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Luca Trapanese: si ritrovi il senso della comunità. Nessuno sia lasciato solo. Più sostegno a tutte le famiglie, senza distinzioni

“Abbiamo perso la capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Il disagio mentale continua ad essere un argomento tabù nella nostra società e non essere affrontato nella maniera più adeguata, proprio come la diversa abilità. Si fa ancora fatica a confrontarsi con la diversità”. A sottolinearlo Luca Trapanese, assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, ospite della libreria Mondadori in occasione della presentazione del suo romanzo “Non chiedermi chi sono”, edito da Salani, storia di Livio che riceverà un compito speciale dal suo parroco, prendersi cura di Vittorio, trent’anni, una famiglia rispettabile, un’intelligenza rara, un futuro professionale già segnato che ha smesso di uscire dalla sua stanza a causa di un forte stress. A promuovere l’incontro, moderato da Gianluca Amatucci, l’Accademia dei Dogliosi. A dialogare con Trapanese le professoresse Ilde Rampino e Elsa Maria Nigro. “Non mi sono mai sentito uno scrittore. Questo romanzo – spiega l’autore – nasce da una vicenda reale, che ho vissuto in prima persona. La storia di Vittorio e del suo disagio mentale è segnata dalla solitudine ma anche dall’incapacità della società di rispondere ai bisogni di chi vive questo disagio. Se una bambina con la sindrome di down come Alba suscita in noi tenerezza, un ragazzo con disabilità mentale, che non si lava, con la barba incolta, ci fa paura. Oggi più che mai, diventa necessario educare le persone alla diversità, garantendo ai più fragili una serie di servizi non solo assistenziali ma che assicurino l’inserimento nella società, dalla scuola al lavoro alla sessualità. Proprio ieri con il Comune di Napoli abbiamo approvato il nuovo welfare per un totale di 238 milioni destinati soprattutto a bambini, disabili, anziani. Purtroppo in una città come Napoli, che è una metropoli, diventa tutto complicato. Basti pensare che lo scorso anno sono arrivati 300 minori non accompagnati, così come facciamo fatica a dare risposta ai migranti in costante aumento. Ho accettato l’incarico di assessore come una missione e ho cercato di fare in modo che neppure un soldo andasse sprecato. Mi sono proposto di provare ad affrontare i problemi, pur non avendo la certezza di riuscire sempre a risolverli”.

Ribadisce come la cultura ha un ruolo fondamentale “Diventa importantissimo spiegare la disabilità, far capire che un ragazzo diversamente abile è innanzitutto una persona, accogliere l’altro come un’opportunità. Poichè siamo tutti diversi e la normalità non esiste. Se le persone capiscono che Alba, la bambin down che ho adottato, ha delle capacità e quelle capacità possono esser sfruttate, cambia anche il nostro modo di guardare alla diversa abilità”. E ribadisce come “i governi, invece di preoccuparsi, di difendere la famiglia tradizionale dovrebbero sostenere le famiglie, qualsiasi esse siano, spesso lasciate sole. I genitori sono spesso distratti, i ragazzi fragili e noi non riusciamo a curare i nostri giovani. Qualcosa non funziona nella relazione affettiva”

Spiega come “Per fortuna sta cambiando la consapevolezza di cosa sia la disabilità, se in passato un ragazzo di 45 anni non aveva scelta che fare decoupage nell’ambito dei laboratori promossi dalle associazioni, io posso sperare che Alba abbia una propria casa, un posto di lavoro e conviva con il suo compagno”.

Sulla legge del “Dopo di noi”, pensata per garantire un futuro ai ragazzi diversamente abili, spiega che “dovremmo cancellarla, era nata per rispondere alle esigenze di pazienti con gravi patologie, spesso allettati. Ma è chiaro che lo Stato deve innanzitutto pensare  al durante, dal lavoro alla casa alla scuola, investendo innanzitutto su un’istruzione di qualità che permetta ai ragazzi di potenziare le proprie capacità. Anche la legge sul lavoro non funziona, si fa ancora fatica a distinguere chi è malato da chi è disabile, molte aziende piuttosto che assumere diversamente abili preferiscono pagare una multa. Lo scorso anno, con il Comune di Napoli, abbiamo offerto a cento ragazzi diversamente abili la possibiltà di svolgere tirocini ma solo il dieci per cento delle aziende ha aderito. E’ evidente che c’è bisogno di risposte diverse, a seconda della diversa patologia, così da potere immaginare un progetto di vita per i nostri ragazzi”. Ricorda il progetto di housing a Roccamonfina che ha coinvolto giovani diversamente abili nella realizzazione di un bed and breakfast e parla con entusiasmo del comune di Monteverde “con il quale prosegue l’idea di lavorare a una comunità che coinvolga ragazzi diversamente abili E’ un paesa bellissimo con percorsi per ipovedenti, in cui il sindaco è riuscito a trasformare l’immigrazione in una risorsa, mantenendo aperte le scuole grazie all’inserimento dei ragazzi stranieri”

Non ha dubbi “Le piccole città devono ripartire dal prendersi cura gli uni degli altri, dall’idea di villaggio, non può esistere il figlio mio, ogni figlio deve essere di tutti. Le piccole città ci offrono la possibilità di vivere una migliore qualità della vita e dobbiamo sfruttarla. Dobbiamo ripartire dalle relazioni”

Chiarisce, partendo dal titolo del romanzo come “Nessuno di noi è una sola persona, ciascuno di noi ha tanti volti ma soprattutto è il risultato delle persone che ha incontrato e delle esperienze vissute”

 

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