La Giunta regionale della Campania ha approvato e trasmesso al consiglio regionale il disegno di legge “Disposizioni per la riduzione dell’utilizzo di contenitori in polistirene nel settore ittico e per la promozione di sistemi sostenibili e circolari nella filiera”.
L’intervento risponde alla necessità di tutelare gli ecosistemi marini e costieri dalla dispersione delle microplastiche. L’obiettivo è la drastica e progressiva riduzione dei contenitori in polistirene espanso, allineando la Campania agli standard europei sull’economia circolare e prevenendo il rischio di sanzioni. Il provvedimento prevede una serie di azioni improntate ad una logica collaborativa con i vari soggetti coinvolti: la sostenibilità viene promossa attraverso incentivi economici e percorsi culturali, salvaguardando la competitività delle imprese.
“Con questo provvedimento inauguriamo una strategia integrata di transizione ecologica graduale, camminando al fianco degli operatori della filiera ittica”, ha dichiarato Fiorella Zabatta, assessora alla Biodiversità, Pesca e acquacoltura.
“Incentivare l’acquisto di contenitori sostenibili, modernizzare la logistica e investire nella sensibilizzazione significa dare risposte concrete a una necessità ambientale che non può più attendere, riducendo drasticamente la dispersione di polistirene e microplastiche che minacciano la salute del mare e dei cittadini.
La tutela dell’ambiente – conclude l’assessora – si costruisce stimolando un cambio culturale diffuso e promuovendo comportamenti consapevoli e buone pratiche quotidiane. Attraverso una forte sinergia tra istituzioni, categorie professionali e cittadini, possiamo salvare le nostre aree costiere, valorizzare l’identità della pesca campana e costruire un territorio più sicuro, resiliente e sostenibile”.
Si risolve solo una parte del problema: nel mondo, secondo il WWF, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno, l’equivalente di un camion della spazzatura al minuto. L’80% proviene dai fiumi e da una cattiva gestione dei rifiuti terrestri, mentre il 20% è legato all’industria della pesca. Questo materiale minaccia gli ecosistemi, frammentandosi in microplastiche che entrano nella catena alimentare.



