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Fra poco meno di un anno si voterà per eleggere il Parlamento europeo. Salvini si sta già preparando stringendo accordi con Urban e con gli altri capi del Visegrad che non vogliono un’Europa politicamente integrata ma riaffermare i sovranismi statali e chiudere i confini ai profughi. Gli altri partiti non hanno ancora cominciato a scaldare i motori e il PD, in preda ad un cupio dissolvi, che appare irreversibile, non trova il bandolo della matassa per uscire dalla crisi celebrando il congresso al più presto per chiudere con il renzismo e con gli uomini del passato e per ritrovare i valori della sinistra ed il suo popolo. Se continuerà così si avvierà aa morte sicura e continuerà all’affermazione di una destra xenofoba, razzista ed antieuropea che si sta saldando in tutta Europa, perfino in paesi socialdemocratici come la Svezia, dove cresce la destra di Akesson.

Il filosofo Cacciare, con altri, ha pubblicato su Repubblica un Manifesto appello nel quale invita tutti gli uomini di cultura, di buona volontà, i movimenti, la società civile, che si riconoscono nel concetto di un ‘Europa come la sognò Spinelli, di unire le forze per una nuova idea di Europa e di riforme radicali per evitare che muoia. L’Europa non è morta, è solo in crisi, che è cominciata quando “si è dimostrata incapace di difendere i suoi cittadini più deboli” di fronte alla crisi economica. Occorre discontinuità radicale con il recente passato e politiche diverse finalizzate alla costruzione di una Europa di Stati di tipo federalista, uniti politicamente. Cacciari propone una lista civica con dentro tutti gli europeisti: una lista con il simbolo europeo “Nuova Europa”, sovranazionale, con dentro Macron, Ciudadanos (Spagna) Tsipras (Grecia), Merkel e che in Italia raggruppi tutte le sinistre, i cattolici popolari, Liberi e Uguali e naturalmente il PD.

“L’Europa, che ha saputo diventare protagonista dell’economia mondiale nasce da un progetto politico. I successi economici |…| vanno iscritti all’interno di un disegno che ha sempre avuto come obbiettivo unico l’integrazione politica” scriveva Romano Prodi – che è stato Presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004- nel suo volume “Un’idea dell’Europa” scritto per i tipi de Il Mulino nel 1999. Ci sono voluti quasi 70 anni per costruire questa Europa (che ha assoluto bisogno di essere completata), dal primo Consiglio d’Europa del 28.1.1949, passando per la CECA (comunità economica del carbone e dell’acciaio) del 1951, alla CEE del trattato di Roma del 25. 3. 1957, all’elezione del primo parlamento europeo del 7.6.1979, al mercato unico del 1985, alla Banca europea del 1990, al trattato di Mastricht del 1991, alla moneta unica del 2002 ed al sistema di Schengen. Su questa linea bisogna andare avanti più velocemente per completare l’unione politica superando gli Stati nazionali. Salvini e Grillo vorrebbero azzerare tutto e tornare ai paesi nazionali. Non si sentono cittadini europei e lottano l’idea di una Europa che continui nella integrazione politica pur nella discontinuità con le politiche degli ultimi anni. E’ un pressapochismo culturale che li pervade e non si accorgono che vanno contro gli interessi soprattutto dell’Italia. La problematica europea si intreccia fortemente con quella nazionale. “La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. ! … !  L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suoi stessi interessi” scrive Cacciari. La questione politica italiana riserva gravi pericoli per la democrazia che i più ancora non avvertono anche se molti intellettuali e uomini politici più avveduti e preparati hanno cominciato a lanciare grida di allarme. Siamo in preda ad una spirale di odio e di rancore sociale”. E ancora Prodi, nel volume richiamato: “Non vi sarà Europa se <pulizia etnica>, nazionalismo, superiorità razziale, antisemitismo, saranno di nuovo parole pronunciate o pronunciabili”. Ci hanno pensato Salvini e Grillo a riproporle quasi in modo identico ad un passato funesto. Il PD non può perdere l’occasione di coagulare attorno a sé tutte le forze europeiste per rapportare questo schema alla politca nazionale.

E’ ora di mobilitarsi! Se non ora quando?

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

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