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Quelli del De Sanctis, dai liceali di ieri ai giovani di oggi

L’appello: attenzione alle nuove forme di discriminazione e chiusura

L’appello: attenzione alle nuove forme di discriminazione e chiusura

 

L’atmosfera sembra quella del film – cult “L’attimo fuggente”, in cui i ragazzi scoprivano, attraverso il nettare della poesia, le possibilità della propria anima e del proprio essere nel mondo, il loro essere unici e irripetibili in un tempo finito che pure attende la nostra impronta terrena per dare un senso al nostro esistere. Questa la trama dell’incontro – meeting che ha visto, sabato mattina, nell’auditorium dell’Istituto “Francesco De Sanctis”, di Sant’Angelo dei Lombardi, gli ex ragazzi dei mitici anni sessanta, radunarsi nel prestigioso Liceo. Suggestivo il titolo del dibattito: “Quelli del De Sanctis – 50 anni dopo”. Un incontro che ha visto protagoniste le generazioni di ieri e di oggi, in una sorta di ideale “passaggio del testimone”, in un’analisi attenta del mondo giovanile, ma soprattutto ai problemi legati all’essere giovani oggi, in un momento storico contraddittorio e delicato. Tra i relatori, Giovanni Ferrante, dirigente del “De Sanctis”, Erio Matteo, saggista e analista politico, Domenico Cipriano, sindacalista, Giovanni Vuotto, medico. Giovanni Ferrante ha ribadito come la cifra umanistica  sia appannaggio  sia della cultura classica che di quella scientifica, in una ideale pienezza che lo stesso istituto comprensivo di Sant’Angelo rappresenta. «Voglio ricordare che possiamo vantare nomi illustri che si sono formati nel nostro liceo – ha affermato –da Antonio La Penna,che io considero il più grande latinista vivente,  a Dante Della Terza, italianista di fama internazionale, che ha chiuso, nella prestigiosa sede di Harward, la propria carriera, ad Attilio Marinari, illustre studioso di De Sanctis e di Dante. Voglio anche ricordare Montano, scomparso solo l’anno scorso, che qui ha insegnato Storia e Filosofia, prima di diventare docente universitario. Posso affermare, con orgoglio, che il nostro istituto, grazie anche al valente lavoro dei miei predecessori, è considerato tra i migliori d’Italia. Anche la nostra rivista “Grammata” rappresenta, per qualità e profondità degli argomenti, uno dei nostri fiori all’occhiello. Ribadisco il valore prezioso della formazione culturale per i nostri ragazzi. Come affermava il De Sanctis, nume tutelare del nostro istituto, nel suo Discorso ai giovani: “L’Italia sarà quello che sarete voi”». Tanti gli interventi commossi degli ex sessantottini del liceo. Qualcuno ha voluto ricordare come il tempo abbia dissolto tutte le differenze di allora, sociali, caratteriali, fisiche, restituendo il senso di un tratto di strada percorso insieme, da considerare irripetibile. Vuotto ha ribadito come gli anni del liceo siano stati tra i più importanti della propria esistenza, e come  l’importanza dello studio operoso, anche sofferto, sia fondamentale  per raggiungere una consapevolezza di sé e del mondo, che poi ci accompagnerà per tutta la vita. Anche Gerardo Cipriano ha sottolineato l’importanza della formazione scolastica che diviene un prezioso retaggio culturale nel corso dell’esistenza.«Ricordo che arrivammo in 13 alla maturità, molti compagni li perdemmo per via – ha affermato – per la severità dei docenti che richiedevano uno studio serio, rigoroso. Molti di quegli ex ragazzi sono poi diventati dottori, magistrati, ingegneri, tutti hanno trovato il proprio posto nel mondo. Gli anni trascorsi al Liceo sono stati fondamentali per la nostra crescita umana e culturale. ».Prezioso l’intervento di Erio Matteo, che ha analizzato lo status dei giovani di ieri, confrontandolo con quello dei ragazzi di oggi, non tralasciando rimandi alla difficile situazione socio- culturale che stiamo vivendo. «Siamo stati studenti in un’altra epoca, scolastica, sociale e civile – ha ribadito  – disponevamo di non molte  informazioni, che