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Il cammino dell’arte, al Museo irpino il Salotto dadaista tra cuori in catene e universo onirico

Dai cuori in catene di Gino De Vita agli Incontri onirici di Salvatore Bossone, dai fiori che nascono tra le bottiglie di plastica di Marco Luongo alle lacrime di sangue che si materializzano, fino a diventare fili rossi che scendono dai volti di maschere e sembrano evocare il sangue delle guerre nel mondo nelle installazioni di Pasquale Bandiera. Il Cammino dell’arte, inaugurato ieri al Museo irpino, dove resterà fino al 28 agosto, accoglie un salotto dadaista, una collettiva di stili e linguaggi, curata dall’artista Gino De Vita, co-fondatore, unitamente all’artista svizzero Andreas Lüthi, del nuovo movimento artistico Infinity DADA.
La mostra collettiva “Il Cammino dell’Arte”, la cui referente di progetto è Silvana Geirola, è promossa dell’associazione Alla Foce del Sebeto APS/ASD, che porta avanti da anni un progetto di promozione di un corpus di opere di artisti internazionali europei e cinesi, tra cui Andreas Luthi, Milot, Liu Ruowang, Michelle Ondelin, Alfredo Rapetti Mogol, Salvatore Bossone e Pasquale Bandiera, presso siti museali, in territori sempre più allargati.

La sfida che porta avanti Gino De Vita è quella di un museo diffuso, un’idea promossa dall’associazione Alla Foce del Sebeto APS/ASD, parte dalla Casina Vanvitelliana del Real Sito del Fusaro, passando per il MANSC, Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, per raggiungere il Maschio Angioino di Napoli e approdare al MACAL di Orsara di Puglia e al Museo Irpino. “L’idea da cui partiamo – spiega De Vita – è avvicinare i giovani all’arte, portare l’arte nei luoghi in cui possa diventare parte del quotidiano”

A colpire è la varietà delle proposte che giocano con le attese degli spettatori, mescolando il surreale e l’onirico, interrogandosi sul concetto stesso di verità che finisce per ridursi a una ferita, a uno strappo da cui fuoriesce una mano o sull’idea di attesa rappresentata da una serie di sedie in circolo fino a cuori in catene. Chiari i riferimenti all’inconscio e alla libera associazione di idee che evoca ogni opera, senza dimenticare il richiamo forte al mondo reale e alla sofferenza di uomini e donne

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Floriana Guerriero

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