Una produzione musicale, quella di Vasco Rossi, che si fa racconto delle delle trasformazioni sociali e culturali del Paese. L’artista ha ricordato, non senza commozione, il profondo legame affettivo che lo unisce al territorio salernitano, a partire dal servizio militare prestato nel lontano 1978. “La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini”, ha sottolineato l’artista, interrogandosi sul rapporto tra musica, politica e comunicazione, spiegando di non aver studiato queste materie sui libri, ma di averle “vissute, subite e qualche volta provocate” attraverso le sue canzoni. “Una canzone non dà istruzioni per vivere e non sostituisce l’impegno politico, il lavoro civile o le decisioni concrete. Però può preparare il terreno. Può far capire che un problema esiste e che non siamo obbligati ad accettarlo in silenzio. E’ un messaggio che viaggia senza ufficio stampa”. Spiega come “La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica: non si limita a informare. Muove emozioni, ricordi e domande” E ammette “Essere Vasco Rossi? La risposta breve è: una grande responsabilità”, racconta il rocker di Zocca. Una responsabilità che, spiega, significa “restare me stesso, senza tradire quello che sono per piacere a qualcuno”.
Chiarisce come “Le parole sono un’arma potente”: possono manipolare, creare nemici e vendere paure, ma anche dare voce a chi non riesce a farsi sentire e difendere tolleranza e inclusione. Ogni parola costruisce un clima. Può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire”. Il suo invito è semplice: “Prima di parlare bisognerebbe imparare ad ascoltare”. Perché, avverte, “avere più microfoni non significa avere più chiarezza”. Ad aprire l’affollatissima cerimonia, tra gli applausi degli studenti, il rettore Virgilio D’Antonio, insieme ai professori Carla Pedicino e Filippo Fimiani del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione. A rendergli omaggio anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e il sindaco di Avellino Nello Pizza.
Il Rettore dell’Università di Salerno, Virgilio D’Antoni ha ribadito la volontà dell’Università di aprirsi ai saperi che si formano al di fuori delle aule accademiche. “Che cosa rende una voce degna di essere ascoltata? La risposta non è necessariamente nella tecnologia, è nella capacità di dare a quella voce un significato, di essere autentici, di costruire una relazione, di lasciare una traccia, perché raggiungere qualcuno è un fatto meramente quantitativo, essere ricordati è un fatto culturale. E dunque, caro Vasco, caro dottor Rossi, oggi la nostra università ti accoglie non soltanto come artista, ti accoglie come interlocutor della cultura contemporanea Con lui la voce individuale è diventata esperienza collettiva”.




