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Questa settimana ricorre il 91^ anniversario della morte di Piero Gobetti. Morì esule a Parigi, nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926, all’età di 25 anni, a seguito delle violentissime aggressioni subite in Italia. Il regime volle stroncare con la violenza il suo intenso ed efficace impegno politico di liberale progressista. Gli accadimenti della storia ci hanno rivelato puntualmente dove portarono le sventure che Gobetti, come sentinella della libertà, fu capace di intravedere e di denunciare a voce alta durante la sua breve ma intensa esperienza di vita. Un’esperienza rivoluzionaria pregna di impegno culturale e di vicinanza ideale con i maggiori esponenti della cultura italiana del suo tempo, da Benedetto Croce a Luigi Einaudi, da Salvemini a Prezzolini. “Per noi cultura è coscienza storica. Ritroviamo in essa la responsabilità dell’individuo che è anche cittadino.” Così scriveva nel 1919 su “Energie nuove”, la rivista da lui fondata all’età di 18 anni. In un articolo del 1920 sulla “Educazione nazionale”, con estrema lucidità scriveva: “Da noi giovani che ancora non abbiamo perduto il senso della realtà deve sorgere questa idea nuova dell’Italia: qui filosofia e politica devono convergere; la nostra teoria deve essere ardore di pratica, deve portare le idee nella vita sociale, farle realtà più umane”… A soli vent’anni, il 12 febbraio del 1922, pubblicava il primo numero della rivista "La Rivoluzione Liberale”, che costituiva un importante punto di riferimento antifascista. Ebbe la capacità di coinvolgere intellettuali di diverse scuole di pensiero politico come Luigi Sturzo, Giovanni Amendola, Gramsci, Salvatorelli, Fortunato. Significativo il fatto che questo liberale veniva fortemente apprezzato da Gramsci, uno dei fondatori del partito comunista. La particolare sensibilità del giovanissimo Piero Gobetti, innanzi alle condizioni di lavoro e alla condizione sociale del mondo operaio, gli fece guadagnare la stima in vasti settori della società. Da liberale autentico aveva altri argomenti rispetto alle teorie della lotta di classe marxista per mettere al centro del suo impegno politico i diritti dei cittadini. Sta di fatto che il regime era particolarmente ostile e feroce nei confronti degli intellettuali sensibili sia ai temi del mondo degli operai e del lavoro e sia al mondo della cultura borghese e dell’imprenditoria illuminata. Guarda caso, mentre si mettevano in catene molti comunisti (Gramsci, Terracini, e tanti altri) venivano massacrati di botte “per direttissima” e mortalmente i liberali Gobetti e Amendola e il socialista Matteotti. Basta leggere le sue opere e considerare la sua intensa attività editoriale per comprendere perché la sua concezione della politica mise in allarme il regime. Memorabile la preoccupazione di Mussolini che telegrafò al prefetto di Torino: "Prego informarsi e vigilare per rendere nuovamente difficile la vita a questo insulso oppositore". Come spesso accade, la morte di un uomo non uccide le sue idee. Il pensiero di Gobetti è sopravvissuto al suo autore, stroncato dalle squadracce fasciste, e vive anche nella nostra quotidianità. Lo ritroviamo incardinato nei valori fondanti della Costituzione repubblicana i cui autori hanno attinto a piene mani dalla cultura politica delle elites antifasciste, che hanno tenuta accesa la fiaccola del pensiero critico nelle tenebre del regime. Per un’astuzia della storia i discendenti di quello che fu il glorioso partito comunista hanno abbracciato la concezione ristretta della democrazia propugnata dai poteri finanziari internazionali che non nascondono la loro antipatia per il parlamentarismo e la loro simpatia per il modello dell’uomo solo al comando, fino al punto da esigere radicali trasformazioni delle costituzioni antifasciste del dopoguerra. Ma le idee di Gobetti sono filtrate attraverso i muri del tempo ed hanno contribuito a contrastare quell’involuzione della democrazia che è stata battuta nel referendum dello scorso dicembre. Un segno ne è l’evoluzione del piccolo Partito Liberale Italiano, unitamente al suo giornale che porta il nome di “Rivoluzione Liberale”, che ha partecipato orgogliosamente alla campagna per il No al referendum costituzionale e adesso sostiene i referendum sociali promossi dalla CGIL per rimediare ai guasti provocati dal liberismo spinto, che in Italia è diventato la bandiera di quello che fu il campo socialista. A 91 anni dalla morte Gobetti è vivo.
edito dal Quotidiano del Sud

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