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Via Appia, il direttore del parco archeologico di Aeclanum Cesarano: la sfida è fare rete, al di là dei campanili

Questa mattina la presentazione di uno studio dedicato da Gerardo Troncone alla Regina Viarum che denuncia: fatta eccezione per Mirabella, l’Irpinia è stata esclusa. E sul tracciato sono state realizzate centinaia di pale eoliche
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“La sfida è fare rete, valorizzando l’identità collettiva dell’Irpinia come territorio unitario, al di là dei paesi inseriti oppure no lungo l’itinerario della Via Appia. Una sfida che devono cogliere comunità ed enti locali”. Lo sottolinea il direttore del parco archeologico di Aeclanum Mario Cesarano nel corso dell’incontro dedicato al saggio di Gerardo Troncone sulla Via Appia Regina Viarum “Proprio la via Appia antica – prosegue Cesarano – può rappresentare un modello a cui guardare, poiché consentiva di mettere in comunicazione le diverse comunità. Un modello che ci consegna quella che era la vocazione della strada. Grazie al riconoscimento Unesco sarà più facile intercettare fondi ma starà a noi spenderli nella maniera più adeguata, Aeclanum può diventare il solo intorno al quale ruotano altri piccoli centri e luogo di interesse del territorio come l’Antiquarium del castello di Grottaminarda, Abellinum ad Atripalda con la sua unicità, il Museo di Carife che con la realizzazione della stazione dell’Alta Velocità acquista un ruolo strategico. Diventa fondamentale collaborare, lasciando da parte il campanilismo degli enti locali. Non è possibile andare avanti lasciando indietro gli altri comuni, esclusi dall’itinerario della Regina Viarum. Aeclanum era il cuore di un territorio che aveva un’unica identità, di qui la necessità di dialogare, così da dare visibilità a tutte le realtà irpine. Penso anche al Museo irpino che custodisce un patrimonio archeologico importantissimo, a partire dai corredi funebri della necropoli preistorica, risalente all’età del rame di Madonna delle Grazie a Mirabella, primo scavo per lo studio della preistoria”

Spiega come “Oggi Aeclanum afferisce alla direzione regionale dei Musei Nazionali della Campania, istituto finalizzato alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico locale. In questi giorni stiamo portando avanti con i fondi ministeriali uno scavo nel cuore dell’area archeologica che promette di riservare non poche sorprese. Il riconoscimento Unesco può, certamente, rappresentare un’opportunità ulteriore di studio, di ricerca e crescita dal punto di vista culturale per fare sì che questo patrimonio sia conosciuto e valorizzato non solo per finalità scientifiche e turistiche ma anche per accrescere il senso di appartenenza. In questo modo i luoghi della cultura diventano momento di elaborazione dell’identità, senza perdere la loro funzione trasformandosi solo in contenitori di eventi”

E’ Gerardo Troncone a sottolineare come il suo saggio nasca da un lavoro che si è sedimentato negli anni e si inserisca nel percorso portato avanti dai Gruppi Archeologici nazionali “Il dato di fatto è che l’Irpinia è stata esclusa dagli itinerari della Via Appia, tagliandola fuori dai vantaggi legati al riconoscimento Unesco, ignorando il tracciato indicato dalla maggioranza degli studiosi di fama internazionale. Senza dimenticare le centinaia di pale eoliche che insistono proprio lungo la via Appia, rischiando di disperdere il patrimonio”. Questione su cui ritorna anche Cesarano, sottolineando l’importanza di cercare sempre un equilibrio sul territorio tra vantaggi e svantaggi che possono derivare dagli interventi in atto

A parlare delle nuove sfide legate alla valorizzazione del territorio l’assessore alla cultura del Comune di Mirabella Raffaella D’Ambrosio “Il percorso di valorizzazione del territorio non si è mai fermato. La direzione regionale dei Musei della Campania ha investito in una campagna di scavi in varie aree del sito, da cui stanno emergendo dati importanti che si affiancheranno a quelli che già conosciamo relativia all’antica Aeclanum, nella speranza di portare alla luce la Porta attraverso la quale si accedeva alla città”. Spiega che “Il G7 ci ha resi pienamente consapevoli della ricchezza del patrimonio archeologico irpino, che può rappresentare un volano per tutto il territorio provinciale, ha restituito la consapevolezza che c’è un’Irpinia che pulsa sul piano economico e sociale, che merita di essere conosciuta al di là dei confini provinciali”

 

 

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