Dalle regionali in poi il centrodestra non si è più visto. Né alle amministrative né alle provinciali. Almeno un centrodestra riconoscibile, coalizione di partiti con tanto di simbolo, un’alleanza di valori, proposte e con un programma per la città e per l’Irpinia.
Non si è vista una coalizione con una voce sola e una posizione comune, alternativa al centrosinistra. Gli incontri tra le forze politiche alla vigilia delle amministrative di Avellino sono una parentesi senza conseguenze, cioè senza convergenza.
I partiti si sono rifugiati nel civismo degli ex sindaci Gianluca Festa e Laura Nargi. Così Fratelli d’Italia è diventata Fratelli di Avellino, Lega e Udc si sono ritrovate in Liberi e Forti, mentre Forza Italia ha scelto la denominazione civica di Forza Avellino.
L’unica eccezione è Ariano: la vittoria di Mario Ferrante sindaco, in quota Forza Italia, è maturata all’interno di uno schieramento di centrodestra trainato però da Azione e Patto Civico. Ma i partiti c’erano e si sono fatti vedere.
Significa che quando il centrodestra è unito è competitivo. Ma è unito solo se i partiti fanno i partiti. Se hanno la forza di esserlo: se hanno un minimo di consenso, se esistono. Perché è la debolezza dei partiti di centrodestra che determina la nullità della coalizione.
Come è accaduto alle elezioni del presidente della Provincia. Forza Italia ha annunciato di tifare per Fausto Picone, candidato di Casa Riformista, sostenuto anche dal Pd locale. Come la Lega. Il centrosinistra si è diviso, il centrodestra si è disintegrato.
E non perché alla Provincia votano sindaci e amministratori e i partiti non c’entrano: alle elezioni di secondo livello è imprescindibile il tramite democratico dei partiti per recuperare in parte il vulnus di rappresentatività e democrazia di un’inconcepibile elezione indiretta. Un’istituzione non può essere non democratica, completamente estranea alla volontà popolare.
Forza Italia il suo candidato lo ha indicato e il sindaco di Volturara è ora consigliere delegato. Forza Italia è il solo partito del centrodestra che negli ultimi anni ha mantenuto un rapporto significativo con gli amministratori locali. Vale qualcosa.
La Lega è commissariata e Fratelli d’Italia è in perenne riorganizzazione, quasi in uno stato politico di impotenza.
Una coalizione di centrodestra non c’è. Non ha torto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi quando osserva che il centrodestra ha scelto “di vivere nelle retrovie”.
Fino alle politiche però c’è tempo. Il tempo per far riapparire partiti che non siano illusioni. Lo si fa superando le ambizioni settarie, pretese personalistiche, ritrosie opportunistiche, millantati consenso e seguito e appartenenza, filiera istituzionale da sogno. Serve invece semplicemente qualcosa di politicamente sensato, di buono e di vero.
Il centrodestra ci prova con un’iniziativa organizzata dal sindaco di Montefredane Aquino e da Francesco Pionati che, venerdì e sabato, hanno riunito un po’ tutto il centrodestra – compreso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’obiettivo è vincere alle politiche. Sul serio.


