Una riflessione sulla “consapevolezza nell’uso del suolo: da eredità a fonte di reddito”. E’ il senso dell’incontro proposto dall’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, che ha riunito sindaci e consiglieri dei Comuni della dicoesi, tenutosi questa mattina presso il Santuario di San Rocco in Lioni. Buona è stata la presenza di studenti dei locali Istituti Superiori di Secondo Grado. Il Consigliere provinciale Franco Di Cecilia ha moderato gli interventi e introdotto il tema illustrando come la Chiesa abbia fortemente a cuore la terra in cui opera- Parafrasando don Milani, si potrebbe dire che applica il famoso “I care”, mi interessa, contro un disinteresse generalizzato. «È importante e necessario che gli amministratori partecipino a momenti di riflessione – ha sostenuto. Tutelare l’ambiente è un’esigenza, non una moda e, quando si parla di clima, non dobbiamo scadere negli estremismi di chi è indifferente e di chi è intransigente».
Stefano Sorvino, Direttore generale ARPAC, ha ricordato che la buona qualità dell’ambiente è la precondizione per lo sviluppo. Ha sottolineato come «L’enciclica Laudato sii’ è il documento centrale ma non unico del pontificato, in merito alla questione ambientale». Poi, ha esposto la complessità e la forte problematicità del territorio campano, profondamente diversificato. Un esempio arriva da Irpinia, Sannio, Alto Casertano, Cilento-Alburni che sono un comprensorio molto più sano rispetto alla zona costiera ultra urbanizzata e cementificata di Napoli e Caserta. Ha infine concluso sostenendo che «La tutela rispetto all’eccesso di uso del suolo e la difesa dal dissesto idrogeologico da noi sono ancora elevate, grazie al lavoro dei nostri agricoltori. Detto questo, le nostre zone hanno bisogno di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato nella dimensione territoriale».
E’ stata, poi, la Presidente provinciale di Coldiretti Veronica Barbati a evidenziare come «Il tema del suolo è tornato centrale nel nostro territorio, ma la sostenibilità deve mettere al centro le persone. Le criticità vengono dall’uso del suolo che non è rivolto più esclusivamente alla produzione del cibo. Non è solo una questione economica. Il cibo è un elemento fondamentale anche per la sicurezza. Di certo è importante la produzione di energia, ma non può togliere grandi appezzamenti di terreno utili alla coltivazione». Ha ribadito come «Quello che non permette la crescita è la frammentazione assurda dei nostri interessi. Non è più possibile, se vogliamo costruire un futuro migliore. Dobbiamo ragionare insieme e non perdere tempo in contrapposizioni o guerre tra aziende o comuni vicini. La Coldiretti vuole provare a costruire un ambiente migliore per i nostri giovani, superando le ideologie, perché il nostro territorio ha una chiara vocazione agricola. Va pensata una grande alleanza per costruire qualcosa in più e migliore rispetto a ciò che abbiamo ricevuto, visto che la terra non c’è stata data in prestito, preferisco parlare di custodia, perché prevede una responsabilità da parte nostra di consegnare ai giovani un territorio su cui sia bello vivere». In conclusione del suo accorato intervento, la Barbati ha affermato che «Già oggi l’agricoltura non è più quella dei nostri nonni, ma passa per l’agricoltura il prendersi cura delle aree interne e abbiamo bisogno di un cambio generazionale nel mondo agricolo (anche non direttamente nel lavoro dei campi) e non solo per la dimensione tecnologica oggi necessaria. Ecco l’agricoltura multifunzionale, non solo legata alla coltivazione/produzione di cibo. L’Irpinia non ha espresso tutto il suo potenziale, c’è un grande margine per la crescita. Bisogna, però, imparare a dare valore economico alle nostre eccellenze enogastronomiche e invertire i paradigmi».
Dopo l’introduzione sulle attività del Dipartimento prevenzione ASL Avellino, il suo Direttore, Nicolino Rossi, ha rilevato come oggi non sia affatto semplice diventare ristoratore o agricoltore. Però, e a questo corre in soccorso anche l’ASL, perché è necessario sapersi muovere bene nell’ambito della sicurezza alimentare. Inoltre ha sostenuto che «Abbiamo ottime opportunità nei nostri territori, che sono a grandissima vocazione agricola e zootecnica; in essi vanno prodotte le nostre eccellenze in buona o ottima qualità, a scapito dell’eccessiva quantità. La salute umana, animale e ambientale deve imparare ad andare di pari passo».
Nelle sue conclusioni, l’Arcivescovo Pasquale Cascio ha sottolineato l’importante presenza degli studenti a cui è affidata la responsabilità del domani. Ha esposto le ragioni del scelta del termine suolo nel titolo dell’incontro: «Deriva dall’esperienza biblica; quando la terra è diventata suolo, lì sono iniziati i problemi. Sul suolo striscia il serpente. Il suolo beve il sangue di Abele ucciso da Caino. Il suolo rientra nella condanna di Dio ad Adamo: lavorerai il suolo con fatica. Il suolo è decisivo ma esprime conflittualità. Ogni generazione lo ha risolto in modo diverso. La nostra generazione, purtroppo, l’ha risolto con la distruzione». Ha quindi citato Papa Francesco: «Era solito dire: Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la Terra non perdona mai». Il rischio drammatico è di scomparire. «Siamo preoccupati per il futuro dei nostri giovani. Ma il suolo, da eredità, può diventare fonte di reddito. Se non sperperiamo questa eredità, essa può portare ricchezza e dobbiamo consegnare una nuova eredità che arricchisce». La chiusa finale è un invito al Legislatore: «Può il suolo diventare il mio campo con cui dialogo, perché lo faccio vivere e mi fa vivere? La cura del campo che diventa ricchezza deve essere favorita. Occorrono leggi per chi vuole che il nostro suolo diventi campo».




