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Una Democrazia sempre più malata

Molti opinionisti politici e studiosi ritengono che la democrazia nel nostra Paese sia solida e non malata. Un po’ di febbre, però, ce l’ha se si accetta supinamente un così forte scadimento della politica, un clima di conflittualità permanente e dai toni accesi, un’abitudine di ammiccamenti, di promesse, una falsa narrazione della realtà rivolta al consenso più che a risolvere i problemi strutturali che affliggono lo sviluppo e frenano l’economia. E’ la politica disinvolta dei sondaggi, dei populismi, dell’utilizzo dei conflitti sociali, della caccia allo straniero e al diverso, del poco rispetto della legge e dei rapporti internazionali, del sovranismo: caratteristiche che connotano l’attività governativa più che le idee, i programmi e la ricerca del bene collettivo. Il tutto con il tacito consenso di molti che continuano, nei sondaggi, a premiare il populismo dei giallo verdi, come prima avevano fatto con Berlusconi e Renzi.

L’ultimo episodio (solo in ordine cronologico!) è l’indifferenza, purtroppo, anche di molta parte della stampa e di opinionisti di fama, con la quale si è accolta e commentata la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania al Senato di poter processare il ministro Salvini per il reato di sequestro aggravato di persone, per aver impedito lo sbarco dei migranti dalla nave Diciotti. Il ministro si dice fiero di averlo fatto per ragioni politiche e non deflette dal suo atteggiamento anche con i migranti a bordo della Sea Watch, ferma al largo di Siracusa da molti giorni, non facendo neanche sbarcare i bambini come chiesto dal giudice dei minori di Catania. Salvini richiama a sproposito – come spesso fa- ragioni politiche (fermare l’immigrazione clandestina) e norme, come l’art. 52 della Costituzione:” La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”, come se i migranti, arma in pugno si proponessero l’assalto del Quirinale e non meglio imprecisate ragioni di sicurezza e di ordine pubblico.

Per i magistrati di Catania: “Il ministro ha agito al di fuori delle finalità proprie dell’esercizio del potere conferitogli dalla legge, in quanto le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro”. Il suo, insomma, non sarebbe un atto politico, ma un atto dettato da valutazioni politiche, non esente da valutazioni dei magistrati. Il ministro avrebbe violato più norme interne: l’art. 289 ter del codice penale (sequestro di persone), gli artt. 10 e 13 della Costituzione “Lo straniero cui è impedito nel suo paese l’effettivo diritto delle libertà personali ha diritto d’asilo.” e “La libertà personale è inviolabile”), la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (art. 3 e 5), la Carta dei diritti fondamentali della Comunità Europea (artt. 1 – 4 -18), trattati internazionali sottoscritti e la legge del mare. Per Andrea Camilleri la chiusura dei porti e il comportamento verso i migranti è una politica “nazista”; per Padre Bartolomeo Sorge i pullman turistici che trasportano i migranti di Castelnuovo di Porto per ignota destinazione e senza avviso hanno sostituito i vagoni blindati per Auschwitz. Come dal loro torto?

In occasione del giorno della memoria, riflettere su quanto sta accadendo in Italia oltre che utile è doveroso. Perché anche ieri si cominciò con il linguaggio violento e l’odio verso lo straniero, il diverso; si inneggiò alla superiorità della razza (prima gli italiani di oggi!) e si arrivò ai lager. In una società non “malata” il ministro si sarebbe dimesso e sottoposto a giudizio nel quale avrebbe potuto difendersi. Non credo lo farà. Non avrebbe dovuto, in nessun caso, sfruttare la situazione a fini politici perché molti lo applaudono non a ragion veduta facendo prevalere gli impulsi meno nobili e più irragionevoli che, purtroppo, albergano in ciascuno di noi.

Molta responsabilità ha l’informazione, molta della carta stampata e a maggior ragione – perché la guardano tutti – della televisione dove si continua ad analizzare la questione utilizzando dati falsi ed erronei e basandosi su valutazioni politiche che non tengono affatto conto del superiore rispetto delle norme che sono a base di ogni democrazia. Non significa nulla che la gente applaude e condivide la politica e i comportamenti di Salvini. Ai fini di un giudizio storico e morale non significa nulla che   ne ricavi un utile elettorale. Bisogna giudicare i fatti per quello che sono. Il ministro è tenuto a rispettare la legge prima di chiunque altro; è tenuto non a disprezzare o dileggiare i giudici ed a sottoporsi al processo difendendosi in esso e non fuori di esso e soprattutto a dimettersi in attesa che sia concluso. Nelle democrazie occidentali non “malate”, uomini politici e ministri si sono dimessi per molto meno, come l’aver copiato parte della tesi di laurea, non aver pagato contributi alla golf, aver avuto qualche amorazzo non proprio ortodosso! Non crediamo che Salvini si farà processare né si dimetterà e continuerà a sfruttare l’onda lunga di un consenso che, prima o poi, finirà e continuerà a dire le solite balle in televisione, su facebook; ad indossare le solite felpe e a continuare la sua politica cinica, disumana e ad ispirare conflitti sociali e odio etnico, suscitando, nel contempo, anche disprezzo in un’altra parte della popolazione. Gli italiani, alla fine, sono un popolo generoso (come dimostra il salvataggio in mare fatto spontaneamente dai cittadini di Melissa, nel crotonese dei migranti finiti sugli scogli), ma quando si accorgono dell’inganno si arrabbiano, come hanno fatto con Berlusconi e con Renzi voltandogli le spalle. I nostri notisti politici dovrebbero analizzare i fatti senza farsi influenzare dai sondaggi e richiamandosi al rispetto della civiltà giuridica ed ai valori della nostra Costituzione!

di Nino Lanzetta

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