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Monina racconta “Il mondo per il verso giusto”, al di là dei luoghi comuni

Si chiamano “instant books”. Sono quei libri pubblicati quasi all’ istante, come nel caso della miscellanea di osservazioni del generale Roberto Vannacci che, nel pieno della scorsa estate, sono state al centro dell’attenzione mediatiche per il bestseller 2023 “ Il mondo al contrario”.

Il testo, in cui riaffiorano tutte le problematiche dei nostri giorni, dal conflitto tra Russia ed Ucraina all’emergenza climatica, passando per stupri e femminicidi, non è apparso inosservato, soprattutto dopo le osservazioni critiche dei giornalisti  Matteo Pucciarelli su “ La repubblica” ed Antonio Padellaro su “ Il fatto quotidiano”, sino all’intervento  del linguista Massimo Arcangeli, il quale non ha esitato a definire il testo un’ accozzaglia di luoghi comuni, mentre il Ministro della difesa Guido Crosetto prendeva le distanze dalle “farneticazioni personali” del generale in questione.

Strutturato e volto a “ disinnescare” il potenziale esplosivo di dichiarazioni del testo  sulle cui copie  è recente provocazione la nuova camminata di Giucas Casella, come su carboni ardenti, è l’opuscolo “Il mondo per il verso giusto- le cose come stanno” dello scrittore marchigiano Michele Monina, poligrafo dal profilo interessante, autore poco più che cinquantenne,  di più di 90 libri, oltre ai testi da ghost-writer,  che spaziano dalla psicogeografia all’etologia, con interessi autorali volti alla discografia ed ai suoi protagonisti da Vasco Rossi a Cesare Cremonini, da Ambra Angiolini a  Laura Pausini, artisti sui quali  ha scritto originali monografie.

Sin dalla tradizione classica dei poemi epici, l’incipit dell’opera ne costituisce l’argomento ispiratore. Non  è, dunque, un caso se è  “Zeitgest”, parola di conio germanico la prima parola del testo di Monina, ad indicare quello “ spirito dei tempi “ in cui, come profetizzò  Umberto Eco, tutti pensano di avere facilmente diritto di parola sulle più svariate questioni.

Nel libro di Vannacci, secondo Monina, confluiscono tutta una serie di ovvietà rozze e grezze, con sfumature di sessismo, omofobia e antiambientalismo. Nell’alquanto discutibile sistema di pensiero del generale, le femministe diventano così’ facilmente fattucchiere, gli ambientalisti, per parodiare Greta Thumberg, diventano “gretini”, mentre sull’ urgente questione russo-ucraina le parole verso l’invasore russo appaiono sin troppo di zucchero.

Tra i vari ingiustificati e gratuiti attacchi di Roberto Vanacci, vi è quello a Paola Egonu, atleta dai caratteri somatici non adatti a quella presunta “italianità”, dimenticando che il mondo sarà sempre più meticcio e che come cantava Ghali già  in “ Cara Italia” di qualche anno anno fa a nessun straniero si può più dire: “Va’ a casa” perché siamo cittadini di un unico mondo, esposto agli stessi rischi nucleari ed ambientali. Le riserve sull’ “italianità” dell’ Egonu fanno sorridere ancor più se si pensa che la signora Carmela  Vannacci è lei per prima di origini straniere…

La nostra Italia, del resto,  è da sempre legata all’incontro di etnie diverse, motivo per cui nelle nostre vene non scorre, come vorrebbe far passare Vannacci, solo il sangue di Enea, personaggio inoltre inventato.

Nuclearista convinto, Vannacci non è turbato neanche dagli Organismi geneticamente modificati, lasciandosi andare a proposte alquanto bizzarre, come quella di lavorare la notte, visti i 40 gradi delle giornate estive, a seguito dei cambiamenti climatici, supinamente accettati.

Monina è deciso nel prendere le distanze anche da quei luoghi comuni di patriarcato e di mascolinità tossica, fortemente evidenti quando Vannacci bolla come non sani gli omossessuali e giocherella pure sull’acronimo delle comunità LGBTQ+ aggiugendo altri due +!

In quanto alla famiglia monogamica, presentata da Vannacci come  valida fin dalla notte dei tempi, Monina fa notare che essa in realtà si è affermata solo in tempi più recenti con la vita in appartamento.

Non si può vivere sempre e soltanto secondo Natura, avverte Monina, visto che sono arrivati nel tempo anche gli occhiali…e l’Aspirina!

A rendere “effervescente” la lettura di “Il mondo per il verso giusto” è la costante riflessione sulla provocazione che può diventare anche opera d’arte, come nel caso della chitarra elettrica di Jimi Hendrix, le cui corde venivano colpite per stigmatizzare la guerra in Vietnam o dello pseudonimo scelto da Brian Warner di Marilyn Manson per associare sacro e profano, l’immagine della bellezza alla violenza del serial killer.

Monina, da cinefilo attento, si rivela perfettamente a suo agio anche nel commentare le uscite cinematografiche di “ Barbie “ di Greta Gerwig e di “Oppenheimer” di Christopher Nolan, dei quali  il generale Vannacci avrebbe magari per istinto scelto la seconda pellicola, pur segnata da impronta antimilitarista.

Monina non rinnega l’art. 21 della Costituzione  che consente a tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma respinge decisamente l’avversione prevenuta del generale verso i migranti, perché ogni civiltà può arricchirsi davvero solo entrando in contatto con altre.

Le idee del generale sono così soppessate ad una ad una, analizzate nella loro assurdità, come la particolare visione sulla difesa della proprietà privata, che appare ispirata ad una serie tv  americana  “La notte del giudizio” in cui sarebbero consentite dodici ore all’anno di “sfogo” ( “ The purge”) in cui sarebbe possibile ogni forma di giustizia sommaria.

L’opuscolo di Monina è interessante perche’ lascia il lettore interdetto, soprattutto leggendo l’ultimo capitolo da cui filtrano evidenti quanto singolari le simpatie del generale al servizio per tanti anni della Nato in Somalia, Ruanda,Yemen, Balcani, Costa d’Avorio, Iraq, Libia  ed Afganisthan verso Putin che verrebbe giudicato in grado di gestire una Mosca “ultra sicura, pulita, vivibile”.

Leggendo il libro di Monina, è confermata la sensazione di vivere tempi da  caduta libera con salti nel vuoto, che giustificano quella mongolfiera in copertina che cade a testa in giù…Non è forse un caso se i questi giornia Sanremo  tanto Emma quanto la Amoroso hanno cantato un’ “ Apnea” , un  disagio da caramelle  antipanico che ci fanno però ancora dire :“ Fino a qui” tutto bene…

L’importante è non rassegnarsi con Angelina Mango a ballare la cumbia de “ La noia”, ma avere sempre  il coraggio di respingere ogni forma di pensiero unico…

Pellegrino Caruso

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