potevamo trarre solo dai libri di testo, dalle lezioni degli insegnanti e dalla tv. Spesso, tuttavia, ci avventuravamo, infervorati, in lunghe e talvolta accese  conversazioni,  su un personaggio o su un fatto che ci avevano colpito e che avevano stuzzicato la nostra curiosità. Oggi, forse, voi vivete una situazione opposta, con una estrema abbondanza di dati e di informazioni, tra cui non sempre è facile districarsi. Noi abbiamo potuto avere il vantaggio di godere di strutture, modelli e figure di riferimento. Le autorevoli figure del passato, così come i circoli, i partiti, le parrocchie. Voi avvertite forse una sorta di mancanza di punti di riferimento che, nella società di oggi, non è faciletrovare. Perciò,  correte il pericolo, forse più facilmente, di smarrirvi dietro i falsi miti di cui la società di oggi è particolarmente ricca. E di perdervi dietro il mondo dell’apparenza, delle cose facili – ha stigmatizzato – soprattutto erigendo a miti del vostro orizzonte morale, personaggi delle cronache quotidiane, attribuendo loro un impossibile ruolo di esempio e di trascinamento. Noi vivevamo nei nostri piccoli paesi, dove però c’era molta volontà di miglioramento e di apertura. Avevamo, perciò, una sensibilità spiccata verso quanto accadeva nel mondo. Bastava che una marcia contro contro la discriminazione razziale si svolgesse nella allora lontana America, o che qualche battaglia si svolgesse in Cambogia o in Vietnam, per sentire quegli avvenimenti quasi come degli affari di casa nostra. Oggi, ma è un dato che riguarda l’intera società, sembra che ci interessi poco di quanto avviene a un po’ di distanza da noi. Anzi, che prevalgano – per ignoranza o per paura – chiusure, isolazionismi e  nuove intolleranze. Richiamo queste diversità non a caso, considerati ad esempio i problemi che le ondate migratorie stanno provocando. Eppure, proviamo a pensare se non siano – proprio esse – il tragico effetto del ripiegamento culturale di quell’Europa, come straordinario luogo di incontro di culture e di integrazione etnica che la nostra generazione sognava e che abbiamo appena cominciato a vedere. Il vostro orizzonte futuro sarà sempre più, dovrà essere sempre più, fatto di incontri tra mondi e culture diverse. Voi vi state conquistando, sul campo non sempre facile della vita, il diritto a crescere, a maturare, anche sbagliando, talvolta. Quindi nessuno di noi, vostri predecessori, intende arrogarsi il diritto di dirvi quello che dovreste fare. Però consentirete a chi ha qualche anno in più, di esporre semplicemente quello che ha capito sulla scuola, sul suo valore, sui suoi valori. La scuola, e non a caso dico la scuola, non la sola istruzione, è una condizione di libertà, anche se non sempre ci si pensa.  La scuola, nonostante i suoi difetti e le sue imperfezioni, talvolta anche le difficoltà nell’adeguarsi ai tempi non facili e ai ritmi tumultuosi che viviamo, rimane un luogo di libertà. Ci rende meno schiavi nel confronto con gli altri e con la società. Forse meglio della maggior parte di noi, che tendiamo a dare più o meno consapevolmente per scontate o per acquisite per sempre le conquiste di cui abbiamo potuto godere, il valore della scuola lo hanno apprezzato con maggiore consapevolezza, i tanti giovani che nelle epoche precedent,  per andarci, hanno dovuto affrontare incredibili sacrifici. La scuola è destinata ad ampliare gli spazi di libertà di ciascuno di voi e darà, un domani, occasioni non solo di miglioramento delle vostre condizioni economiche ma anche di crescita sociale e civile. Noi di una certa età possiamo dirvi che abbiamo imparato che la curiosità è la molla che spinge alla conoscenza, quindi alla libertà. Essa è il migliore antidoto contro la pigrizia, la vera sorella della schiavitù. E, anche, che la tolleranza è il valore più importante, tra quelli collegabili alla cultura. Dove non c’é tolleranza, non ci può essere vera cultura.»

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