Niente misura attenuata per Francesco Carlo Liotti. I giudici della Seconda Sezione Penale della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa del trentanovenne, rappresentata dal penalista Costantino Sabatino, per la tentata rapina alla gioielleria Gioe di Mercogliano, in particolare contro la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli del novembre scorso. VResta in carcere Francesco Carlo Liotti. I giudici della Seconda Sezione Penale della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa del trentanovenne, l’avvocato Costantino Sabatino, per la tentata rapina alla gioielleria di Mercogliano. Il Gup del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, a marzo aveva condannato Francesco Carlo Liotti, a 4 anni di reclusione e 2.400,00 di multa.
I giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come il Tribunale del Riesame abbia messo in evidenza “il carattere allarmante delle specifiche modalità della tentata rapina” ed in particolare il ruolo dell’imputato, visto che ha anche riconosciuto che Liotti “aveva dato un contributo logistico fondamentale, essendo stato anche individuato,come l’organizzatore del “colpo” –, in quanto organizzata in ogni dettaglio, preceduta da sopralluoghi, realizzata mediante la suddivisione di compiti e l’assegnazione di specifici ruoli, commessa con l’uso di armi nel pieno centro cittadino, oltre che da più
persone riunite e travisate”. Rispetto al pericolo della recidiva, che era stato uno dei temi sollevati dalla difesa, i giudici hanno sottolineato come: “Con specifico riguardo all’attualità del pericolo di recidiva, il Tribunale di Napoli haaltresì del tutto logicamente ritenuto che il lasso temporale di un anno tra la commissione della tentata rapina e l’adozione della misura non si potesse ritenere tale da comportare un affievolimento della stessa attualità, tenuto anche conto del fatto che il 27/05/2025, cioè dopo la commissione della tentata rapina, il Liotti era stato arrestato in flagranza dei reati di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, resistenza a un pubblico ufficiale e lesioni personali ed era stato destinatario di un ulteriore relativo titolo cautelare, a dimostrazione diuna sua costante “dedizione” alla commissione di delitti analoghi o similari”.
Le accuse
Secondo gli inquirenti il 40enne, assistito dal penalista Costantino Sabatino, sarebbe il basista del tentato raid nella gioielleria. Avrebbe fornito un appoggio logistico, con una riunione all’interno di un autolavaggio di cui era dipendente e messo a disposizione del gruppo un’auto appartenente a un cliente dell’autolavaggio, una Volkswagen T-Roc, alterando le targhe con pannelli di cartone per renderla irriconoscibile. Durante il tragitto verso la gioielleria, però, la targa fasulla si sarebbe staccata, provocando la reazione furiosa di Liotti, preoccupato che il veicolo potesse essere identificato. I componenti della banda furono così costretti a fermarsi e a riattaccare la targa prima di raggiungere Torrette di Mercogliano.


