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Almanacchi, almanacchi nuovi, sembra offrire, con malcelata soddisfazione, il rappresentante governativo di turno in tutti i salotti televisivi, parafrasando Leopardi, ai soliti commentatori e opinionisti, molti dei quali cambiano idea ad ogni cambio di guardia. Come sarà questo nuovo anno che si affaccia minaccioso tra il crepitare delle armi (Aleppo è l’emblema di una epocale carneficina barbarica che si perpetra tra il disincanto delle nazioni), le stragi del terrorismo. I disastri naturali e l’imbarbarimento della politica e del suo distacco, inarrestabile, con il resto della società; tra una casta di privilegiati e poveri, emarginati ed esclusi in un contesto ostile che crea disuguaglianze e disoccupazione. “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?” “Oh illustrissimo sì, certo.” Meglio del precedente? Certamente, rispondono in coro i rappresentanti governativi: la ripresa è iniziata e andrà avanti spedita; si iniziano a raccogliere i risultati delle riforme messe in atto dalla nostra giovane classe dirigente che ha rottamato la precedente; Matteo tornerà sulla scena, appena possibile, e ricomincerà il cammino della trasformazione dell’Italia. Gentiloni gli sta conservando il posto, pronto a sloggiare alla prima occasione utile. Si dovrà andare presto a nuove elezioni anche se solo con la legge elettorale che uscirà dalla Consulta; il nuovo corso sarà legittimato dal voto popolare e tutto ritornerà alla grande. Il cerchio magico non si è mai sciolto e vigila, nel governo, per dettare la volontà di Renzi. Il programma c’è e gli uomini pure: Lotti, la Boschi, la Madia, Poletti sono ai loro posti di combattimento, anche se chiacchierati e con licenza di offesa per i giovani che vanno all’estero, dei quali non si sente la mancanza! Non c’è bisogno di altro chiarimento all’interno del PD dopo che Renzi ha già spiegato tutto e si dovrà andare ad elezione con l’attuale guida. Il congresso si farà dopo, alla scadenza naturale. Ci eravamo sbagliati a volerlo anticipare. Ma il popolo? Non ha respinto – presentandosi massicciamente alle urne invertendo i pronostici – la riforma, l’azione di governo e lo stesso renzismo? Non ci siamo saputi spiegare, non abbiamo illustrato abbastanza l’azione di governo, le riforme e la trasformazione delle Istituzioni; non ha capito il cambiamento e l’accelerazione impressa dal nuovo corso. Dovrà, prima o poi capirlo, se no dovremmo correre ai ripari… magari cambiandolo! Pare, invece, che siano loro a non aver capito la profonda lezione della vittoria del NO e la fine del renzismo. In questi ultimi decenni molte parole che finiscono in “ismo” hanno finito per assumere un significato più degenerativo ed hanno finito per indicare fenomeni negativi che hanno nuociuto alla democrazia, e la nostra, malgrado tutto, è ancora una democrazia moderna nella quale la “sovranità appartiene al popolo”. Sono finiti così, prima, il fascismo ed il nazismo, e dopo il berlusconismo ed il leghismo; non ancora il grillismo ed il razzismo, né il politicismo e il populismo. Dovremmo ancora lottare ed indignarci per spingere i partiti ad una loro palingenesi. Le cose in Italia non vanno affatto bene per colpa dei politici “politicanti”. La ripresa è impercettibile ed inferiore perfino alla Spagna ed alla Grecia. Il terrorismo continua a mietere vittime innocenti e si affaccia anche in Italia. Le periferie sono popolate da immigrati di seconda e terza generazione, incazzati neri come gli italiani emarginati, poveri ed esclusi che vi abitano e che costituiscono il nucleo di una nuova lotta di classe che non andrebbe sottovalutata. In più è preoccupante lo stallo dell’Europa che non riesce a ritrovare il bandolo ed i valori della sua fondazione. E il futuro, da noi, si presenta con foschi presagi, tra partiti divisi, che si delegittimano a vicenda: tra una destra xenofoba e razzista, una più moderata ma aziendale, un M.5.S. contro tutto e contro tutti, che ha dimostrato di non saper governare Roma e meno che mai sarà in grado di governare l’Italia, perché velleitario e privo di una classe dirigente preparata e capace ed un partito democratico che non prova neanche a ritrovare i valori per i quali è nato. Ha ragione Cuperlo quando dice che “Il PD è un partito senz’anima” e che la sinistra ha il dovere di ritrovarla. Solo in essa sta la possibilità di vincere la scommessa per la costruzione di un Paese più dignitoso e più giusto. Ci si augura che il pessimismo leopardiano espresso dal passeggero al venditore di almanacchi “… Coll’anno nuovo, il caso comincerà a trattare bene voi e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.” Sia vero e non pessimistico. Almeno questo è il nostro augurio. Buon anno a tutti!
edito dal Quotidiano del Sud

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