, perché questo Palazzo non solo è il palazzo degli operatori di giustizia, ma è una proprietà del patrimonio del Comune di Avellino. Quindi qualunque destinazione del futuro si possa pensare per la riorganizzazione della giustizia, comunque il comune ha il dovere di tutelare un pezzo del suo patrimonio e questo pezzo del suo patrimonio va ristrutturato”.
“La problematica è tanto complessa quanto delicata”, afferma Laura Nargi. “Noi abbiamo affrontato questo ragionamento con gli operatori del diritto e lo abbiamo anche definito nel nostro programma elettorale, cosa che gli altri non hanno fatto. Si stanno inventando proposte senza dati certi. Questo non può essere solo un mero slogan elettorale. La questione è molto delicata. Ci sono due soluzioni possibili. Sicuramente potrebbe essere la riqualificazione dell’edificio, della casa della giustizia, anche se è un po’ complesso spiegarlo qui, perché ci sono 5 milioni di Euro del Ministero della Giustizia, ma è un progetto che risale a 10 anni fa, quindi bisogna aggiornarlo e trovare altri 5 milioni di Euro, perché con il sovrapprezzo dei materiali il costo del progetto è salito a 10 milioni. Per quanto riguarda il dislocamento del palazzo, nella N.I.01, ci abbiamo provato in questi anni con i privati, volevamo unire le nostre quote pubbliche per coinvolgere il privato, ma lo stesso privato non ha presentato la sua proposta, come invece ci aspettavamo. Per quanto riguarda invece l’edificio dell’Ex Mostati, purtroppo o per fortuna De Luca ha già annunciato che lì ci sarà la sede dell’ASL, ha già annunciato 20 milioni per riqualificarlo, quindi il problema non è tanto abbatterlo e farlo diventare un giardino con parcheggi, come speravo anch’io in questi 5 anni. Si vede quindi che c’è poca informazione, non ci sono basi su cui non hanno studiato negli ultimi anni e non hanno seguito le vicende della città”.

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