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La zeza di Bellizzi ancora protagonista in città. Domenica la sfilata lungo Corso Vittorio Emanuele

La zeza di Bellizzi ancora protagonista in città. Domenica 18 febbraio sfilerà lungo le strade della città di Avellino insieme ai gruppi folk della provincia. Si comincia alle 9.00 con foto di rito e sfilata per le strade di Bellizzi. Alle 10.30 la sfilata lungo Corso Vittorio Emanuele con partenza da Viale Italia (rotonda traversa Ex ospedale civile) in testa ai vari gruppi. Alle 11.30 si consegna il Premio Terra di Zeza edizione 2024 al sindaco Gianluca Festa, seguirà esibizione della Canzone di Zeza e ballo della Quadriglia. Alle 15 lo spettacolo prosegue con l’esibizione presso la casa dell’ex Capozeza a San Raffaele (Aiello del Sabato). Alle 17.30 ancora spettacolo con la sfilata ed esibizione a Serra di Pratola. Alle 19.30 l’esibizione a Bellizzi Irpino

La zeza è reduce dal successo riscosso al Carnevale di Venezia dove ha proposto la Canzone di Zeza e il ballo della Quadriglia. Martedì il bagno di folla in città con la consegna di un riconoscimento al vicesindaco Laura Nargi per l’impegno nella valorizzazione della tradizione.

Una tradizione capace negli anni di rinnovarsi e conservare la propria identità. “Zeza” era originariamente un nome proprio: il diminutivo di Lucrezia (moglie di Pulcinella nella commedia dell’arte). Da Napoli si diffuse presto nelle campagne adiacenti, con caratteri sempre più diversificati anche nelle altre regioni del Regno. E’ un rito cosiddetto di passaggio, in cui la figura di un anno-padre, ormai alla fine del suo tempo, viene castrata dal futuro genero e cede assicurando, con le nuove nozze, la continuità di un ciclo naturale rigenerativo.

Alcune sue strofe si ritrovano giá nelle “villanelle” del 1500 e l’andamento e i caratteri melodici sono certamente dell’epoca: la melodia parte in modo maggiore per cadenzare quasi subito al sesto grado minore. Benedetto Croce (nei “Teatri di Napoli, secoli XV-XVIII” Napoli 1981) la fa risalire al 1700, si riferisce a questo tipo di rappresentazione senza comunque prenderne in esame la musica. Parecchi scrittori dell’ Ottocento, da parte loro, la datano alle “Atellane”. Nell’avellinese presenta differenze nella musica e nell’azione ma la struttura ed il senso, sebbene esposti in maniera differente, rimangono gli stessi: qualche variante si riscontra nei personaggi, dove Don Nicola è detto Don Zenobbio, Zenobie o Zinobio e Vincenzella può anche chiamarsi Porziella, Perzia o Purzia. A livello musicale si ritrova la melodia tradizionale della “Zeza” napoletana, ma durante lo spettacolo sviluppa altri modelli melodici di chiara derivazione melodrammatica ottocentesca.

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