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Omicidio Bembo, ecco perché Iannuzzi e Sciarillo sono tornati in carcere

Omicidio Roberto Bembo, la Corte di Cassazione, il 6 febbraio scorso,  ha rigettato il ricorso del penalista Gaetano Aufiero contro l’ordinanza del tribunale di Napoli. L’ordinanza,presentata il  27 ottobre 2023, aveva accolto l’appello del procuratore della Repubblica di Avellino, con motivi aggiunti dalla difesa di parte civile rappresentata dal penalista Gerardo Santamaria.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avellino del 28 luglio 2023, che aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari per Niko Iannuzzi e Lucamaria Sciarrillo, era stata quindi annullata. Di conseguenza, entrambi erano tornati in carcere dopo alcuni mesi di domiciliari per il reato di tentato omicidio, poi divenuto omicidio aggravato ai danni di Roberto Bembo.

Roberto Bembo è stato aggredito a colpi di coltello alla schiena e al collo, portati ingiustificatamente in pubblico, insieme a un tirapugni, durante i fatti avvenuti all’alba di Capodanno 2023. Bembo è deceduto l’11 gennaio 2023. La difesa, rappresentata dai penalisti Gaetano Aufiero e Stefano Vozzella, aveva presentato ricorso su tre punti specifici: mancato accoglimento dell’eccezione di inammissibilità dell’appello del pubblico ministero e  mancanza di motivazione nella valutazione dell’idoneità cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.a Suprema Corte ha superato il primo motivo di appello della difesa, e sul secondo ha rilevato che il tribunale del riesame aveva proceduto all’esame delle immagini.

I giudici ella Suprema Corte  hanno concluso  che la disamina delle immagini delle telecamere acquisiti, per la scarsa nitidezza, non consentiva di ritenere superato il punto nodale emerso dalle dichiarazioni acquisite, secondo cui era stato Niko Iannuzzi a innescare la lite minacciando L.P di accoltellarlo se non avesse spostato la macchina, condotta che aveva determinato lo sguardo di Bembo rivolto a Iannuzzi e agli altri occupanti dell’auto Volkswagen Golf, con il suo susseguente avvicinamento, l’uscita dal veicolo di Iannuzzi e dei fratelli Sciarrillo e la successiva colluttazione culminata con l’inflizione a Bembo dei fendenti al torace, al dorso e alla gola”.

Inoltre hanno aggiunto anche che: “In questo quadro, secondo i giudici dell’appello cautelare, il fatto che Bembo non avesse subìto passivamente l’aggressione era già stato rilevato e valutato nella fase di emissione dell’ordinanza genetica, avendo i due indagati riportato, a loro volta, lesioni: restava il fatto che la vittima era disarmata e si era difesa colpendo a mani nude, mentre i tre antagonisti, essendo in auto, avrebbero potuto allontanarsi evitando lo scontro”.

Intanto, il 6 maggio, ci sarà  una nuova udienza del processo in corso davanti alla Corte di Assise di Avellino presieduta dal giudice Gian Piero Scarlato. In quella sede è prevista la proiezione del video dell’aggressione a Bembo.

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