di Franco Festa – Nel convento di san Francesco a Serino, con la presenza di Sua Eccellenza il vescovo di Avellino Arturo Aiello, è stata celebrata una messa in occasione del venticinquesimo anniversario della morte di padre Pio Falcolini. Figura carismatica nella storia religiosa e civile della città di Avellino negli anni ’60 e ’70, francescano di fervida intelligenza, animatore di un grande dibattito sui temi di rinnovamento del Concilio Vaticano II, fu per Avellino, insieme a Don Michele Grella l’anima di quella straordinaria esperienza che fu la comunità di san Ciro. Successivamente si trasferì a Sorrento, ove continuò a svolgere la sua funzione di rinnovamento religioso e culturale presso il convento di San Francesco e come professore di filosofia nei Licei.
Alla cerimonia erano presenti amici sia avellinesi che di Sorrento, che negli anni hanno continuato a tenere vivo il ricordo di padre Pio, nonché Don Vitaliano Della Sala, che si è sempre ispirato, nella sua azione pastorale, alla figura e ai principi di Pio Falcolini. Nella sua intensa e emozionante omelia il vescovo Aiello ha ricordato che il suo rapporto di amicizia con il francescano risaliva agli anni ’90, quando lui era parroco a Piano di Sorrento. Ha tratteggiato con parole profonde lo spirito di inquieta ricerca di padre Pio, la sua dirittura morale, la sua tensione a rompere schemi di pigrizia consolidati dentro la Chiesa e a collegarla con le esigenze autentiche della società.
Rispetto al male che oggi sembra dominare il mondo, ha sottolineato il vescovo, il riferimento alla sua figura, ai suoi principi, può essere per tutti uno stimolo a non cadere nella disperazione, a tener vivo il messaggio evangelico, come fonte di speranza attiva e di resistenza. Il direttore del Corriere, Gianni Festa, legato per tutta la vita da una profonda amicizia con padre Pio, ne ha tratteggiato alcuni dei caratteri salienti. La sua riflessione, che ha toccato diversi momenti della loro amicizia, si è soffermata in particolare sul ’68 avellinese, sugli anni della contestazione, che era la volontà di porre in discussione la scuola, la famiglia, la Chiesa, ingessate in una sclerosi e in una vecchiezza insopportabili. Festa ha ricordato le infuocate contestazioni nel Liceo classico “Colletta”, contro il preside De Feo, che aveva allontanato dall’insegnamento Padre Pio Falcolini, “reo” di portare, dentro la scuola, i grandi temi del rinnovamento religioso e civile del Concilio Vaticano II. Più di cento professori firmarono un documento a suo sostegno, e furono processati l’anno successivo, in un processo che fece storia. L’obiettivo di Padre Pio era rinnovare, cambiare.
E furono gli lui stesso e Don Michele i motori dell’esperienza di san Ciro. A San Ciro i giovani di allora trascorrevano i giorni a studiare, ad approfondire i temi della Chiesa del dissenso, per ritrovare nuovi contenuti. In quei locali passarono teologi del Concilio, cattolici democratici, intellettuali famosi, in un vivo e appassionato confronto, e la parrocchia diventò anche il centro di assemblee sui temi della scuola e della sua riforma. A livello locale, invece, la stampa si divise tra la ferocia dell’opposizione ultramoderata, a tratti reazionaria, del quotidiano “ Roma” diretto da Fausto Grimaldi, e la convinta apertura al nuovo dello storico settimanale di Guido Dorso “Corriere dell’Irpinia”, in quel periodo diretto appunto da Gianni Festa, che raccolse intorno a sé il meglio dei giovani intellettuali avellinesi, per tentare di decifrare e dare voce ai cambiamenti in atto.
Una serata di grandi emozioni, insomma, il cui fine più profondo è stato non solo quello di tenere vivo il ricordo di Padre Pio, ma soprattutto di esaltarne la straordinaria attualità.



